Lagarde non dà indizi sul futuro. Giù le stime di crescita e inflazione confermata all’obiettivo nel 2025. Per gli analisti, un intervento a ottobre è molto difficile
Come atteso, la Banca centrale europea ha tagliato i tassi d’interesse dell’Eurozona dello 0,25% ma non ha fornito indizi sul futuro. Il rate sui depositi scende così al 3,50% mentre, a causa dell’aggiustamento tecnico dovuto al nuovo quadro operativo, quello sui rifinanziamenti principali cala al 3,65% dal 4,25% e quello sui prestiti marginali al 3,90% dal 4,50%. Quanto alle prossime mosse, il board dell’Eurotower si è lasciato le mani libere e ha ribadito l’approccio data dependent. “Non ci impegniamo verso alcun percorso”, ha scandito la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa. I gestori restano dunque dell’opinione che l’istituto centrale procederà con sforbiciate a cadenza trimestrale, a meno di terribili sorprese sul fronte della crescita.
Giù le stime del PIL, inflazione confermata al 2% nel 2025
Questo anche alla luce delle nuove stime pubblicate dallo staff della BCE, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita e confermato quelle sull’inflazione. Secondo i tecnici di Francoforte, il carovita si attesterà al 2,5% nel 2024 per poi scendere al 2,2% e all’1,9% nei due anni seguenti. I prezzi dovrebbero però “tornare ad aumentare nell’ultima parte di quest’anno”, anche perché “i precedenti bruschi ribassi dell’energia non incideranno più sui tassi calcolati sui dodici mesi”. Poi un’altra diminuzione “fino a raggiungere il target nella seconda metà del prossimo anno”. Diverso il discorso per il carovita core, le cui stime per il 2024 e il 2025 sono state invece riviste lievemente al rialzo in scia ai rincari dei servizi: l’indice dovrebbe infatti attestarsi rispettivamente al 2,9% e al 2,3%, per poi scendere al 2% nel 2026. Quanto invece al PIL, viene ora previsto che si espanderà dello 0,8% (da 0,9%) nel 2024, dell’1,3% (da 1,4%) nel 2025 e dell’1,5% (da 1,6%) nel 2026 “per effetto del minore contributo della domanda interna nei prossimi trimestri”. Le condizioni di finanziamento “rimangono restrittive e l’attività economica resta contenuta”, sottolineano gli economisti della BCE.
La view dei gestori
Per Des Lawrence, senior investment strategist di State Street Global Advisors, i recenti rincari dei servizi sollevano un dilemma per la BCE anche al netto del recente calo subito dall’inflazione headline. La banca centrale, spiega, deve infatti allo stesso tempo “evitare di fare promesse eccessive sulla moderazione della politica monetaria e rispondere alle legittime preoccupazioni per un rallentamento dell’attività che sta acquisendo ritmo e ampiezza”. L’esperto è però ottimista: “L’inflazione del terziario si attenuerà, aprendo così la strada a ulteriori tagli dei tassi nei prossimi mesi”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Anche Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, evidenzia come le pressioni inflazionistiche siano rimaste consistenti soprattutto nel comparto dei servizi. Dal punto di vista dello specialista, è quindi ormai chiaro quanto il consiglio direttivo stia seguendo un approccio data dependent e che “Lagarde dovrà valutare la risposta dell’inflazione alla mossa di oggi prima di considerare ulteriori tagli”. Per questo, avverte Flax, “una nuova riduzione in ottobre appare tutt’altro che scontata”.
Felix Feather, economista di abrdn
Felix Feather, economista di abrdn, fa invece notare come il comunicato stampa finale dell’Eurotower si sia concentrato soprattutto sulle prospettive dei prezzi e abbia menzionando solo di sfuggita il continuo rallentamento della crescita. Una circostanza che, a suo avviso, testimonia la cautela dei policymaker: “Ci aspettiamo che la BCE si muova lentamente per normalizzare la politica, a meno che non si verifichi un rapido deterioramento delle prospettive di espansione dell’economia”.
Dello stesso parere si dimostra anche Gurpreet Garewal, macro strategist Global Fixed Income di Goldman Sachs Asset Management, che ritiene molto difficile un intervento ravvicinato. “Con i pochi dati economici attesi per il meeting di ottobre”, spiega, “non prevediamo un altro taglio prima di dicembre a meno che non si verifichi un significativo deterioramento della crescita a livello regionale o globale”. Guardando al futuro, l’esperta crede però che un ciclo di allentamento più rapido verso un tasso terminale inferiore potrebbe verificarsi prima di quanto suggeriscano le attuali quotazioni di mercato. “L’estate ha stimolato l’attività e l’inflazione nel settore dei servizi ma si prevede che entrambe si raffreddino al cambio di stagione”, osserva. Precisando che il rallentamento della crescita dei salari può frenare i prezzi del terziario e stimolare un’accelerazione della BCE nel 2025.
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, punta l’attenzione sul fatto che anche la FED taglierà i tassi di 25 punti base la prossima settimana. Ma avverte che le azioni delle due banche centrali in futuro potrebbero non essere così sincronizzate. “Se si sommano l’inflazione scesa più dei salari e la fiducia dei consumatori ferma alla crescita economica debole e a una politica fiscale orientata all’austerity”, osserva,“ emerge che la BCE deve affrontare un delicato equilibrio”. In sostanza, dal suo punto di vista, il rischi per l’Eurotower è quello di dover “optare per un approccio più cauto rispetto alla cugina americana, con uno o due tagli ravvicinati seguiti da una pausa”.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Secondo Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, solo il flusso di dati dei prossimi mesi deciderà la velocità con cui Lagarde eliminerà ulteriori restrizioni e questo per il semplice fatto che l’inflazione appiccicosa favorisce una politica monetaria restrittiva. “Prevediamo che la BCE continuerà a ridurre i tassi nelle riunioni caratterizzate dalle proiezioni dello staff dell’Eurosistema”, afferma quindi l’esperto, che precisa di attendersi il primo taglio a dicembre.
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Secondo le stime di Bain & Company, il mercato AI potrebbe raggiungere quota 6mila miliardi l’anno entro il 2031. Ma i prodotti esistenti possono generare fino a 1.800 miliardi. Per sostenere gli investimenti servono quindi nuove fonti di valore. Le aree più promettenti
A settembre i prezzi hanno accelerato ancora al 3,8%, mentre il dato core si è fermato al 2,5%. Per i gestori, il quadro è troppo complesso e Lagarde interverrà ancora, ma non subito
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Il sell-off generalizzato sui bond colpisce anche i titoli italiani. Per gli asset manager, non c’è nessun allarme sulle prospettive fiscali del Paese, ma resta il nodo del costo del debito. Le scadenze da privilegiare
La società vede nel boom delle emissioni degli hyperscaler un possibile cambio di paradigma per il reddito fisso: mentre le aziende tech finanziano investimenti destinati a generare ricavi, i governi affrontano fabbisogni crescenti legati soprattutto alla spesa corrente
Ad agosto l’indice più osservato dal Fomc si è attestato al 3,4%, contro il 3,7% atteso. Bene anche il Pil del secondo trimestre e il mercato del lavoro. Calano le scommesse di un ritocco ad ottobre, ma per i gestori una stretta entro fine anno è quasi certa
Il nuovo report di BCG mostra che nei primi otto mesi il valore del mercato a livello mondiale è aumentato del 15%. Il nostro Paese si ferma a 39,9 miliardi di dollari. TLC, banche e sanità i settori più attivi. Private equity protagonista
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio