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Evergreen ed ELTIF stanno ampliando il perimetro degli investimenti alternativi sul continente, con il patrimonio arrivato a quota 213,7 miliardi di euro nel primo semestre 2026. Infrastrutture, private equity e private credit guidano una crescita che si accompagna a un’offerta sempre più ampia
Per anni gli alternativi sono stati soprattutto una questione di accesso: porte strette, capitali pazienti e veicoli costruiti per una platea relativamente circoscritta di investitori. Ora quei confini stanno iniziando ad allargarsi, anche sulla sponda orientale dell’Atlantico. In Europa cresce infatti l’universo rappresentato da evergreen ed ELTIF, strutture pensate per avvicinare il capitale privato a una platea più ampia e che stanno rapidamente aumentando sia per patrimonio che per profondità dell’offerta. Una dinamica ben fotografata nell’analisi realizzata da Novantigo per FocusRisparmio, i cui risultati parlano in modo univoco: a giugno 2026 sono 467 fondi di categoria domiciliati nel Vecchio Continente, per un patrimonio complessivo in crescita del 19% nel semestre e che oscilla tra i 213,7 miliardi di euro complessivi e 193 miliardi dei soli veicoli aperti. Ma la traiettoria racconta anche qualcosa di più.
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Crescita continua
Quello di Novantigo non è soltanto l’ultimo scatto di un mercato in espansione, insomma, perché il report racconta in realtà un cambiamento più profondo. Il patrimonio complessivo dei veicoli monitorati è passato dai 108,2 miliardi di euro del 2024 ai 122,5 miliardi del primo trimestre 2025, per poi salire a 138,3 miliardi nel periodo aprile-giugno e a 155,9 miliardi in quello immedia tamente successivo. Risultato: 179,3 miliardi a fine anno, prima di superare i 199 miliardi a marzo 2026 e arrivare così alla cifra attuale che contraddistingue il giro di boa. Una crescita fattasi sempre più veloce proprio negli ultimi mesi, in quella che può essere interpretata come la risposta degli investitori a un periodo di forte incertezza per le classi di attivo tradizionali. Il caos dei mercati sembra dunque star premiando l’asset class unitamente a logiche industriali che aumentano il focus degli operatori su prodotti a maggiore redditività. Non è infatti un caso che, nell’ambito di questa espansione, a cambiare siano stati anche i pesi relativi delle diverse strategie. A inizio 2026 il private equity rappresentava il principale segmento, con 76,3 miliardi di euro, mentre i 59,9 miliardi di masse collocavano il private debt al secondo posto ma ampiamente davanti agli altri comparti: dalle infrastrutture (31,7 miliardi) ai fondi multi-asset (28,7 miliardi) fino al real estate (13,3 miliardi).
Infrastrutture in prima fila
La composizione degli AUM racconta però, a sua volta, solo una parte della storia. A essere particolarmente significativo è il ritmo con cui stanno crescendo i diversi comparti. Ad aver registrato l’incremento più marcato nel primo semestre del 2026 sono infatti le infrastrutture, con masse in aumento del 43% ri spetto a fine 2025, mentre il private equity è cresciuto del 26%. Sono dinamiche che spostano progressivamente il baricentro del mercato verso segmenti nei quali il capitale privato viene associato a esposizioni di più lungo periodo. Il risultato è un universo nel quale convivono ormai dimensioni molto diverse: da un lato le grandi strategie di investimento, dall’altro comparti più specialistici e soluzioni a elevato grado di diversificazione. Ma la crescita degli evergreen appare diffusa anche nel private credit, nonostante il settore abbia archiviato il semestre ad ‘appena’ il 19%. Dei 93 fondi appartenenti al segmento che Novantigo monitora, più di metà ha infatti registrato un aumento degli AUM e sette sono troppo recenti per permettere di raccogliere dati patrimoniali. Un risultato indice di un mercato ancora in costruzione e che trova conferma anche nel numero di debutti…

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