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Con ritorni superiori ai govies sviluppati e volatilità gestibile, il segmento si conferma perno del reddito fisso. Ma l’eterogeneità impone una cernita di strategie, valute e gestori. Dai dati FIDA, i maggiori trend e l’elenco dei top perfomer
Il reddito fisso è tornato con forza a ricoprire il suo storico ruolo di diversificatore nei portafogli. Tuttavia, in un mercato che vede la guerra in Medio Oriente e altri fattori di instabilità creare incertezza attorno a tempi intensità dei tagli ai tassi da parte di Fed e BCE, sempre più investitori iniziano a guardare a un segmento del mercato finora passato lontano dai radar: il debito dei Paesi emergenti. Se i dati mostrano un profilo rischio-rendimento interessante, la forte dispersione tra strategie non smette però di rendere necessaria un’ampia dose di selezione per muoversi all’interno di un’asset class che va dai governativi ai corporate bond, fino alle emissioni in valuta forte e a quelle in divisa locale. Ecco perché FocusRisparmio e Finanza Dati Analisi (FIDA) hanno acceso un focus sul settore alla ricerca delle caratteristiche ricorrenti, dei trend di maggior rilievo e dei prodotti più performanti.
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Un’nalisi tra indici innovativi e perimetro circoscritto
Per leggere questo segmento sono stati utilizzati gli indici proprietari FIDA, che sintetizzano l’andamento dei fondi attivi (FIDA Fund Index) e degli exchange traded funds (FIDA ETF Index). Si tratta di metriche costruite come media semplice dei rendimenti giornalieri dei prodotti appartenenti a una medesima categoria e che fanno del net asset value il proprio dato di base. Un punto tutt’altro che secondario, quest’ultimo, perché la grandezza incorpora già i costi correnti del prodotto e restituisce quindi una misura di performance che si avvicina molto al percepito del cliente. In altre parole, non si tratta di benchmark teorici o di indici di mercato costruiti su titoli sottostanti ma di una sintesi dell’esperienza reale dell’offerta disponibile osservata nella sua performance netta di gestione. Nel caso in esame, il perimetro considerato comprende i prodotti che includono i mercati emergenti in senso generale nella politica di gestione: restano quindi esclusi i comparti più specialistici e focalizzati su singoli Paesi, perchè rispondono a logiche differenti e richiederebbero un’analisi autonoma.
L’universo d’osservazione
Sul piano dell’offerta, l’Italia presenta una differenza molto marcata tra gestione collettiva tradizionale e passiva quotata. I fondi obbligazionari dei mercati emergenti autorizzati nel nostro Paese sono infatti circa 200, disponibili in oltre mille share class, mentre gli ETF negoziabili su Borsa si attestano a meno della metà: 46 in totale. Si tratta di numeri che provano come l’asset class sia una componente strutturale dell’architettura del risparmio gestito di tipo attivo, ancorché declinata in molteplici combinazioni di valuta e duration ma anche merito creditizio e approccio. Sebbene paia rilevante in proporzione al numero di ETF quotati su Borsa Italiana, l’offerta di prodotti a replica si mantiene invece più concentrata e tende a presidiare soprattutto i segmenti maggiormente standardizzabili: dal debito sovrano emergente globale alle esposizioni aggregate in valuta forte e con copertura in euro.
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ETF: premio di rendimento e volatilità sotto controllo
Passando al confronto quantitativo, i dati FIDA indicano che il debito EM continua a occupare una posizione intermedia tra l’obbligazionario governativo dei mercati sviluppati e i segmenti a maggior premio per il rischio. Non è dunque un’area difensiva in senso stretto, ma nemmeno può essere considerata una porzione indistinta di rischio estremo. La dispersione dei risultati, anzi, suggerisce l’esatto contrario. La categoria di ETF Euro Hedged registra un rendimento a un anno pari a circa il 7% e a tre anni intorno al 20%, con una volatilità triennale nell’ordine del 6% e un drawdown a tre anni poco inferiore al 6%. Nello stesso orizzonte, gli Euro Corporate si attestano invece attorno al 14% mentre i governativi dell’Eurozona e USA si fermano rispettivamente all’8% e al 3%. Un differenziale che dunque è netto e non appare accompagnato da un incremento sproporzionato della volatilità. Ma lo stesso accade anche tra gli ETF con focus sui titoli di Stato dei Paesi in via di sviluppo, che mostrano un rendimento piuttosto positivo: circa il 3% a un anno, il 15% a tre anni, il 12% a cinque anni e il 25% a dieci anni.
Tra i fondi maggiore articolazione
Sul versante dei fondi, il quadro appare ancora più articolato. L’indice FFI Obbligazionari Euro Hedged Mercati Emergenti segna circa l’8% a un anno e il 22% a tre anni, ad esempio, con volatilità triennale poco superiore al 5%. La componente corporate si colloca invece intorno al 4% e al 15% sugli stessi orizzonti temporali, segnalando che nel periodo osservato il debito societario EM non ha sempre espresso un vantaggio lineare rispetto alle esposizioni più aggregate. Le evidenze più robuste arrivano dalle categorie globali. L’indice FFI Obbligazionari Globali Mercati Emergenti Corporate e Governativi registra infatti circa il 5% a un anno, il 23% a tre anni, il 14% a cinque anni e il 22% a dieci anni ma la componente governativa globale emergente si colloca su valori molto vicini: rispettivamente 4%, 22%, 13% e 21%. Anche la categoria in valute locali presenta numeri interessanti, con ritorni che variano dal 7% al 18%, accompagnati da un drawdown quinquennale relativamente più contenuto rispetto ad altre declinazioni.
