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Una ricerca di Morningstar mostra che i veicoli di investimento basati sui criteri religiosi stanno prendendo piede. Dalle masse globali ai nuovi lanci, ecco tutti i numeri del comparto e perché potrebbe smettere di essere una nicchia. Ma per il salto definitivo servono educazione finanziaria, differenziazione e trasparenza
Investire senza tradire i propri valori. Per un numero crescente di risparmiatori è questa la vera priorità. Ecco perché quello dei fondi costruiti secondo principi religiosi espliciti, pur rappresentando ancora una nicchia dell’industria del risparmio gestito, è un settore dal forte potenziale di crescita e che sta attirando sempre più attenzione. Una nuova ricerca Morningstar intitolata ‛Faith-Based Investing: Global Landscape’ offre per la prima volta una panoramica globale di questo mercato e delle sue prospettive di sviluppo, mettendone in evidenza i recenti trend insieme alle sfide future e alle potenziali opportunità da cogliere.
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I numeri
Gli investitori sensibili ai valori di una fede orientano le scelte di investimento non soltanto nell’ottica di ottimizzazione dei rendimenti finanziari, ma anche per rispecchiare le proprie convinzioni personali. Oggi l’universo dei fondi faith-based comprende 853 comparti a livello globale, per un patrimonio complessivo che si aggirava intorno ai 169 miliardi di dollari a fine aprile 2026 dopo essere cresciuto costantemente. Morningstar monitora da anni i comparti islamici conformi alla Sharia e nel 2026 ha esteso la classificazione anche alle strategie cattoliche, cristiane ed ebraiche. Questo tag identifica le soluzioni in base al quadro religioso dichiarato nel prospetto e offre tanto ai consulenti quanto agli investitori un filtro per individuare e confrontare.
La lunga corsa dei fondi faith-based
Patrimonio gestito a livello globale per tipologia di fondo

Fonte: Morningstar Direct, dati al 31 marzo 2026
Un’offerta in ampliamento
Storicamente questo mercato è stato caratterizzato da una forte frammentazione e da una assenza di standard uniformi e condivisi, una dinamica riflesso del fatto che anche all’interno della stessa confessione religiosa possono coesistere approcci e interpretazioni anche molto diverse. In ambito cattolico, per esempio, l’interpretazione della dottrina è stata a lungo delegata agli uffici investimenti delle singole diocesi o a istituzioni autonome e questo ha portato a differenze di posizionamento significative soprattutto in settori come l’energia o la salute. Una svolta in tal senso è però arrivata nel 2022 con la pubblicazione del Mensuram Bonam, il documento della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che propone un quadro di riferimento per le allocazioni coerenti con la dottrina sociale della Chiesa. Non stupisce dunque che l’offerta stia continuando ad ampliarsi, non solo in termini di veicoli (fondi o ETF) ma anche a livello di strategie (attive o passive) o asset class (dall’azionario ai multi-asset), con approcci che vanno dalla semplice esclusione alla selezione attiva di società considerate più virtuose fino a filtri tematici. Senza contare che i singoli comparti possono ulteriormente differenziarsi per rigidità dei vincoli, modalità di screening e per il modo in cui i principi religiosi vengono tradotti in criteri di investimento operativi.
Numero di nuovi lanci per religione

Fonte: Morningstar Direct, dati al 31 marzo 2026
Sfide ed opportunità
Insomma, il settore è ancora nelle prime fasi di sviluppo ma lascia intravedere un potenziale significativo. Sarà dunque interessante osservarne l’evoluzione su tre fronti in particolare, tra loro interconnessi. Il primo è la differenziazione, con engagement e impact investing che potrebbero diventare aspetti sempre più importanti per dimostrare il valore aggiunto delle strategie. Centrale sarà anche il concetto di materialità, cioè la capacità di concentrarsi sui temi davvero rilevanti dal punto di vista etico e finanziario. Il secondo è l’educazione finanziaria: per consulenti e investitori, la sfida sarà capire cosa c’è davvero dietro l’etichetta e comprendere come vengono applicati concretamente i principi dichiarati. In tal senso, una reportistica capace di dimostrare risultati tangibili assumerà un ruolo sempre più decisivo. Infine, la trasparenza: la ricerca mostra chiaramente che due veicoli appartenenti alla stessa categoria religiosa possono applicare esclusioni molto diverse, circostanza che impone di chiarire bene i trade-off impliciti in un determinato approccio. In altre parole, i fondi faith-based non sono una categoria omogenea ma un ecosistema ricco e dinamico di approcci differenti. Ed è proprio questa varietà, insieme alla crescente domanda di investimenti coerenti con i propri valori, a rappresentare la principale opportunità di sviluppo per il settore.
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