Oro, i gestori vedono rosa. Ecco perché
Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
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I venti contrari che soffiano dagli USA e la difficoltà incontrate dagli asset manager nell’aderire alle etichette normative elaborate da Bruxelles sembrano aver frenato lo sviluppo della finanza ESG negli ultimi anni. Eppure, complice anche la possibilità di cavalcare fenomeni secolari come la transizione energetica, il mondo degli investimenti ESG non ha smesso di esercitare il suo fascino sugli operatori del settore. Lo confermano dati come il picco storico toccato dal valore globale degli asset sostenibili a fine 2024, pari a 3.600 miliardi di dollari secondo Morningstar, o anche la continua espansione del mercato relativo ai GSS bond. Ecco perché FocusRisparmio ha deciso di analizzare i prodotti classificati Articolo 9 ai sensi della Sfdr nell’intento di capire se ci siano nuove tendenze dominanti e quali i fondi garantiscano le migliori performance.
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A circoscrivere l’universo di osservazione è stata Fida, società di ricerca specializzata nel risparmio gestito, il cui database comprende fondi ed ETF con una caratteristica distintiva: la disponibilità del portafoglio titoli. Su un totale di circa 84mila fondi analizzati dal gruppo, le strategie classificate come Articolo 9 risultano essere 4.677, quindi poco più del 5,6% rispetto all’universo complessivo. Una quota piuttosto esigua e che dimostra come la finanza sostenibile, pur rappresentando un movimento che si dichiara universale nella pratica rimane ancora appannaggio di una minoranza dell’industria.
Se la tassonomia SFDR definisce la cornice normativa, è nel portafoglio che si disegna la vera mappa del green capital. E il profilo settoriale dei fondi Art. 9, da questo punto di vista, rivela un equilibrio tutt’altro che casuale: una gerarchia di priorità che racconta dove, oggi, la finanza intravede le frontiere della sostenibilità. La prima evidenza è la netta supremazia dei temi ambientali, che rappresentano il baricentro dell’intero universo dark green. Il macro-cluster ‛Ecologia e ambiente’ coinvolge infatti da solo oltre 700 fondi, pari al 16% del campione, e si distingue come vettore principale dell’impegno ESG. In questa categoria rientrano strategie dedicate alla decarbonizzazione, all’economia circolare, alla gestione delle risorse idriche e al trattamento dei rifiuti: tutti segmenti dove l’impatto ambientale è quantificabile e comunicabile, condizione essenziale per la rendicontazione. Seguono le energie e utility (200 fondi), area che include produttori e distributori di rinnovabili ma anche player infrastrutturali coinvolti nella transizione energetica. È il comparto più ibrido, dove si incontrano la sostenibilità industriale e la dimensione di public good. Le risorse naturali (circa 120) completano il trittico ambientale, incarnando la logica dell’uso efficiente della biodiversità. A questi tre gruppi si aggiungono poco più di 100 prodotti focalizzati sui servizi sanitari, spesso in ottica di accesso e innovazione medicale, e circa 80 sull’informatica, dove la sostenibilità si declina come digitalizzazione verde o data efficiency. Non irrilevante la presenza di una cinquantina di strategie infrastrutturali, segno che la finanza etica ha iniziato a orientarsi anche verso il real asset investing con finalità ESG.
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Gli altri macrosettori, come industria o l’immobiliare, restano in secondo piano ma rappresentano la frontiera di un prossimo passo: quello della cosiddetta ‛sostenibilità diffusa’, dove anche i comparti tradizionalmente brown tentano un repositioning sotto l’ombrello ESG. Il dato più interessante resta però la numerosità delle politiche classificabili come Settori multipli, dove si contano quasi 2mila veicoli: qui confluisce la gran parte dei fondi generalisti, che integrano più filoni tematici in un approccio olistico alla transizione. Un approccio che, di fatto, rappresenta la nuova normalità dell’Art. 9: la sostenibilità non come nicchia tematica ma come criterio di allocazione sistemica.
Tra i temi specifici, spiccano in primis le energie alternative: il segmento conta infatti quasi 200 fondi dedicati, staccando a lunga distanza l’acqua (oltre 100) e l’accoppiata biotecnologie-cybersecurity (poco più di dieci). Va però sottolineato che proprio queste ultime, pur marginali in termini quantitativi, rappresentano una delle frontier asset class più promettenti: l’integrità digitale come nuova dimensione della sostenibilità. Comparti più tradizionali come il bancario o i materiali appaiono invece solo in modo episodico, a riprova di come la finanza sostenibile continui a privilegiare i settori dove il nesso tra attività economica e beneficio ambientale è diretto e più facilmente attuabile e comunicabile. Tuttavia, l’emergere di fondi incentrati sulle tematiche dell’intelligenza artificiale suggerisce una graduale ibridazione fra sostenibilità e innovazione tecnologica. Un segnale, questo, che l’Articolo 9 si sta muovendo in modo strutturale verso un modello di tech-enabled sustainability in cui il valore ESG non è più soltanto etico ma produttivo e competitivo.
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A oggi la fotografia settoriale dei fondi Art. 9 mostra un universo coerente con l’immaginabile, ma forse non pienamente maturo: fortemente concentrato sull’ambientale, globalizzato nella logica di investimento e ancora carente nella dimensione sociale. Ma, soprattutto, evidenzia un aspetto dirimente: la sostenibilità non è più un’etichetta tematica, bensì una asset class trasversale che permea tanto le scelte industriali quanto le capitalizzazioni e i modelli di business.
Nel ranking dei migliori dieci fondi Articolo 9 per performance da inizio anno spiccano soprattutto i prodotti focalizzati su energia e tecnologia, con una netta prevalenza di asset manager statunitensi e globali. In cima alla classifica svetta SISF Global Energy Transition di Schroders, che guida il gruppo con un rendimento YTD del 36,1%, seguito da un altro fondo della stessa casa che è cresciuto del 33%: SISF Global Alternative Energy. Sul podio si colloca anche il BGF Sustainable Energy di BlackRock, con un +27,8% da inizio anno e risultati solidi anche su tre anni (+39%).

Migliori dieci fondi performance YTD tra gli art. 9 e autorizzati in Italia con FIDArating ESG di 5. Fonte: FIDAWorkstation
A seguire si distinguono veicoli settoriali come il Pictet-Biotech-HR, concentrato sul comparto farmaceutico, e il Carmignac Tech Solutions, che punta sulle società tecnologiche globali. L’analisi complessiva non manca di rivelare neppure alcune tendenze di fondo: dalla forte presenza di gestori internazionali o globali (Schroders, BlackRock, Invesco, Janus Henderson, Carmignac, Robeco) al dominio delle strategie azionarie globali o tematiche. Pur con livelli di volatilità non trascurabili, le performance mettono in luce la capacità dei fondi ESG di intercettare i megatrend strutturali che guidano la transizione economica.
📍Per approfondire vai al Cornerstone ESG
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