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Rendimenti superiori, rischio gestibile ma eterogeneità
Ciò che salta all’occhio di questo universo è dunque la capacità di offrire, su orizzonti almeno triennali, rendimenti sensibilmente superiori a gran parte dell’obbligazionario governativo dei mercati sviluppati. In diversi casi, il confronto risulta favorevole anche rispetto ai comparti corporate investment grade globali o area euro. Un secondo elemento da evidenziare riguarda invece il profilo di rischio: le principali categorie EM considerate mostrano infatti volatilità a tre anni generalmente comprese tra il 5 e il 6%, livelli superiori ai governativi a breve dell’area euro ma non distanti da numerosi segmenti societari delle economie avanzate. Il terzo punto, forse il più importante, è che all’interno dell’etichetta convivono storie molto diverse: le strategie euro hedged, quelle in valuta locale, le esposizioni governative e le miste corporate-governative non producono gli stessi risultati né rispondono ai medesimi driver. Nel complesso, i numeri suggeriscono dunque che il debito emergente non possa essere trattato come una nicchia foriera unicamente di rischi e volatilità: si configura piuttosto come un segmento strutturale del reddito fisso globale che è capace di offrire un premio di rendimento significativo, purché si sappia distinguere con precisione tra valute, coperture, gestori e profili di rischio.
La top ten dei fondi attivi

Fonte: FIDA
Migliori 10 fondi Obbligazionari Mercati Emergenti per perf. 1Y
Fondi autorizzati retail Italia
Dati ed analisi in EUR al 17/03/2026
Dalla classifica emerge innanzitutto la forte presenza di strategie focalizzate sui mercati di frontiera, con fondi come Global Evolution Frontier Markets e Abrdn Frontier Markets Bond ai primi posti: un segnale di come la ricerca di rendimento premi segmenti meno efficienti e più opportunistici. Accanto a questi, si distinguono anche prodotti più core ma comunque gestiti con un approccio flessibile e tale da combinare esposizioni sovrane con posizioni sul mondo corporate: Franklin Templeton e UBS Asset Management ne sono esempi. Altra caratteristica ricorrente è poi l’esposizione alla valuta locale, spesso però accompagnata da share class hedged in euro o franco svizzero a indicare un approccio attento al rischio cambio. Proprio la copertura sulle divise nazionali rappresenta un elemento distintivo, vista la diffusione di classi EUR e CHF hedged tra i prodotti migliori, e testimonia come il contributo alla performance derivi più dalla selezione obbligazionaria che da scommesse valutarie. Sul fronte delle case di gestione dominano grandi player internazionali come la stessa abrdn, Vontobel AM e Pictet, a riprova del valore di piattaforme globali e capacità di analisi sui singoli Paesi. Le strategie restano comunque eterogenee, rafforzando l’idea che non esista un’unica ricetta per l’interpretare l’esposizione ‛emergente’. Ancora marginale, infine, si dimostra il peso delle strategie ESG tra i top performer. Nel complesso, i dati indicano dunque che il rendimento passa sempre più da scelte mirate, gestione attiva e controllo dei rischi anziché da un’esposizione generalista all’asset class.
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La top ten dei fondi passivi

Fonte: FIDA
Migliori 10 Etf Obbligazionari Mercati Emergenti per perf. 1Y
Etf quotati su Borsa Italiana
Dati ed analisi in EUR al 17/03/2026
Anche nel segmento ETF emergono alcune evidenze piuttosto chiare, pur con caratteristiche diverse rispetto ai fondi attivi. In testa alla classifica si trovano prodotti come UBS EM Sovereign UCITS ETF e Xtrackers JPM USD EM Bond, che evidenziano come il debito sovrano in valuta forte resti un pilastro dell’esposizione passiva grazie alla maggiore standardizzazione e liquidità. Accanto a questi, compaiono strumenti con focus su debito corporate e soprattutto su valuta locale, come EM Multi-Factor Local Currency Bond della stessa UBS, segno che anche nel mondo delle soluzioni a replica cresce l’interesse per fonti di rendimento più diversificate. Un elemento ricorrente è anche la forte presenza di share class con copertura valutaria in euro, che conferma la preferenza degli investitori per soluzioni che limitino il rischio cambio. Tuttavia, rispetto ai fondi attivi, qui l’offerta appare più concentrata su esposizioni core e benchmark-driven. Dal punto di vista delle case, il dominio di grandi provider globali conferma come scala e capacità di replica efficiente degli indici restino determinanti. Nel complesso, la fotografia suggerisce che negli ETF il debito emergente venga utilizzato soprattutto come esposizione beta all’asset class, attraverso segmenti liquidi e standardizzati, mentre la generazione di extra rendimento resta più appannaggio della gestione attiva.
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