Itinerari Previdenziali: vale il 48% del PIL. E i rendimenti si confermano positivi. Nel 2025 la previdenza complementare ha raggiunto quota 262 miliardi: “Ampi margini di crescita, anche grazie alle novità normative”
Un patrimonio che ha raggiunto quota 1.081 miliardi, pari al 48% del PIL nazionale, 268 player e rendimenti positivi. Gli investitori istituzionali italiani godono di ottima salute, ma soprattutto vantano un potenziale di crescita ancora in gran parte inespresso soprattutto sul fronte della previdenza complementare. È quanto emerge dal Tredicesimo Report del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato il 9 settembre in Borsa Italiana per tracciare il bilancio del 2025. L’analisi fotografa vent’anni di crescita e il consolidamento del settore, oltre agli effetti positivi che arriveranno dalle novità normative in fatto di adesione automatica e gestione diretta delle rendite.
Al di là del dato complessivo di settore, lo studio evidenzia come nel corso del 2025 gli investitori istituzionali in senso stretto abbiano visto i loro patrimonio aumentare di 19 miliardi (+6%) a quota 334,38 miliardi e raggiungere il 14,8% del prodotto interno lordo tricolore. Di questi, circa l’80% è affidato a gestori professionali. Negli ultimi 20 anni, nonostante abbia attraversato più di una crisi finanziaria, l’ammontare è balzato del 134% dai 142,85 miliardi del 2007. A fare la parte del leone sono proprio le casse di previdenza, con 122,68 miliardi, seguite dai fondi negoziali e da quelli preesistenti (rispettivamente con 81,52 e 71,89 miliardi). Chiudono la classifica le fondazioni di origine bancaria, con 53,1 miliardi e le forme di assistenza sanitaria integrativa (5,19 miliardi). L’altra parte del mercato, quello del welfare privato, non è da meno e ormai rappresenta la fetta più ampia del sistema: il patrimonio totale di compagnie di assicurazione del settore Vita, fondi aperti e PIP è pari infatti a 746,63 miliardi e ha messo a segno un incremento di circa 32 miliardi dai 714,22 di 12 mesi prima. Sommando i due dati, l’ammontare complessivo risulta dunque in aumento di 51,46 miliardi rispetto ai 1.029,54 del 2024 e del 134% se confrontato con i 404,11 del 2007.
Le potenzialità della previdenza complementare
Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
Quanto al futuro, secondo il presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Alberto Brambilla, è soprattutto sul fronte della previdenza complementare che si giocherà la partita della crescita. Il patrimonio del settore ha infatti raggiunto i 262 miliardi di euro circa, ma il rapporto tra fondi pensione e PIL si ferma al 12,1%: una quota modesta rispetto al 50% raggiunto da molti Paesi dell’area Ocse e addirittura misera in confronto con il 150% di Stati come Danimarca e Svizzera o anche Stati Uniti. L’Italia è infatti relegata nella parte medio-bassa della classifica, davanti Spagna e Norvegia. “Il nostro è un mercato già molto interessante ma con alte potenzialità di sviluppo”, ha ha rimarcato durante la presentazione Brambilla, convinto che le nuove norme introdotte dal governo e quelle ancora allo studio potrebbero generare “ulteriori rafforzamenti patrimoniali”.
La prima accelerazione dovrebbe arrivare dall’adesione automatica al secondo pilastroper i dipendenti del settore privato di prima assunzione, scattata il 1° luglio scorso. Ipotizzando un ingresso nel mondo del lavoro a 22 anni, la stima di Itinerari Previdenziali è infatti che si possano registrare circa 350mila adesioni automatiche l’anno per i prossimi cinque e raggiungere così un patrimonio aggiuntivo di oltre 24 miliardi nei primi otto. Altra spinta dovrebbe invece arrivare dalle erogazioni. La nuova possibilità per i fondi pensione di gestire direttamente le rendite dovrebbe ridurre il flusso di riscatti, RITA e le trasformazioni in rendita assicurativa: tutte opzioni che, sul totale del 2025, sono costate 5,1 miliardi. Secondo il report, questo potrebbe tradursi in un patrimonio aggiuntivo di circa 20 miliardi di qui al 2034.
Il consolidamento del settore
Quanto ai player, a fine 2025 gli istituzionali operativi erano 21 in meno rispetto all’anno precedente per un totale di 268: 84 fondazioni di origine bancaria (-1 rispetto al 2024), 20 casse professionali privatizzate, 33 fondi negoziali e 131 fondi preesistenti (-20 sui dodici mesi e -173 negli ultimi dieci anni). A questi si aggiungono casse e fondi di assistenza sanitaria integrativa, che i dati ufficiali del Ministero della Salute del 2022 (ultimi disponibili) quantificano in 324. Un numero elevato, ha detto Brambilla, “tanto più se considerando che i primi 50 comparti rappresentano da soli i due terzi dell’intero settore e che alla sanità privata manca ancora una legge quadro atta a regolamentare in via definitiva un sistema sempre più rilevante per un Paese che invecchia”. Ciononostante, ha ricordato l’esperto, quest’anno è stato fatto un primo importante passo verso una maggiore trasparenza “con l’introduzione dal 2027 dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci per tutte le realtà di settore.
Infine, i rendimenti. Su questo fronte il 2025 è passato in archivio con segno positivo per tutte le principali categorie: +7,5% per le fondazioni di origine bancaria, +5,7% per i fondi aperti, +5,1% per i PIP unit linked, +4,8% per i fondi negoziali e +3,8% per quelli preesistenti, mentre le gestioni separate si sono fermate a +1,5%. Guardando a un orizzonte temporale più coerente con il risparmio previdenziale, Brambilla ha fatto notare come la diversificazione abbia permesso di mantenere un vantaggio nella media a dieci anni su inflazione e media quinquennale del PIL. Il confronto con la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapportoresta invece sostanzialmente in parità, fatta eccezione per i comparti negoziali. “Anche i risultati dell’ultimo triennio mostrano ritorni nettamente positivi e superiori ai benchmark di TFR e carovita, ha precisato l’esperto, “mentre il crollo dei mercati finanziari nel 2022 cpesa ancora sui risultati a cinque anni”.
Il 2026 è partito bene
Inoltre, i primi sei mesi del 2026 confermano l’intonazione positiva: i fondi negoziali hanno reso in media il 3,8%, gli aperti il 4,3% e i nuovi PIP il 5,7% contro lo 0,8% delle gestioni separate di ramo I. A far da traino sono state le linee azionarie: 6,7% nei fondi negoziali, al 6,8% nei fondi aperti e all’8,1% nei PIP di ramo III. Nei comparti bilanciati i risultati sono in media pari rispettivamente al 4%, al 4,4% e al 4,7%. Rendimenti medi intorno all’1% invece per le linee obbligazionarie e garantite. Nello stesso periodo il TFR è salito del 2,3% e l’indice dei prezzi del 2,7%. In crescita anche le Casse privatizzate, il cui patrimonio a metà 2026 è stimato oltre i 132 miliardi, mentre tra le compagnie assicurative i nuovi premi sono aumentati dello 0,6% in scia al +9,4% del ramo III a fronte di una raccolta ancora negativa (-3%) per il ramo I.
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