4 min
Flussi record, crescita degli strumenti attivi e continua innovazione stanno ridisegnando l’industria. Con i replicanti che ampliano il proprio raggio d’azione e conquistano spazi un tempo riservati alle soluzioni tradizionali. Un trend che rende necessario chiedersi se questa struttura sia destinata a imporsi come il nuovo standard
Tra i risparmiatori, l’ETF pare stia emergendo come il veicolo di investimento dominante. Negli Stati Uniti i fondi negoziati in borsa hanno registrato oltre 1.400 miliardi di dollari di flussi netti nel 2025, in netto contrasto con i quasi 700 miliardi di dollari di deflussi netti dai fondi comuni. Un trend che spinge a chiedersi se questa struttura sia destinata a imporsi come il nuovo standard.
📰 Leggi anche “ETF europei, trend e prospettive: cosa aspettarsi nel 2026“
La marea degli ETF sta salendo
Dieci anni fa, a livello globale le masse investite nei fondi aperti liquidi (come gli UCITS europei o i ‘40 Act americani) erano più di sette volte quelle degli ETF. Alla fine del primo trimestre 2026, il rapporto si era ridotto a poco più di due a uno. Di questo passo, vedremo la parità tra meno di dieci anni. Le ragioni del successo sono molteplici: efficienza, bassi costi, facilità di distribuzione. L’ETF ha senz’altro cavalcato la grande rotazione dalla gestione attiva a quella indicizzata, ma l’associazione tra passivi ed ETF ormai non regge più, considerando che il mercato degli ETF attivi si avvicina ai 2.000 miliardi di dollari di masse. Dopotutto, l’ETF non è una strategia, ma un contenitore. E in quel veicolo, oggi, ci viaggia quasi tutto.
ETF attivi: tante nuove soluzioni, ma spesso timide
Gli ETF attivi non sono una novità, in realtà, ma sono semplicemente rimasti confinati a una nicchia per lungo tempo. Il cambio di passo è arrivato negli Stati Uniti nel 2019 con la cosiddetta ‘ETF rule’, che ha facilitato la creazione di nuovi prodotti e ha esteso a tutte le strategie il beneficio fiscale del wrapper ETF. Da allora, molte case americane hanno quotato la versione ETF delle proprie strategie esistenti e la crescita della quota di mercato degli attivi non si è più fermata. Anche l’Europa avanza a velocità sostenuta, ma su un’altra scala. Qui manca il potente incentivo fiscale, e quindi – salvo stravolgimenti normativi – difficilmente vedremo la stessa rapidità di adozione. Ciononostante, il mercato europeo degli ETF attivi ha praticamente triplicato le proprie dimensioni negli ultimi due anni, superando a maggio 2026 la soglia dei 100 miliardi di euro. La quota di mercato resta bassa (meno del 5% del patrimonio totale degli ETF europei), ma il margine di crescita è evidentemente ancora molto ampio. Resta il fatto che non tutte le strategie si adattano ai fondi quotati. Trasparenza, flessibilità, facilità di distribuzione e, spesso, costi contenuti sono i principali vantaggi dell’ETF, ma esistono anche limiti strutturali. Gli ETF dovrebbero mantenere un profilo di liquidità elevato e per questo richiedono strategie liquide e soprattutto scalabili, anche perché, a differenza dei fondi tradizionali, non possono chiudersi a nuove sottoscrizioni quando crescono troppo. E la trasparenza, paradossalmente, è tanto un vantaggio quanto un handicap: gli investitori mostrano una netta preferenza per i comparti che garantiscono visibilità giornaliera sul portafoglio, ma non tutti i gestori sono disposti a mostrare le proprie carte con questa frequenza. Anche per queste ragioni, molte case di gestione hanno adottato processi di investimento più o meno sistematici. Il profilo tipo è abbastanza chiaro: approcci di gestione con un’impronta quantitativa, scostamenti rispetto al benchmark contenuti, e costi generalmente inferiori a quelli dei fondi tradizionali. ETF attivi, sì, ma…

📍Per approfondire vai al Cornerstone ETF
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”