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Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
Il primo turno delle presidenziali brasiliane si è chiuso ribaltando i sondaggi della vigilia che davano un testa a testa tra i due favoriti. Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale, ha infatti chiuso primo con il 47% dei voti, mentre il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva si è fermato al 45%. Nessuno dei due candidati ha superato la maggioranza assoluta e l’attenzione si è spostata sul ballottaggio del 25 ottobre, ma è innegabile che il quadro politico verdeoro si è ormai spostato nettamente a destra anche sul fronte del Congresso e degli Stati. I mercati, intanto, hanno già preso posizione e danno il figlio dell’ex presidente ora in carcere per tentato golpe come favorito e si attendono una reazione positiva degli asset locali, in particolare del real e dei tassi di interesse. Per i gestori, però, la partita vera resta quella della sostenibilità dei conti pubblici, da sempre punto debole del Paese, e i riflettori sono quindi tutti sulla credibilità delle misure fiscali che verranno annunciate nelle prossime tre settimane.
Un ballottaggio all’ultimo voto
Per il ballottaggio, il 45enne Bolsonaro dovrà conquistare i voti degli undici sfidanti eliminati al primo turno, praticamente tutti di destra o centrodestra: un passaggio quasi scontato, secondo gli osservatori. L’ottantenne Lula, che finora non ha mai perso un’elezione, ha invece dichiarato di puntare sugli astenuti, oltre 33 milioni pari al 21,08% degli aventi diritto, per ottenere il suo quarto mandato. Quest’ultimo propone una linea di continuità con gli ultimi quattro anni: un ruolo centrale dello Stato nell’economia e un ampliamento dei progetti sociali, con una politica estera multipolare, anche se le tensioni commerciali hanno raffreddato i rapporti con gli Usa. Bolsonaro jr si ispira invece all’argentino Javier Milei: spazio all’impresa privata, forti tagli alla spesa, meno tasse e meno burocrazia, pene più dure per i criminali e un allineamento in politica estera al fronte guidato da Donald Trump, da cui ha già ricevuto l’endorsement.
Mercati soddisfatti. Per ora
Per Graham Stock, senior sovereign strategist di Rbc Bluebay, Bolsonaro è chiaramente favorito e dovrebbe intercettare i voti di scambio dei candidati esclusi con una proporzione di circa 70 a 30. Per Lula la strada è invece in salita: “Trattandosi di un presidente uscente in età avanzata, che sembra aver già speso ogni possibile promessa elettorale, è difficile immaginare che possa tirare fuori qualcosa di nuovo”, osserva. Inoltre, fa notare, il PL ha riportato anche ottimi risultati nelle competizioni congressuali e statali, “sebbene sia poco probabile che il Congresso adotti una linea conservatrice”. Per Stock è più probabile che Bolsonaro si concentri sul ridimensionamento della Corte Suprema e sulla scarcerazione del padre. Nel complesso, rimarca, “i mercati locali in particolare dovrebbero mostrare una performance molto positiva sulla scia di questo risultato del primo turno”.
Lula non è ancora fuorigioco
Viktor Szabó, investment director – fixed income di Aberdeen Investments, avverte che la partita è tutt’altro che chiusa. “Lula non ha mai perso un’elezione presidenziale e può ancora beneficiare del vantaggio derivante dalla carica ricoperta, dell’aumento dei trasferimenti del programma Bolsa Família e della proposta di riduzione della settimana lavorativa attualmente all’esame del Senato”, spiega. Ricordando che, però, per i mercati la questione centrale resta la situazione dei conti pubblici brasiliani. “Gli impegni di spesa di Lula sono già ben noti; Bolsonaro deve ora dimostrare che le aspettative dei mercati riguardo a saldi primari più solidi e a una riforma fiscale poggiano su proposte credibili”, sottolinea. In questo senso, per Szabó, le promesse e gli impegni che i due candidati assumeranno nelle prossime tre settimane avranno quindi un peso maggiore rispetto allo slancio politico di facciata.
Occhi sulla politica fiscale
Sulla stessa lunghezza d’onda Chris Kushlis, EM macro strategist di T. Rowe Price, che ribadisce come la questione principale per gli investitori sia se il prossimo governo, indipendentemente dal colore, riuscirà a riportare le finanze pubbliche brasiliane su un percorso più sostenibile. Secondo l’esperto, i mercati vedono una chiara differenza tra i due candidati: “Ci si aspetta che Bolsonaro favorisca un aggiustamento fiscale più rapido e anticipato, con una maggiore enfasi sul contenimento della spesa, mentre vi è maggiore incertezza sulla rapidità con cui Lula potrebbe intervenire”, argomenta. Precisando come questo spieghi la reazione degli asset verdeoro al verdetto delle urne. Tuttavia Kushlis invita alla cautela: a suo parere, infatti, nessuno dei due avrà mano libera, perché ogni intervento significativo dovrà passare dal Congresso, che ha mostrato indipendenza nel difendere i propri interessi. Persino un Parlamento più vicino a Bolsonaro non garantirebbe automaticamente un risultato fiscale migliore. “Entrambi i candidati hanno inoltre ragioni per cercare di creare maggiori margini di manovra fiscale: Lula per rendere più sostenibile la spesa sociale nel medio termine e Bolsonaro per creare spazio per possibili riduzioni delle imposte”, aggiunge.
Nessuna svolta all’orizzonte
L’esito più realistico, secondo lo strategist, è quindi più un rallentamento dell’accumulo di debito che un’inversione di tendenza. Le differenze più nette, prosegue, potrebbero invece emergere sul contesto imprenditoriale e regolatorio: più deregolamentazione e meno peso delle imprese statali con Bolsonaro, “con potenziali effetti positivi sul potenziale di crescita del Brasile nel lungo periodo”, e un ruolo più attivo di Stato e istituzioni con Lula. “In definitiva, la questione non è semplicemente chi vincerà il 25 ottobre, ma se il prossimo governo sarà in grado di realizzare un credibile aggiustamento fiscale. Ciò avrà importanti implicazioni sulla possibilità di un’ulteriore riduzione dei tassi e sulle prospettive dell’economia e degli asset del Paese”, conclude quindi Kushlis.
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