Gli operatori vedono l’euro a quota 1,2 sul biglietto verde. Colpa del caos scatenato da Trump e dei timori di una recessione USA. E gli investitori si rifugiano in franco svizzero, euro e yen
Non si arresta la caduta del dollaro. Dopo aver toccato venerdì 11 aprile il livello più basso da tre anni nei confronti dell’euro, il biglietto verde ha inaugurato la nuova settimana ai minimi degli ultimi sei mesi. La ragione è sempre la stessa: l’incertezza legata alla politica commerciale a stelle e strisce. Venerdì il presidente Donald Trump ha infatti deciso di esentare gli smartphone, alcuni pc e i semiconduttori dai dazi reciproci (incluso il 125% imposto alla Cina), salvo poi precisare che la misura è temporanea e che nuove tariffe sui chip entreranno in vigore già questa settimana. Una mossa che ha creato ulteriore caos sul già agitato mercato valutario.
Non può quindi placarsi il timore che la confusione sulla politica tariffaria possa allontanare gli operatori dagli asset statunitensi. Il Bloomberg Dollar Spot Index ha perso lo 0,3% dopo aver toccato il livello più basso da ottobre e quest’anno è sceso di quasi il 6% a causa delle crescenti tensioni commerciali con Pechino, dell’incertezza sulla politica della Casa Bianca e dei timori di una possibile recessione americana. Di contro, la moneta unica sta vivendo il rally più rapido dal 2009 e alla fine della scorsa settimana ha toccato il massimo dal 2022. Un risultato che legittima gli operatori a scommettere su una risalita fino a 1,20 dollari.
Cosa succede al re dollaro?
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Il biglietto verde risente dell’aumento delle aspettative di una possibile recessione negli States ma anche della perdita di fiducia di molti investitori sulla stabilità dell’economia USA e del clima di incertezza sulle prossime mosse dell’amministrazione in termini di dazi”, spiega Filippo Diodovich di IG Italia. A tutto questo, precisa inoltre il senior market strategist della società, si somma l’attesa per una Federal Reserve più accomodante. “Movimenti così forti al ribasso sono equiparabili a quelli di una valuta emergente e non della moneta su cui si fonda la prima economia al mondo”, dice Diodovich.
Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments
Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments, fa notare che il dollaro sembrava invece esser destinato a trarre vantaggio dai dazi. Le nuove tariffe avrebbero infatti dovuto far aumentare i flussi di capitale verso la valuta USA come rifugio sicuro, compensando così i costi più elevati delle importazioni. Tuttavia così non è stato. “Questa dinamica ha funzionato bene durante il primo mandato di Trump e in vista delle elezioni statunitensi del 2024 ma da allora la situazione è cambiata drasticamente”, fa notare. Un segnale allarmante della rapida erosione della fiducia nella valuta statunitense è emerso la scorsa settimana, quando l’intensificarsi della guerra commerciale ha portato a una vendita massiccia dei Treasury e al maggiore aumento settimanale dei rendimenti a dieci anni dal 2001. Solitamente, chiarisce Hempell, rendimenti più elevati avvantaggiano il tasso di cambio salvo che preoccupazioni fiscali o sistemiche non inducano gli investitori a fuggire. “Questo fenomeno è familiare nei mercati emergenti in difficoltà”, chiarisce, “ma è stato anche osservato nel Regno Unito tre anni fa, quando la sfortunata premier Truss ha presentato un ‘mini-budget’ imprudente”. “L’aumento simultaneo dei rendimenti a lungo termine suggerisce che la fiducia nella valuta statunitense sta iniziando a vacillare”, precisa.
A riprova di questo, l’esperto fa notare un aspetto interessante. Anche se la vendita di Treasury della scorsa settimana è stata aggravata dall’obbligo di disfare operazioni di ‘basis trades’ da parte di hedge funds e dalle crescenti necessità di liquidità per margin calls, il dollaro non ha beneficiato nemmeno del rimbalzo delle azioni statunitensi dopo l’annuncio di una pausa nei dazi. “Gli investitori sono in cerca di protezione in un contesto di crescente tensione commerciale e si stanno rivolgendo altre valute per cercare un bene rifugio”, conclude, “puntando l’attenzione su euro e yen o anche sul franco svizzero”, conclude.
L’occupazione americana supera nettamente le previsioni e la disoccupazione scende al 4,1%. Per gli asset manager, il report rafforza le aspettative di ritocco verso l’alto al costo del denaro. Ma la vera variabile resta l’inflazione
Dopo il giovedì nero di Wall Street, i timori di una bolla sono aumentati. Secondo gli asset manager la politica è stata solo il detonatore: pesano valutazioni, costi degli investimenti e posizioni affollate. Gli imperativi? Diversificare e ridurre la concentrazione sul tech
Per il consigliere economico di Allianz, intervistato dal Corriere della Sera, il rialzo delle Borse dopo la vittoria democratica riflette le attese di un freno agli attacchi alla Fed e alle tensioni commerciali. “Ma Washington non smetterà di dover fare i conti la corsa dei prezzi”. Intesa con Teheran più vicina
Bailey avverte: non sarà l’ultima stretta, l’inflazione potrebbe toccare il 5% nel 2027. Per gli asset manager l’Mpc interverrà ancora, ma le aspettative dei mercati sono troppo pessimistiche
Secondo un sondaggio di Alfi ed Efama, il 97% ricorre strumenti generativi e il 60% ha già introdotto gli agenti, Ma solo il 20% ha raggiunto una fase di implementazione avanzata. A fare da ostacolo qualità dei dati, competenze e difficoltà nel misurare il ritorno degli investimenti
Secondo i gestori, per i mercati il quadro non cambia radicalmente, ma la vittoria dei democratici avrà delle ripercussioni. Soprattutto sul tech, ma anche su Treasury, dollaro, difesa, sanità e rinnovabili
Rifinanziamenti, vincoli regolamentari delle banche e maggiore richiesta di soluzioni su misura aprono spazi ai player alternativi. Una crescita che, per il country head della società, può aumentare la liquidità e ridurre i costi del mercato
Secondo il multi-asset credit strategist Karoui, il rialzo dei rendimenti ha restituito ai bond un ruolo centrale nei portafogli multi-asset. Ma il costo del capitale mette sotto pressione i debitori più fragili, il finanziamento a leva dell’intelligenza artificiale e il mercato immobiliare. Ecco cinque aree da osservare
Capital Group: distribuiti 546 miliardi di dollari (+7,5%). Settore finanziario in testa. In Italia +1% da inizio anno, con una crescita sottostante del 9,2% al netto di un significativo taglio. L’anno dovrebbe chiudere a 2.240 miliardi, +6,8%
Il sentiment index di CFA-Radiocor resta negativo a -47,1 punti. Gli operatori prevedono un peggioramento dell’economia italiana, ma ridimensionano le attese sui prezzi e sulla stretta monetaria. Ancora prudenti i mercati azionari, mentre cambia la prospettiva sul biglietto verde
Secondo gli asset manager, per i mercati contano più utili e inflazione delle urne. Ma l’impatto si farà comunque sentire, soprattutto su tech, sanità, dollaro e rendimenti
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