Italiani ancora troppo liquidi e troppo poco esposti agli asset di rischio. Incentivi, gestione professionale ed educazione finanziaria per superare il blocco

Trasformare le doti in talenti
È indubbio che gli italiani siano un popolo con una consolidata capacità di risparmio. Una dote che però rischia di appassire se non viene coltivata perché si trasformi in talento. Con circa 1.600 miliardi di euro detenuti in liquidità ed esigenze sempre più complesse, sia a livello individuale che collettivo, mettere a frutto i capitali diventa una necessità, oltre che un’opportunità.
È questo lo spunto da cui nasce il titolo deciso dal Consiglio Direttivo di Assogestioni per l’edizione 2026 del Salone del Risparmio, in programma dal 5 al 7 maggio presso l’Allianz MiCo di Milano. ‘Risparmio in movimento. Attivare la liquidità, accelerare la crescita’ è una scelta che, spiega Maria Luisa Gota, presidente dell’Associazione, richiama “una sfida cruciale per l’Italia, che si inserisce pienamente nel disegno europeo della Savings and Investments Union: attivare la liquidità significa rafforzare il
mercato dei capitali, canalizzare i risparmi verso l’economia reale e contribuire alla costruzione di un’Unione più competitiva, stabile e vicina ai risparmiatori”.
Il bisogno dei risparmiatori di costruire un futuro finanziario solido attraverso la pianificazione patrimoniale deve dunque allinearsi alla necessità di stimolo alla crescita dell’economia nazionale e continentale chiamate a competere sullo scenario globale. In questo numero di FocusRisparmio la prospettiva individuale e quella collettiva sono indagate nella loro singolarità, ma soprattutto nella ricerca di un allineamento d’interessi imprescindibile per raggiungere risultati che vadano oltre la mera protezione del capitale.
Si parte da un confronto tra approccio italiano e statunitense all’investimento con la comparazione fra i dati Assogestioni e quelli dell’Investment Company Institute che abbiamo raggiunto per comprendere più a fondo portata e scala della sotto-allocazione
strutturale dei risparmiatori italiani all’azionario. Un tema che ritorna nello speciale dedicato al XXI Forum del Private Banking organizzato da AIPB in cui la catena del valore del gestito è intervenuta per esplorare le possibilità della Savings and Investments Union, lanciando una serie di proposte per ‘attivare la liquidità e rilanciare la crescita’.
Gestione professionale e consulenza evoluta, insieme a una più concreta volontà politica, avranno un ruolo cruciale nel raggiungimento di questi obiettivi, come indicato dall’aggiornamento al sesto Rapporto Assogestioni-Censis commentato in questo numero. I risultati dell’indagine chiariscono, infatti, un punto essenziale sull’educazione
finanziaria, la cui finalità per i risparmiatori deve essere quella di instaurare un dialogo più informato con i professionisti della gestione, evitando l’improvvisazione.
Di strada da fare ne resta certamente molta ma le basi ci sono e non mancano di solidità. Lo stesso vale per la finanza sostenibile a cui è dedicato il dossier di questo numero. La base, qui, è rappresentata dagli investitori istituzionali italiani ed europei, ormai pienamente ingaggiati e con nessuna intenzione di fare marcia indietro. A raggiungerli saranno nei prossimi anni certamente i nuovi risparmiatori. I giovani, infatti, come dimostrato dalle ricerche presentate dal Forum per la finanza sostenibile nel corso delle Settimane SRI, credono nell’ESG. Compito dell’industria fare in modo che credano anche che la grande dote del risparmio si possa trasformare presto in talento.
Davide Mosca
