Per Rob Burrows (M&G Investments), il confronto Trump-Harris non ha dato indicazioni su chi vincerà. Ma il tycoon ha dalla sua il sistema del collegio elettorale. Cash, oro e t-bond gli strumenti su cui fare affidamento nel breve. E occhio al dollaro
Rob Burrows, co-lead manager di M&G (Lux) Global Macro Bond Fund per M&G Investments
Dopo innumerevoli colpi di scena, come la staffetta Biden-Harris per la leadership democratica e la condanna penale ai danni del rivale repubblicano Donald Trump, le presidenziali USA sono finalmente entrate nel vivo. Tanto più che, la scorsa settimana, si è svolto il primo (anche se forse unico) confronto televisivo tra i due pretendenti alla Casa Bianca. Un vero e proprio duello che ha visto i due candidati confrontarsi sui più disparati temi, dallo spettro recessione al contesto geopolitico, e si è concluso con la percezione di un allungo della leader progressista sul tycoon. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Rob Burrows, fund manager di M&G Investments e attento osservatore delle vicende americane, per capire quali scenari si prospettino sia a livello politico che per i mercati finanziari.
Il sondaggio condotto dalla Cnn alla fine della duello si è chiuso con un vantaggio di 63 a 37 per Harris. Quanto però, al di là del percepito, questo risultato può concretamente cambiare le chance di vittoria dei due candidati?
I dibattiti possono avere un grande impatto sulla campagna elettorale, soprattutto se un candidato si comporta eccezionalmente bene o male. Eventi di questo tipo riescono infatti a influenzare la percezione che gli elettori hanno dei leader e potenzialmente a ridurre o ampliare il divario tra loro. In questo caso, la fotografia che i sondaggi post-confronto restituiscono è quella di una Harris in leggero vantaggio ma non si può trascurare quanto gli Stati Uniti restino divisi: intendo dire che le elezioni sono troppo vicine per fare previsioni e Trump risulta tuttora il favorito, soprattutto perché il sistema del collegio elettorale gioca a suo favore. Su questo, l’esperienza del 2016 dovrebbe essere d’esempio: il leader repubblicano ha vinto la presidenza nonostante la sconfitta al voto popolare, con circa 3 milioni di preferenze in meno della Clinton.
Quale impatto sui portafogli degli investitori? E quanto incide l’incognita legata alla composizione del Congresso, dalla quale possono derivare limitazioni non trascurabili alla spazio di manovra del presidente?
Al di là della corsa presidenziale, la composizione del Congresso assume un’importanza strategica. La capacità del prossimo inquilino della Casa Bianca di realizzare i propri piani dipende dal fatto che il suo partito assuma il controllo di una o di entrambe le camere. L’eventualità di un governo diviso potrebbe portare a uno stallo legislativo, mentre un esecutivo unito renderebbe più facile tradurre in pratica la propria linea. Poiché le politiche di entrambi i candidati rischiano di aumentare il deficit, un parlamento spaccato a metà sarebbe il risultato più favorevole per il Tesoro. Pertanto, è importante che gli investitori si concentrino su chi vincerà la corsa e su quale partito controllerà il Campidoglio, in quanto ciò determinerà la direzione dei prossimi quattro anni.
Di certo c’è un aumento della volatilità sul mercato che imporrà un aggiustamento tattico del portafoglio in vista dei prossimi mesi. Quali asset class posso proteggere gli investitori a tal fine?
I Treasury statunitensi, soprattutto quelli con scadenze più brevi, sono tipicamente considerati beni rifugio in periodi di incertezza. E, specialmente ora, possono offrire un rischio minore ma anche fungere da cuscinetto contro la volatilità sull’azionario. Non si può poi trascurare l’oro, che sta continuando a mostrare performance elevate e garantisce una copertura anche dal mercato dei cambi: questo metallo tende infatti a beneficiare delle tensioni geopolitiche ma anche del deprezzamento delle valute e delle preoccupazioni per l’inflazione, tutti fattori che potrebbero entrare in gioco con lo svolgersi delle elezioni e all’aumentare della volatilità. Tuttavia, la cautela è d’obbligo: con la vittoria di Trump nel 2016, ci si aspettava una forte performance del lingotto ma i rendimenti dei due anni successivi sono stati mediocri. In ultimo, pare opportuno virare sulla liquidità o su asset equivalenti: mantenere una parte del portafoglio in cash consente cioè di essere agili e cogliere le occasioni offerte dalle dislocazioni del mercato. In generale, data l’aleatorietà che avvolge il risultato di queste elezioni, sarebbe opportuno posizionarsi in modo difensivo e/o vicino al benchmark per rispondere a eventuali movimenti significativi.
Ha parlato di valute. Come approcciare questo mercato e, in particolare, il dollaro? Cosa aspettarsi dal biglietto verde?
L’incertezza circa l’esito delle elezioni rende difficile una visione direzionale sul dollaro americano e impone di ragionare per ipotesi. Se Trump dovesse tornare in carica, si creerebbe incertezza sui mercati e i timori di nuove guerre commerciali o una posizione più isolazionista deli USA potrebbe rafforzare la divisa nel breve termine. A tendere, però, si assisterebbe comunque a un indebolimento in conseguenza del maggior deficit e di una flessione a livello di investimenti esteri. Altro elemento da considerare in relazione a questo scenario è la potenziale pressione del tycoon sulla Federal Reserve affinché mantenga bassi i tassi d’interesse, circostanza che rischia di generare inflazione e alimentare ulteriori deprezzamenti. Il successo di Harris potrebbe invece innescare politiche economiche solide, anche se non spettacolari, che su base relativa promuoverebbero la stabilità: ipotesi cui si legano un impatto moderato sui rendimenti dei Treasury e un dollaro potenzialmente forte. È comunque importante notare che nessuno dei due sta facendo un tentativo significativo per contenere il livello preoccupante del deficit, problema che non è incalzante ma a un certo punto dovrà essere affrontato insieme alle sue implicazioni sui cambi.
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