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Tra riscatti per 55 miliardi e lanci di nuovi fondi ai minimi, la retorica del tycoon non fa sconti agli investimenti sostenibili. E neanche l’industria europea sembra immune. Dal cambio di nome alla caduta di alcuni tabù su settori controversi, ecco come si stanno muovendo i gestori
L’investimento sostenibile sta perdendo appeal. Sia qui in Europa, sia a livello globale: lo dicono i dati sui flussi e sullo sviluppo prodotti. L’inverno dell’ESG è iniziato nel 2022, ma la primavera tarda ad arrivare. Oggi il mercato deve affrontare tre sfide principali. Le performance delle strategie green hanno innanzitutto risentito negli ultimi tre anni di rotazioni di stile e settoriali e di esclusioni che hanno prodotto effetti indesiderati. In seconda battuta, il nuovo clima politico ha spinto molte aziende a rivedere il modo in cui integrano i criteri di sostenibilità. In tal senso, è emblematico il continuo calo del numero dei firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI). Terzo: la normativa, in continua evoluzione, crea attriti che non aiutano né gli operatori né gli investitori finali. Vediamo come sta rispondendo l’industria, come si stanno adattando le SGR internazionali e come sta evolvendo il panorama dei prodotti di risparmio gestito.
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I dati globali
I fondi sostenibili, definiti come i prodotti che dichiarano nel proprio prospetto di concentrarsi su sostenibilità o politiche di impatto o ancora su fattori ESG, continuano a registrare deflussi netti a livello globale. Nel terzo trimestre del 2025 Morningstar conta oltre 55 miliardi di dollari di riscatti, un’inversione di rotta rispetto ai dati positivi del secondo trimestre. E se l’impatto maggiore a livello geografico viene proprio dall’Europa, che resta il mercato dominante con l’85% degli asset e il 75% delle strategie dedicate, è negli Stati Uniti che si registrano i dati più allarmanti: lì le strategie green subiscono deflussi netti per il dodicesimo trimestre consecutivo. Una tendenza le cui cause risiedono almeno in parte nell’opposizione dell’amministrazione Trump verso le iniziative legate al cambiamento climatico e agli investimenti etici, che hanno spinto molte società di gestione a ridimensionare il proprio impegno e adottare un approccio molto più cauto. Ma non si tratta solo di capitali che defluiscono, perché anche l’attività di sviluppo prodotti ha avuto una brusca frenata o addirittura una vera e propria battuta d’arresto. Dopo anni di crescita, il numero di nuovi fondi sostenibili tocca i minimi degli ultimi tre anni e rallenta ovunque. In Europa, i lanci nel terzo trimestre erano meno della metà di quelli registrati nel secondo. E il numero di fusioni e liquidazioni nel periodo è stato quasi cinque volte superiore.
L’Europa
L’ESG appare quindi in ritirata anche nel Vecchio Continente. Le due categorie di prodotti previsti dalla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), cioè Articolo 8 e Articolo 9, ultimamente faticano a
tenere il ritmo del resto dell’industria. I secondi hanno addirittura registrato deflussi netti per l’ottavo trimestre consecutivo nel periodo
che precede settembre 2025. Ormai da diversi mesi le strategie ‘green’
stanno perdendo terreno, sottoperformando i tassi di crescita registrati
da veicoli Articolo 6. A fine settembre 2025, tuttavia…

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