Secondo Vantrimpont (Oddo BHF AM), la recessione è da escludere. Ma con la FED che potrebbe tagliare altre quattro volte da qui a fine anno, servono strategie per sfruttare un allentamento della politica monetaria più rapido delle attese. Tre i pilastri per costruirle
Con il quadro macroeconomico che pare volgere al meglio, l’attenzione degli investitori resta puntata sulla dinamica dei tassi di interesse. E si moltiplicano i dubbi su quanto e per quanto a lungo le banche centrali possano spingersi nell’allentamento monetario. Secondo Philippe Vantrimpont, portfolio manager di Oddo BHF AM, c’è da essere ottimisti: la Federal Reserve taglierà altre quattro volte di qui a fine anno e la Banca centrale europea almeno un’altra. Uno scenario che, al netto della volatilità prodotta da fattori come la geopolitica e le elezioni USA, favorirà strategie di portafoglio improntate su tre pilastri: la rotazione azionaria, la duration obbligazionaria e il carry.
Philippe Vantrimpont, portfolio manager di Oddo BHF AM
Il punto di partenza dell’analisi di Vantrimpont è stato il quadro macro. “Vediamo l’economia globale in rallentamento ma con probabilità di recessione limitate al 30%”, ha spiegato il gestore, sottolineando come i due Paesi più a rischio da questo punto di vista siano gli Stati Uniti e la Cina. Quanto all’Europa, l’esperto ha detto invece di attendersi “un’accelerazione del ritmo di espansione” sulla scia di tre fattori: un mercato del lavoro ancora molto dinamico, contrariamente a quello degli States, un calo dell’inflazione che aumenta il potere di acquisto dei consumatori e i tanti risparmi accumulati dai cittadini durante la pandemia ma non ancora spesi. In ogni caso, la variabile da monitorare per capire quale scenario si configurerà è la politica monetaria: “Il problema delle banche centrali sarà individuare un livello di neutralità dei tassi che permetta di mantenere frenata l’economia senza però affossarla del tutto”, ha detto nello specifico il manager di Oddo. Uno sforzo che dovrebbe però essere alla portata di Fed e BCE, specie perché la previsione della casa è di un carovita nuovamente in linea con il target del 2% già nel 2025. Da qui, l’idea che Jerome Powell possa attuare altri quattro-cinque tagli entro fine anno e Christine Lagarde almeno uno tra oggi e dicembre.
Ma le incognite restano
Eppure, secondo Vantrimpont, alcuni ostacoli sul sentiero dei decisori economici restano. Per la Fed, ad esempio, il grande dilemma riguarda l’esito delle elezioni presidenziali e i suoi effetti su un debito pubblico che dovrebbe arrivare a quota 1.600 miliardi di dollari entro il 2032. “Il programma di Donald Trump prevede spese enormi e quindi alimenta peggiori aspettative sulle finanze americane”, ha spiegato l’esperto, “ma anche le misure proposte da Kamala Harris non sono da meno”. Quanto invece all’Unione Europea, allo spettro della recessione tedesca il gestore aggiunge una nuova minaccia: quella di una crisi fiscale della Francia. Il Paese guidato dal presidente Emmanuel Macron va infatti verso un deficit del 6,4%, il doppio rispetto ai limiti fissati da Bruxelles, e vede il tasso sul proprio decennale stazionare pericolosamente intorno al 3% da oltre un anno. Ne consegue un potenziale shock sistemico, dato che “gli investitori del Vecchio Continente hanno nei loro portafoglio molti più titoli di Stato francesi che bund”.
Fixed income: rotta sul credito. Ma attenzione anche all’equity
Alla luce della prospettiva di una politica accomodante, Vantrimpont ritiene che gli investimenti nel mercato monetario stiano diventando meno attraenti. A maggior ragione se condotti sulla base di tre precise strategie. La prima è la rotazione, da orientare verso azioni di settori più difensivi e che possono beneficiare sia dell’allentamento dei tassi sia delle revisioni al rialzo degli utili: “Immobiliare, edilizia, beni di consumo e utility sono ideali”, ha spiegato il gestore, sottolineando come altre opportunità risiedano nelle small e mid cap del Regno Unito o anche nei titoli dei Paesi emergenti. In secondo luogo, poiché la maggior parte dei tagli dei tassi è già scontata nei bond sovrani, l’esperto ritiene opportuno concentrarsi sul credito e sul premio a rischio più che favorevole a cui si associa. Infine, le strategie di carry possono fornire un reddito stabile e mitigare una parte dei rischi di ribasso. “A nostro avviso”, è la conclusione dell’esperto, “le obbligazioni investment grade offrono oggi migliori prospettive di rendimento rispetto ai titoli di Stato e potrebbero continuare ad avere buone performance anche in un contesto economico negativo”. Anche se pure il segmento high-yield a breve dispone di buffer sufficienti per resistere a un forte aumento dei premi di rischio, perché “continuano a beneficiare di un tasso di insolvenza storicamente”.
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