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PIL mondiale rivisto al ribasso: +3,1% nel 2025 e +3% nel 2026. Giù anche le stime per l’Italia (+0,7% e +0,9%). E torna l’allarme inflazione: “Le banche centrali restino vigili”
Lo tsunami Donald Trump rischia di travolgere l’economia mondiale. Mentre i mercati si interrogano sulla possibilità di una recessione negli USA, l’alert emerge chiaro dalle nuove stime dell’Ocse, secondo cui la crescita mondiale è destinata a ridursi a causa “delle barriere commerciali più elevate in diverse economie del G20 e di una maggiore incertezza geopolitica e politica che grava su investimenti e spesa delle famiglie”. Nelle sue prospettive economiche intermedie, infatti, l’organizzazione internazionale prevede ora che il PIL globale si espanderà del 3,1% quest’anno, meno del 3,2% registrato nel 2024, per poi rallentare ancora al 3% nel 2026. E a frenare stanno praticamente tutte le economie, Stati Uniti compresi, con il rischio inflazione che tornerà a lampeggiare richiedendo particolare cautela alle banche centrali.
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La frammentazione è il rischio numero uno
Secondo l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sulla crescita “permangono rischi significativi” e “un’ulteriore frammentazione dell’economia globale è una preoccupazione fondamentale”. Mettendo in guardia sui dazi, gli esperti sottolineano infatti che aumenti più elevati e più ampi delle barriere commerciali “colpirebbero la crescita in tutto il mondo e aumenterebbero l’inflazione”. Nell’outlook si legge anche che i più recenti indici di attività hanno già iniziato a indicare una flessione delle prospettive di espansione. “La fiducia di imprese e consumatori si è indebolita in alcuni Paesi e gli indicatori di incertezza della politica economica sono aumentati notevolmente in tutto il mondo”, viene evidenziato. Per questo, gli esperti mettono in guardia sui “cambiamenti significativi nelle politiche commerciali” che, se sostenuti, colpirebbero la crescita globale e farebbero aumentare i prezzi. “Le pressioni inflazionistiche continuano a persistere in molte economie”, viene infatti ricordato, evidenziando che “l’inflazione dei servizi è ancora elevata, con mercati del lavoro tesi” e che quella dei beni “sta risalendo”. Inoltre, l’aumento della spesa pubblica per la difesa potrebbe sostenere la crescita nel breve periodo, “ma rischia di aggravare le pressioni fiscali nel lungo termine”.
Frenata per USA, Eurozona e Cina. Messico in recessione
A pagare il prezzo dei dazi di Trump saranno anche gli stessi Stati Uniti, la cui crescita secondo l’Ocse “rallenterà rispetto al suo forte ritmo recente”, attestandosi al 2,2% nel 2025 e all’1,6% nel 2026: si tratterebbe del peggior risultato per l’economia a stelle e strisce dal 2011 (escludendo gli anni della pandemia). Il PIL dell’Area Euro si espanderà rispettivamente dell’1% e dell’1,2%, sempre a causa dell’incertezza crescente. E la Cina frenerà dal 4,8% di quest’anno al 4,4% del 2026. In particolare soffriranno i due Paesi confinanti degli USA che più sono stati presi di mira dalle tariffe della Casa Bianca: il Canada passerà da un’espansione dell’1,5% dello scorso anno a una dello 0,7% nei prossimi due, con un taglio dell’1,3% rispetto al +2% atteso in precedenza. Ancora più grave la situazione del Messico, che dovrebbe entrare in recessione con il PIL in calo rispettivamente dell’1,3% e dello 0,6%.
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Giù le stime per Italia, Germania e Francia
Brutte notizie per l’Italia, che crescerà di appena lo 0,7% quest’anno e dello 0,9% il prossimo, con un taglio rispetto alle stime di dicembre rispettivamente di 0,2 e 0,3 punti percentuali. “Per le nostre stime abbiamo preso in esame solo le politiche commerciali annunciate e già approvate, e finora non è cambiato nulla. Per questo motivo, non prevediamo un impatto sull’economia italiana o su quella europea”, ha precisato il capo economista dell’Ocse Alvaro Pereira. “Tuttavia l’Italia è un Paese con una forte vocazione all’export, e se il mondo diventa più protezionista, chi esporta molto ne risentirà”, ha avvertito.
Per quanto riguarda le altre economie principali dell’Eurozona, l’Ocse vede la Germania uscire dalla crescita negativa registrata lo scorso anno (-0,2%) con un’espansione dello 0,4% quest’anno e dell’1,1% il prossimo, stime comunque ridotte rispettivamente dello 0,3% e e dello 0,1% rispetto alle proiezioni di dicembre. Per la Francia, la crescita è attesa allo 0,8% nel 2025 (-0,1%) e all’1% nel 2026 (invariata), mentre la Spagna continua a correre dopo il 3,2% del 2024, con un tasso di espansione atteso rispettivamente al 2,6% (+0,3%) e al 2,1% (+0,1%).
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Inflazione in risalita: le banche centrali restino vigili
Quanto all’inflazione, sottolinea l’Ocse, “sarà più alta di quanto previsto in precedenza, sebbene ancora contenuta, con l’indebolimento della crescita economica”. A livello globale si passerà dal 5,3% del 2024, al 3,8% del 2025 e poi al 3,2% del 2026. In Italia, invece, si salirà dall’1,1% dello scorso anno, all’1,7% di questo e all’1,9% del prossimo. Per questo l’organizzazione con sede a Parigi si appella alle banche centrali affinché restino “vigili dinanzi all’elevata incertezza e il potenziale aumento dei costi commerciali che fa aumentare le pressioni sui salari e sui prezzi”.
Se le stime sul carovita verranno confermate e le tensioni commerciali non cresceranno ulteriormente, viene spiegato, il taglio dei “tassi di interesse dovrebbe continuare nelle economie in cui si prevede una moderazione dell’inflazione di base o che rimanga contenuta”. Nell’Area dell’euro, si prevede che il costo del denaro scenderà al 2% entro la seconda metà del 2025, con un graduale allentamento anche nei prossimi due anni in Australia e nel Regno Unito. Al contrario, nella proiezione di base dell’Ocse, i tassi dovrebbero restare invariati negli Stati Uniti fino a buona parte del 2026. L’organismo parigino sottolinea inoltre la necessità di “una disciplina di bilancio per garantire la sostenibilità del debito, mantenere la capacità dei governi di reagire a shock futuri e adattarsi alle pressioni di spesa attuali e future”.
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