L’ultima ricerca di LFG+Zest individua il principale paradosso del boom: per preservare i rendimenti gli hyperscaler dovranno rallentare il capex, rischiando però di frenare la crescita dei principali beneficiari della corsa all’intelligenza artificiale
La corsa all’intelligenza artificiale non è necessariamente destinata a esaurirsi nel breve termine, ma la sua sostenibilità dipenderà da un equilibrio sempre più delicato. È questa la conclusione della ricerca realizzata da LFG+Zest, secondo cui gli hyperscaler potranno continuare a ottenere ritorni interessanti dai massicci capitali destinati all’IA solo rallentando gradualmente la crescita della spesa in conto capitale. Un passaggio che, tuttavia, rischia di togliere slancio proprio alle aziende più favorite negli ultimi due anni dal boom di investimenti infrastrutturali.
Gli investimenti crescono molto più rapidamente dei ricavi
Lo studio dell’asset manager svizzero ha analizzato 47 società internazionali della filiera, dagli hyperscaler come Alphabet, Meta e Microsoft ai principali fornitori di semiconduttori infrastrutture, evidenziando come il capex aggregato sia passato tra il primo trimestre del 2021 e il primo trimestre del 2026 da 190 a 645 miliardi di dollari. In altre parole, una crescita del 239% e un tasso annuo composto del 27,7%. Non solo, però. Nello stesso periodo i ricavi sono infatti aumentati del 91%, mentre l’Ebitda è cresciuto del 145%. Tutti dati che, per LFG+Zest, testimoniano chiaramente come la capacità produttiva venga costruita molto più rapidamente della domanda oggi visibile.
Alberto Conca, gestore del fondo Zest Quantamental Equity
Un fenomeno che non implica necessariamente investimenti improduttivi, ma che rende cruciale il timing con cui la richiesta sarà in grado di assorbire i nuovi progetti. “La sostenibilità del rally legato dipende da un equilibrio sempre più sottile”, ha sintetizzato il gestore del fondo Zest Quantamental Equity Alberto Conca, sottolineando come anche il rapporto tra fatturato e investimenti mostri un peggioramento nell’efficienza della spesa: in cinque anni è infatti sceso da 8,5 a 4,8 volte.
Oracle guida la corsa, ma il boom resta concentrato
L’accelerazione non riguarda però l’intero settore tecnologico. Secondo lo studio, il fenomeno è infatti fortemente concentrato in un numero limitato di società. Oracle ha aumentato il proprio capex di quasi 17 volte rispetto ai livelli del 2021, mentre realtà come Nvidia o Alphabet mostrano tutte incrementi ben superiori alla media del campione. E il risultato è che la società guidata da Clay Magouyrk e Mike Sicilia, insieme al gruppo degli hyperscaler, rappresenta oggi circa il 30% degli investimenti in conto capitale dell’intero mercato e circa l’80% della loro crescita pur generando soltanto una quota limitata delle vendite e del free cash flow complessivi. Un andamento che si ripropone quando si osservano le prospettive future: nei prossimi 12mesi il capex dei principali operatori dell’IA è atteso in aumento del 31% da LFG+Zest, contro il 12% dell’insieme delle large cap. Escludendo i cinque principali protagonisti dell’intelligenza artificiale, la crescita prevista degli investimenti del resto del mercato si riduce a circa il 4%.
I vincitori del boom potrebbero diventare i più esposti
LFG+Zest sottolinea come proprio i principali beneficiari della spesa in infrastrutture IA abbiano registrato negli ultimi due anni risultati eccezionali. “Le società attive nei semiconduttori nei data center hanno convertito tra il 65% e il 78% di ogni dollaro incrementale di ricavi in utili operativi e sono riusciti a contribuire a circa metà della crescita complessiva degli utili del mercato”, ha spiegato. Dal 2024 questo gruppo di aziende ha inoltre sovraperformato il mercato di circa 174 punti percentuali e tratta oggi con un premio di valutazione pari a circa il 42% rispetto al resto del listino. Secondo Conca, tuttavia, è proprio qui che emerge il principale paradosso del ciclo: “Se gli hyperscaler rallentassero gli investimenti per preservare i propri ritorni sul capitale, ridurrebbero inevitabilmente la domanda e finirebbero per frenare la crescita delle aziende che oggi stanno beneficiando maggiormente della corsa all’IA”.
Per mantenere i ritorni serve rallentare il capex
Il nodo centrale dello studio riguarda infatti la sostenibilità economica degli investimenti. Nel 2025 il rendimento sul capitale investito (ROIC) dei quattro principali hyperscaler si attestava intorno al 42%, ma le stime degli analisti prevedono una graduale discesa verso valori nell’ordine del 30% entro la fine del decennio. Secondo i modelli elaborati da LFG+Zest, mantenere questi livelli di redditività richiede che la crescita del capex rallenti progressivamente. Assumendo tre miliardi di utenti attivi, una quota del 20% di clienti paganti e il 50% dei ricavi trattenuti dagli hyperscaler, basterebbero circa 60 dollari al mese per utente per sostenere i ritorni attesi dal mercato. Se invece gli investimenti continuassero ad aumentare allo stesso ritmo della crescita del cloud, il prezzo necessario salirebbe fino a circa 300 dollari mensili mentre per riportare il ROIC ai livelli record del 2025 sarebbero necessari oltre 900 dollari al mese per ciascun utente pagante.
La ricerca estende infine l’analisi all’intero mercato azionario americano. Secondo LFG+Zest, l’attuale crescita degli utili dell’S&P 500, pari a circa l’11%, riflette un ritorno sul capitale proprio (ROE) vicino ai massimi ciclici. Una normalizzazione del ROE verso i livelli di lungo periodo ridurrebbe la crescita degli utili intorno all’8%, con un valore teorico dell’indice compreso tra 5.920 e 6.601 punti, equivalente a un potenziale ribasso dell’8-20% rispetto allo scenario corrente. A preoccupare non è tanto il livello assoluto delle quotazioni quanto il limitato margine di sicurezza incorporato nei prezzi. L’equity risk premium implicito si colloca infatti vicino ai minimi degli ultimi trent’anni, segnalando che il mercato continua a prezzare uno scenario particolarmente favorevole per l’intelligenza artificiale. Per Conca, il messaggio non è quello di abbandonare il tema IA. “Il ciclo può continuare e può ancora generare valore”, osserva il gestore. La fase attuale richiede però maggiore selettività: oltre al potenziale di crescita, gli investitori dovranno valutare con crescente attenzione la capacità di autofinanziamento, la qualità del free cash flow, la disciplina nell’allocazione del capitale e la sostenibilità dei ritorni.
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