Per l’outlook della società, nel secondo semestre la frenata della crescita globale convivrà con un dollaro stabile e tassi in calo. Un spinta a puntare sull’equity americano, guardando all’UE per i bond. Intanto raggiunti i 15 miliardi di masse nella Penisola, dove l’obiettivo resta uno: “Promuovere l’advisory a pagamento”
Il rallentamento della crescita USA, ma con dollaro stabile ai livelli attuali, almeno due tagli dei tassi per l’accoppiata Fed-BCE e il recupero parziale dell’azionario americano. Sono questi i fattori che caratterizzano la seconda metà del 2025. A sostenerlo è Vanguard, che il 24 giugno a Milano ha incontrato la stampa per fornire il suo outlook sui mercati da qui a fine anno. Un’occasione in cui la società di gestione specializzata in ETF ha anche festeggiato i 50 anni di attività, con il country head Simone Rosti che ha gettato uno sguardo sul futuro dell’asset management tricolore tra ascesa della consulenza a pagamento e nuovo approccio agli strumenti passivi.
BCE e Fed: due tagli ciascuna. Ma il quadro è diverso
A spiegare la view della casa sul quadro macro è stato il responsabile dell’asset allocation europea Giulio Renzi-Ricci. Un intervento, quello dell’esperto, che si è concentrato prima di tutto sulla traiettoria di politica monetaria delle banche centrali. “La Federal Reserve è attualmente in stand-by ma potrebbe attuare due tagli tra settembre e dicembre”, ha detto il manager, precisando come il mercato del lavoro stabile e un’inflazione ancora appiccicosa suggeriscano un terminal rate non inferiore al 4%. Per quanto riguarda la cugina del Vecchio Continente, nonostante uno scenario di base in cui si ipotizza una sola sforbiciata dello 0,5%, non viene invece esclusa del tutto l’eventualità di un allentamento più marcato in scia all’evoluzione dei dati: “Crediamo che l’inflazione dell’Eurozona si attesterà sul +1,7% a fine anno, ben al di sotto del target di Francoforte, mentre la crescita dovrebbe fermarsi al +1% in termini reali a fronte di un più marcato 1,7% americano”. Caso a parte la Cina, che Renzi-Ricci vede in espansione del 4,6% nell’intero anno ma sulla quale aleggiano restano due dubbi: la capacità delle autorità di sanare la crisi immobiliare e di stimolare i consumi.
Portafogli: USA preferiti sul lungo periodo. Occhio al dollaro
A livello di portafoglio, il responsabile dell’asset allocation europea non ha mostrato dubbi: l’eccezionalismo USA è stato compromesso ma l’azionario americano tornerà a rappresentare l’asset class di maggiore interesse nel medio-lungo termine. “Certo è”, ha precisato, “che le valutazioni fortemente a sconto che l’Europa continuerà a vantare impongono una certo grado di diversificazione tra le due geografie”. Dove invece il Vecchio Continente risulta di gran lunga più appetibile è l’obbligazionario, con il segmento corporate investment grade giudicato molto interessante e i decennali locali più apprezzati dei T-Bond per chi vuole incamerare duration. “Sarà soprattutto il piano di riarmo tedesco a fare da volano”, ha detto, precisando però che i maggiori effetti delle politiche di Berlino sull’economia reale si vedranno solo tra il 2026 e il 2027. “Il grande tema di investimento degli ultimi mesi è stato il dollaro”, ha aggiunto a proposito del mercato valutario Renzi-Ricci, che ha precisato: “Il biglietto verde è arrivato a un momento di fair value rispetto alle altre divise e pensiamo rimarrà così, anche se un minor prezzo del greggio potrebbe aiutare a sostenere le quotazioni”.
Simone Rosti, responsabile per l’Italia e Sud Europa di Vanguard
Mentre modifica le strategie di allocazione dei propri prodotti per interpretare al meglio un periodo di grande complessità, Vanguard non smette di puntare sull’Italia per quanto riguarda lo sviluppo del proprio business. Del resto, come ha sottolineato Rosti, la società è arrivata a vantare nel nostro Paese “masse in gestione per oltre 15 miliardi” e si è imposta presso tutti i partner come “il principale fornitore di ETF sul mercato”. “Siamo stati i primi a porre l’accento sul tema dei costi”, ha rivendicato il top manager, che ha chiarito come il principale impegno per il futuro resti quelli di promuovere la diffusione della consulenza a pagamento. “Nei prossimi dieci anni questo sarà il mercato con il maggior tasso di crescita e lo dimostrano i dati”, ha detto Rosti, che ha citato due numeri esemplificativi del margine di crescita ancora disponibile: negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’advisory indipendente rappresenta il 70% dell’intera industry mentre in Europa è ferma al 15%. Un altro trend che il capo delle attività tricolore ha messo in evidenza è la crescita del ricorso agli strumenti passivi da parte degli investitori privati, sottolineando come una grande spinta al settore arriverà dal passaggio di mano tra vecchie e nuove generazioni di clienti. Tra gli obiettivi citati, anche quello di intraprendere nuovi passi nell’universo degli alternativi dopo l’accordo siglato con Wellington e Blackstone mentre non sembra per ora rientrare nei piani la possibilità di raggiungere direttamente l’investitore privato: “In Italia molte piattaforme di finanza personale si sono diffuse come strumento di trading online mentre noi vogliamo promuovere un approccio di lungo periodo”.
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