Gli investitori temono soprattutto un’escalation con la Cina, ma preoccupa anche l’esito dei negoziati con gli altri Paesi. Ecco cosa potrebbe volere Trump e come muoversi
Mentre gli investitori tirano il fiato dopo cinque giorni di caos totale, già ci si interroga sulla strategia di Donald Trump e sull’evoluzione del muro contro muro tra Stati Uniti e Cina. Mentre infatti l’Unione Europea ha risposto alla tregua sui dazi decisa dalla Casa Bianca con un’uguale pausa di 90 giorni delle tariffe sui beni a stelle e strisce, la tensione sulla tratta Washington Pechino resta altissima. E il timore di molti osservatori è che si possa passare da una possibile guerra commerciale totale a uno scontro diretto tra i due nemici di vecchia data. Con le possibilità di assistere a una nuova escalation che sembrano essere uguali a quelle di una de-escalation. Non solo. Pausa a parte, le intenzioni del presidente USA non sono chiare neppure nei confronti degli altri Paesi, e l’esito dei negoziati appare tutto in salita.
Tiffany Wilding, north american economist di Pimco
“La pausa di 90 giorni dà un po’ di tempo per la de-escalation e la negoziazione, ma la direzione generale rimane chiara: è probabile che i dazi più elevati siano destinati a rimanere”, afferma Tiffany Wilding, economista di Pimco. A suo parere, oltre a un potenziale aumento delle entrate per il Tesoro, l’amministrazione USA probabilmente considera i dazi come una strategia per infliggere abbastanza danni all’attuale sistema commerciale globale così da poter imporre cambiamenti strutturali in altre economie. Con l’obiettivo di ridurre o eliminare i sussidi, impliciti o espliciti, ai loro settori manifatturieri e incrementare così le esportazioni americane. “Pechino rimane un nodo centrale della politica commerciale statunitense e, in qualsiasi negoziazione, l’amministrazione cercherà probabilmente di assicurarsi che i produttori cinesi non possano più sfruttare gli investimenti nei ‘Paesi connettori’ come un sistema per aggirare i dazi diretti statunitensi sulla Cina”, aggiunge.
Luigi de Bellis, co-head of Research team di Equita
Per Luigi De Bellis, head research team di Equita, la pausa annunciata da Trump riduce le probabilità di recessione e si inserisce in un contesto geopolitico che sembra avviarsi verso una progressiva separazione tra Cina e Stati Uniti. “L’Unione Europea punterà alla negoziazione con Washington, mentre Pechino potrebbe intensificare le misure di stimolo interno per contrastare gli effetti economici negativi”, afferma. Secondo l’esperto, il nuovo scenario dovrebbe favorire un aumento degli investimenti legati al ritorno della produzione nei Paesi occidentali, ma mette a rischio le aziende europee più esposte al Paese asiatico, “poiché la rilocalizzazione delle supply chain richiede tempo e i nuovi dazi USA-Cina rischiano di accentuare le difficoltà”.
Wenli Zheng, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – China Evolution Equity di T. Rowe Price,
Quanto a Pechino, Wenli Zheng, portfolio manager China Evolution Equity Strategy di T. Rowe Price, fa notare che il settore immobiliare cinese costituisce oltre il 20% del PIL del Paese mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano solo il 3%-3,5%. Trump, spiega l’esperto, “è impegnato a riportare la produzione strategica in patria, compresi settori come l’acciaio, l’automotive, i semiconduttori, i prodotti farmaceutici e la cantieristica navale. Questo suggerisce la volontà di sopportare difficoltà e disruption a breve per raggiungere obiettivi a lungo termine”. Ma Zheng ricorda anche che l’indice Msci China mostra un’esposizione sorprendentemente bassa alle entrate provenienti dagli States, pari a circa l’1%. “Sebbene gran parte delle esportazioni cinesi siano gestite da multinazionali o produttori di apparecchiature originali taiwanesi, le aziende cinesi potrebbero comunque subire gli effetti secondari di un’economia indebolita”, precisa.
In generale, secondo l’esperto, negli ultimi quattro anni il panorama macroeconomico cinese è stato caratterizzato da una domanda interna debole ed esportazioni resilienti. “Questa tendenza dovrebbe invertirsi nei prossimi anni, con le esportazioni che dovranno affrontare forti venti contrari e l’economia interna che mostrerà segni di ripresa”, spiega. A suo parere, la recente riduzione della leva finanziaria, in particolare la deflazione della bolla immobiliare, ha fornito ai policymaker una maggiore flessibilità politica. “Ciò ha creato potenziale nei settori legati ai consumi interni e agli investimenti. Questo cambiamento non è innescato esclusivamente dai dazi, ma riflette una tendenza che dovrebbe continuare nei prossimi 1-2 anni”, evidenzia. Anche per questo Zheng prevede che le attuali perturbazioni creeranno sacche di opportunità, come avvenuto durante la pandemia.
Dal punto di vista operativo, gli analisti Equita ritengono che nel breve i titoli finanziari e quelli ciclici beneficeranno maggiormente di una riduzione delle probabilità di recessione, con Fineco e Bper tra le favorite a Piazza Affari, considerato quanto sono state penalizzate nei giorni scorsi. “Guardando invece ai titoli che potrebbero beneficiare in modo più strutturale dei trend in atto, segnaliamo tra le industriali Buzzi, Webuild, Danieli, Prysmian, Interpump”, sottolinea De Bellis. Massima cautela invece sul settore auto, ancora penalizzato dai dazi del 25% su tutte le auto importate, incluse anche quelle prodotte in Canada e Messico, e che a partire dal 3 maggio colpiranno anche la componentistica. “Restiamo indirettamente cauti anche sui semiconduttori”, prosegue l’esperto. Che nel segmento consumer segnala invece Campari e Technogym, con fondamentali solidi e una bassa esposizione al mercato cinese. “Tra le mid-small, tra i titoli eccessivamente penalizzati segnaliamo Reply e Ariston. Vediamo un maggiore rischio per i titoli con supply chain cinese, come Essilux e Safilo”, conclude.
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