Riviste al ribasso le stime sul pil e al rialzo quelle sull’inflazione. Powell: “Decisioni più intelligenti se aspettiamo qualche mese”. E non risponde a Trump che gli dà dello “stupido”
Nonostante i nuovi, coloriti appelli di Donald Trump per un taglio, la Federal Reserve ha deciso all’unanimità di continuare sulla via della prudenza, lasciando invariati i tassi d’interesse fra il 4,25% e il 4,50% dove sono inchiodati da dicembre. Resta però confermata la previsione di due sforbiciate da un quarto di punto nel 2025, mentre sono state riviste al ribasso le stime di crescita economica e al rialzo quelle sull’inflazione. Tutto come atteso dai mercati, dunque, che infatti continuano a ritenere probabile un prossimo intervento solo a settembre.
La novità più rilevante di questo meeting, oltre a una riduzione delle attese sui tagli nei prossimi anni, è stata solo un cambio di linguaggio rispetto a maggio, quando si era nel pieno della bufera tariffaria: ora la banca centrale ritiene che l’incertezza sulle prospettive economiche sia “diminuita” anche se resta “ancora elevata”.
Pil di nuovo al ribasso e inflazione ancora al rialzo
Proprio come avvenuto a marzo, la Fed ha tagliato le stime di crescita e rivisto al rialzo quelle per l’inflazione. Quest’anno il pil USA è ora atteso crescere dell’1,4%, dal precedente 1,7%, mentre l’indice dei prezzi dovrebbe attestarsi al 3%, ben oltre l’obiettivo dell’istituto centrale, prima di scendere al 2,4% nel 2026 e al 2,1% nel 2027. La disoccupazione è vista in aumento al 4,5% nel 2025, dal 4,4% stimato tre mesi fa. Finora “il tasso di disoccupazione rimane basso e le condizioni del mercato del lavoro rimangono solide”, ha sottolineato il Fomc nel comunicato finale, nel quale non viene mai menzionato il nuovo conflitto tra Israele e Iran né il rischio che rappresenta per i mercati.
Quanto all’atteso dot plot, il grafico che sintetizza le previsioni del Fomc sulla traiettoria del costo del denaro, sebbene i banchieri centrali stimino ancora un taglio complessivo di mezzo punto percentuale per quest’anno (come a marzo e dicembre), a causa dei rinnovati timori sull’inflazione hanno leggermente rallentato il ritmo successivo, prevedendo ora una sola riduzione di un quarto di punto nel 2026 e una della stessa entità nel 2027.
Powell non risponde alle offese di Trump: “Vogliamo un’economia forte”
Jerome Powell, presidente della Fed
“Per il momento siamo ben posizionati per attendere di saperne di più sul probabile andamento dell’economia prima di considerare eventuali modifiche alla nostra posizione di politica monetaria”, ha spiegato il presidente Jerome Powell durante la conferenza stampa post meeting. La Fed è pronta a “reagire” alle informazioni in arrivo, ha aggiunto, ricordando che i dazi faranno salire i prezzi e che una parte di questi aumenti verrà pagata dai consumatori. L’impatto delle tariffe è difficile da prevedere, ha rimarcato, e per questo se “aspettiamo qualche mese” nell’intervenire sui tassi “prenderemo una decisione più intelligente”. Nessun contrattacco invece alle parole offensive di Trump, che qualche ora prima l’aveva definito “stupido” e “politicizzato”,affermando che il costo del denaro andrebbe dimezzato e concludendo ironicamente che potrebbe pensare di candidarsi lui stesso al ruolo di numero uno dell’istituto. “La Fed vuole un’economia americana forte e questo è quello che conta per noi”, ha tagliato corto Powell.
Per Robert Lind, economista di Capital Group, la decisione di mantenere invariati i tassi sottolinea il delicato equilibrio che la Fed deve affrontare in un contesto caratterizzato da inflazione persistente, rallentamento della crescita e maggiore incertezza politica. “Sebbene i dazi e le tensioni geopolitiche abbiano pesato sul sentiment e sull’attività economica, riteniamo che questo sia il momento di rimanere concentrati sui fondamentali a lungo termine”, sottolinea. Dello stesso parere il collega John Lamb, equity investment director della società, secondo cui per gli investitori attivi è il momento giusto per puntare sulla selettività. “Le società con modelli di business solidi, team dirigenziali forti e capacità di adattamento, come le multinazionali che adottano una strategia ‘multilocale’, sono ben posizionate per superare le turbolenze”, assicura. Aggiungendo di essere particolarmente ottimista sui settori legati alla sanità, all’industria e alle infrastrutture digitali.
Flavio Carpenzano, Investment Director per il reddito fisso di Capital Group
Le opportunità non mancano anche sui mercati obbligazionari. “Le obbligazioni corporate investment grade nei settori difensivi, come quello farmaceutico, dei servizi pubblici e delle banche europee, offrono rendimenti interessanti e resilienza, mentre le obbligazioni high-yield di qualità superiore presentano opportunità selettive”, conclude l’investment director reddito fisso di Capital Group, Flavio Carpenzano.
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