A maggio i prezzi arretrano sotto il target dell’istituto centrale. In ritirata anche il dato core. Per gli analisti, dopo la sforbiciata di giovedì si apriranno diversi scenari
L’inflazione dell’Area euro scivola sotto il target della Banca centrale europea e rafforza le speranze di ulteriori tagli dei tassi d’interesse. A maggio l’indice dei prezzi del blocco si è infatti attestato all’1,9%, in calo rispetto al 2,2% registrato ad aprile e al di sotto del 2% stimato dagli analisti. In ritirata anche il dato core, passato al 2,3% dal 2,7% grazie a una crescita più lenta dei servizi (al 3,2% dal precedente 4%). Il quadro che emerge dalla stima flash di Eurostat rende dunque praticamente certo che giovedì l’Eurotower procederà con l’ottava riduzione del costo del denaro. Tuttavia per molti gestori la mossa potrebbe preludere a una fase di divisioni all’interno del consiglio direttivo: a pesare è infatti un outlook su carovita e crescita sempre più complesso, complice anche l’effetto dei dazi USA. Per questo sono molti i gestori convinti che a luglio Christine Lagarde e colleghi potrebbero prendersi una pausa.
Secondo un sondaggio Bloomberg, tutti gli economisti intervistati concordano sul fatto che il 5 giugno la BCE taglierà ancora una volta. La maggior parte crede poi che resterà ferma a luglio (64,7%) e che ci sarà una nuova sforbiciata a settembre (76,5%). Questo perché nei prossimi giorni potrebbero diventare più accese le contrapposizioni interne al board tra chi ritiene che ci si debba fermare, anche alla luce dell’incremento atteso della spesa pubblica nell’Eurozona, e chi invece preferirebbe stimolare ulteriormente l’economia. Il punto della questione sono ovviamente i dazi di Donald Trump. E sull’argomento l’incertezza è elevatissima, tanto che Francoforte sta mappando diversi scenari ma senza poter fare troppo affidamento su nessuno di questi: allo scenario di base, secondo fonti interne, verrà infatti assegnata una probabilità di realizzazione inferiore al 50%.
Dipendenza dai dati e tempistica “aperta”
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments
Secondo Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, l’aria per ulteriori tagli dei tassi si sta assottigliando, ma non si è ancora alla fine del ciclo di allentamento. “Le proiezioni macroeconomiche aggiornate della BCE dovrebbero vedere l’inflazione in linea con il suo obiettivo a medio termine, la crescita salariale mostra segni di decelerazione e i prezzi dell’energia più bassi, così come un euro più forte, supportano anche la disinflazione”, analizza. Nonostante alcuni commenti recenti mostrino che la discussione su ulteriori azioni politiche all’interno del Consiglio si sia intensificata, l’esperto è convinto che l’equilibrio dei rischi della guerra commerciale giochi a favore di ulteriori allentamenti. “Continuiamo ad aspettarci un taglio finale all’1,75%, Lagarde dovrebbe enfatizzare la dipendenza dai dati e lasciare deliberatamente aperta la tempistica del taglio finale”, sostiene.
Dello stesso parere Ulrike Kastens, senior economist di DWS, secondo cui dalle stime emergerà una revisione al ribasso delle previsioni sui prezzi per quest’anno. “L’inflazione potrebbe persino scendere sotto il 2%, soprattutto nella seconda metà del 2025. E anche se dazi più elevati e l’incertezza legata alla politica commerciale continuano a pesare sulla crescita del pil, le prospettive economiche potrebbero essere viste in modo leggermente più positivo, in particolare grazie all’aumento della spesa per la difesa e per le infrastrutture nel medio periodo”, spiega. In questo contesto, anche per Kastens lo spazio per ulteriori tagli diventa più limitato. “A nostro avviso, la politica monetaria non è più restrittiva, come dimostrano i dati sui prestiti. Pertanto, dopo giugno, prevediamo una sola ulteriore riduzione dei tassi, all’1,75% a luglio”, chiarisce.
Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income
Per Katharine Neiss, capo economista europeo di Pgim Fixed Income, è molto probabile che il quadro macroeconomico giustifichi tagli a breve termine per sostenere l’economia in questo periodo di incertezza. Tuttavia, a suo parere, è ugualmente possibile che “tassi più elevati siano necessari in futuro, presupponendo che entrino in gioco altre leve politiche, come quella fiscale”.
Annalisa Piazza, fixed income research analyst di MFS IM
Secondo Annalisa Piazza, fixed income research analyst di MFS IM, date le diverse opinioni dei membri del Consiglio direttivo, il compromesso la prossima settimana sarà probabilmente un taglio con guidance invariata, il che lascerà tutte le opzioni sul tavolo per le mosse future. “Prevediamo una pausa nella riunione di luglio (a meno che non ci siano segnali di miglioramento nei negoziati sui dazi) e un ulteriore allentamento a settembre e forse nel quarto trimestre, con tassi terminali all’1,5%”, afferma. Precisando che attualmente i mercati stanno scontando due tagli nei prossimi sei mesi e tassi terminali intorno all’1,65%.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Anche Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, è convinto che a luglio potrebbe esserci una pausa per valutare le conseguenze dei dazi sull’economia europea e mondiale. Tuttavia, precisa, “i dati continueranno probabilmente a sorprendere al ribasso quest’anno, sia sul fronte dell’attività economica sia su quello dell’inflazione. Ed è probabile che la BCE giunga alla conclusione che sia necessario orientare la politica monetaria verso una posizione accomodante per evitare un significativo scostamento dell’inflazione al ribasso”. Nonostante questo, l’esperto è convinto che Lagarde e colleghi resteranno cauti nel portare i tassi al di sotto dell’1%, a meno che l’economia globale non stia chiaramente entrando in recessione. “Riteniamo quindi che la BCE continuerà a tagliare fino a raggiungere l’1,25% quest’anno, anche se il ciclo di riduzione dovesse subire una pausa a luglio”, chiarisce.
Di parere leggermente diverso Laura Cooper, head of macro credit and investment strategist di Nuveen, per la quale il ciclo di allentamento potrebbe essere al capolinea. “Il calo dei prezzi dell’energia, i prossimi stimoli fiscali e la riduzione dei rischi di recessione globale giustificano un approccio attendista in merito a ulteriori misure di politica monetaria”, analizza. Aggiungendo che, sebbene un potenziale taglio precauzionale possa arrivare a settembre, questo sarà comunque subordinato ai dati. “Ciò non toglie che i rischi sembrano orientati al rialzo, a fronte di stime molto basse legate al commercio. A nostro avviso, però, sebbene le preoccupazioni sui dazi rimangano, gli sviluppi recenti riducono notevolmente i rischi estremi di una guerra commerciale”, osserva. Inoltre, per l’esperta il tono più misurato da parte dei membri con un orientamento dovish indica che il board si sente a suo agio nel mantenere il tasso di deposito all’interno del range neutrale dell’1,75%-2%.
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