L’ottimismo sulle azioni del Dragone resta nonostante la guerra commerciale. Merito di quanto avvenuto durante il primo mandato del tycoon e di DeepSeek, che ha acceso i fari sul tech cinese
Sul fronte Washington-Pechino, la settimana si è aperta con la risposta della Cina. Sono infatti entrati ufficialmente in vigore i dazi del 10%-15% a carico di alcuni prodotti agricoli americani, dopo che gli Stati Uniti hanno raddoppiato al 20% le tariffe su tutto l’import di beni provenienti dal Paese asiatico. La mossa, nelle intenzioni del presidente Xi Jinping, dovrebbe colpire proprio la base elettorale del suo omologo USA, Donald Trump, pur rimanendo sufficientemente contenuta da consentire un’eventuale trattativa. Così, mentre sui mercati crescono i timori di un’altra guerra commerciale più estesa e imprevedibile tra le due super potenze, tra gli investitori continua a prevalere un discreto ottimismo sul Dragone. Grazie agli importanti stimoli economiciannunciati dal governo, ma non solo.
Jian Shi Cortesi, investment director azioni growth Asia/Cina di Gam
Secondo Jian Shi Cortesi, investment director azioni growth Asia/Cina di Gam, Pechino non ha nulla da temere da una nuova trade war. “Durante la prima presidenza Trump, le esportazioni e i titoli cinesi hanno registrato performance eccezionali, con un aumento del mercato azionario del 100%”, ricorda. Nonostante la tariffa del 25% imposta dagli Stati Uniti, infatti, l’avanzo commerciale ha continuato a crescere. “Dal 2008, i livelli delle esportazioni sono quasi raddoppiati, anche con i dazi americani”, spiega l’esperta. Le ragioni sono diverse. La prima è che la maggior parte delle vendite delle aziende non sono dirette verso gli USA o l’Europa, ma verso il mercato interno. La seconda è che, negli ultimi sei anni, il Dragone ha iniziato a esportare in molti altri Paesi, soprattutto nei mercati emergenti, un segmento in rapida crescita. Infine, osserva ancora Cortesi, l’export verso gli States viene reindirizzato. “Abbiamo notato che i prodotti prima vengono inviati in Vietnam o in India, dove si aggiungono alcuni componenti o viene rifatto l’imballaggio, per poi essere spediti negli USA. Questo a dimostrazione del fatto che i dazi non portano necessariamente a un calo delle esportazioni, perché le persone trovano modi creativi per aggirarli”, chiarisce.
Ottimismo per le azioni cinesi
Discorso simile per il mercato azionario. Durante il primo mandato del tycoon, i titoli cinesi sono aumentati del 100%. “Il picco dell’indice Msci China è stato nel 2021, quando Trump ha lasciato la Casa Bianca”, sottolinea l’esperta. La prima ragione, a suo parere, è rappresentata dalle basse valutazioni. “Nel 2017 le azioni cinesi venivano scambiate a prezzi molto bassi, proprio come adesso”, precisa. Il secondo fattore è l’ampia liquidità globale. “Nei quattro anni della prima presidenza c’è stata molta liquidità globale che è confluita in azioni, reddito fisso e altre classi d’investimento. Ed è stato positivo non solo per gli asset mondiali, ma anche per quelli del Dragone. Ci aspettiamo di nuovo un’ampia liquidità sotto l’attuale amministrazione”. Il terzo motivo è infine la politica interna, che conta molto più dei fattori esterni. “Allora Pechino ha avuto politiche molto favorevoli e ora abbiamo di nuovo uno scenario simile”. Per questi motivi, Cortesi si dice abbastanza ottimista. “Anche se non prevediamo un altro aumento del 100% durante i prossimi quattro anni la semplice logica secondo cui i dazi statunitensi avranno un impatto negativo sulle azioni cinesi, a nostro avviso è errata”, assicura.
Ottimista è anche Nicola Grass, deputy team leader multi-asset solutions di Swisscanto Asset Management, secondo cui il ritorno alla competitività del settore IT e i primi passi per superare la crisi immobiliare aprono nuove prospettive. “Nella nostra asset allocation tattica di marzo, aumentiamo l’esposizione azionaria ai mercati emergenti e prendiamo profitto in altre aree”, spiega. Sottolineando che mentre i mercati europei hanno continuato a salire a febbraio, e quest’anno i ‘Mag7’ si sono mossi lateralmente, i prezzi delle azioni cinesi, in particolare i titoli tech, sono aumentati in modo significativo.
DeepSeekha acceso i fari sul tech made in China
“Uno dei principali fattori trainanti è stato l’annuncio dei vantaggi di DeepSeek rispetto ad altri sistemi di IA alla fine di gennaio. La fiducia è stata rafforzata anche dall’incontro tra il presidente Xi Jinping e gli amministratori delegati delle aziende tech cinesi. Questo sembra aver segnato una svolta per i titoli tecnologici (+26%)”, precisa Grass. Anche per Cortesi il caso DeepSeek ha rappresentato uno spartiacque, dal momento che ha offerto agli investitori internazionali visibilità sull’intelligenza artificiale del Dragone, precedentemente trascurata. “Aziende come Alibaba, Baidu, Tencent e ByteDance hanno fatto progressi significativi nei modelli di IA. La concorrenza tra i grandi modelli linguistici (LML) cinesi li renderà più potenti ed efficienti in termini di costi, posizionando potenzialmente le aziende di Pechino come leader nell’intelligenza artificiale, in modo simile all’industria dei veicoli elettrici”, sottolinea.
Per l’esperta di Gam, DeepSeek ha anche spostato l’attenzione degli investitori dai rischi al potenziale, soprattutto visto lo sconto di valutazione rispetto ai concorrenti USA. “Mentre l’azienda fondata da Lian Wenfeng è stata è stata seguita a causa del suo impatto sui brand statunitensi, altre società cinesi sono state leader in diverse innovazioni tecnologiche”, evidenzia. Citando come esempio DJI, che detiene il 70% della quota di mercato globale nella tecnologia dei droni, ma anche il fatto che le esportazioni di auto elettriche sono aumentate dal 2020 grazie a veicoli di alta qualità e a prezzi competitivi. “Pechino è anche all’avanguardia nel settore delle ferrovie ad alta velocità e dell’energia pulita. E aziende come Unitree stanno realizzando robot avanzati”, prosegue. Nell’intelligenza artificiale, fa ancora notare Cortesi, il Dragone detiene il maggior numero di brevetti a livello globale, con aziende come Alibaba, Tencent, Baidu e ByteDance che lanciano modelli avanzati. È anche leader nella ricerca sull’informatica quantistica e ha una propria stazione spaziale. E sta recuperando terreno nel settore dei semiconduttori, con la recente GPU di Huawei che ha raggiunto il 60% della capacità di Nvidia. “Questi progressi, parte del piano ‘Made in China’, non sono ancora ben noti agli investitori internazionali, ma a nostro avviso contribuiscono tutti a creare significative opportunità di investimento”, conclude.
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