Il Chief economists outlook dell’istituto: in stallo le decisioni d’investimento delle imprese, più rischi recessione. Su i timori per il debito, la Fed diventerà più espansiva
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Le prospettive di crescita si sono deteriorate da inizio anno e l’impatto delle dispute commerciali innescate da Donald Trump non sarà temporaneo ma strutturale. Il responso arriva dalWorld Economic Forum, che a un settimana dall’ultima sparata del tycoon contro l’Unione Europea prospetta un quadro preoccupante per l’economia globale nel suo ‘Chief economists outlook’. Secondo i capi economisti intervistati dall’istituto con sede a Ginevra, l’ascesa del nazionalismo e la volatilità dei dazi hanno fatto aumentare l’incertezza e rischiano di “mandare in stallo le decisioni d’investimento”. Uno scenario le cui conseguenze saranno pagate prima di tutto dagli stessi Stati Uniti, mentre l’Asia se la caverà e per l’UE domina un “cauto ottimismo”.
Impatto globale durevole: salgono i rischi di recessione
Saadia Zahidi., direttore generale del World Economic Forum
Secondo la maggioranza degli intervistati, le politiche di Trump avranno un “impatto globale durevole”. Per il 79%, gli attuali sviluppi geoeconomici sono infatti segnali di un cambiamento strutturale significativo dell’economia mondiale piuttosto che di una semplice interruzione temporanea. Inoltre, quasi nove su dieci (87%) si attendono ritardi nelle decisioni strategiche d’investimento e maggiori rischi di recessione.“I responsabili politici e i leader aziendali devono rispondere all’aumento dell’incertezza e delle tensioni commerciali con maggiore coordinamento”, ha sottolineato il direttore generale del WEF Saadia Zahidi, che ha ribadito l’importanza di avere agilità strategica e fare investimenti nel potenziale di crescita di tecnologie trasformative”.
Male gli USA, cauto ottimismo sull’Europa
Questi passaggi, secondo Zahidi, sono fondamentali per “affrontare i venti contrari dell’economia attuale e garantire crescita nel lungo periodo”. L’incertezza globale è infatti ritenuta eccezionalmente elevata dal ben l’82% dei chief economist. Sebbene una stretta maggioranza (56%) si aspetti un miglioramento delle condizioni nel prossimo anno, le preoccupazioni dunque restano. Quasi tutto il campione (97%) indicano la politica commerciale come una delle aree di maggiore incertezza, seguita dalla quella monetaria (49%) e dalle misure fiscali (35%). Un’incertezza che gli esperti si aspettano peserà su importanti indicatori economici, tra cui i volumi di scambi (70%) e la crescita del pil(68%) ma anche gli investimenti diretti esteri (62%). Dal report emerge poi che l’impatto delle politiche dell’amministrazione USA sulla traiettoria crescita sarà duplice: “Prospettive deboli per il Nord America, resilienza nella regione Asia-Pacifico e cauto ottimismo in Europa”.
Un’altra preoccupazione crescente riguarda la sostenibilità del debito. Tanto che tale rischio viene citato dal 74% degli intervistati, sia per le economie avanzate sia per quelle emergenti. Un’ampia maggioranza (86%) si aspetta inoltre un aumento delle passività dei governi in scia all’incremento delle spese per la difesa, che potrebbe portare anche a una riduzione degli investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. Infine, nonostante le dinamiche inflazionistiche negli USA abbiano reso più complesse le decisioni di politica monetaria, metà dei rispondenti dice di attendersi una sterzata verso “una politica monetaria più espansiva da parte della Federal Reserve”.
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