Dopo anni di sovraperformance, lo stile quality vive una fase complessa. Ma proprio la nuova struttura dei mercati, tra tassi alti e concentrazione, lascia spazio ad approcci più selettivi e dinamici. La strategia della casa e del suo fondo Global Focus dal punto di vista del gestore David Dudding
David Dudding, gestore di Columbia Threadneedle Investments
Dopo oltre un decennio in cui ha rappresentato uno dei pilastri più solidi dell’azionario globale, lo stile quality si trova oggi a un punto di svolta. Le recenti difficoltà relative al cambio di regime imposto da tassi più elevati e la maggiore dispersione dei rendimenti hanno infatti messo in discussione un approccio che, dalla crisi finanziaria globale in poi, aveva garantito stabilità e crescita composta. Ma è proprio in questo contesto di maggiore complessità che, secondo Columbia Threadneedle Investments, emergono nuove opportunità per chi è in grado di reinterpretare il concetto stesso di qualità in chiave dinamica e selettiva. Ecco perché la casa continua a puntare sul fondo CT (Lux) Global Focus, affidato alla guida del gestore David Dudding.
Dudding parte da un presupposto chiaro: “Dalla crisi finanziaria globale, il fattore qualità si è dimostrato uno dei modi più efficaci per ottenere rendimenti affidabili nei mercati azionari”. Un risultato spiegabile con caratteristiche ben precise, come modelli di business poco capital intensive ma anche ritorni elevati e bilanci resilienti. Tuttavia, aggiunge il gestore, “le recenti difficoltà hanno fatto sì che la performance di questo stile risultasse inferiore rispetto al mercato nel suo complesso e hanno alimentato dubbi sulla sua efficacia futura”. Dal suo punto di vista, la risposta non sta però nell’abbandonare il paradigma bensì nel ridefinirlo: non tutta la qualità è uguale e, soprattutto, non tutta è ancora tale in un contesto di disruption tecnologica e cambiamenti strutturali.
Un portafoglio “best ideas” senza vincoli
È proprio questa visione che rende unico il fondo CT (Lux) Global Focus, strategia best ideas che investe in un portafoglio concentrato di circa 30-50 titoli ad alta convinzione senza vincoli geografici o settoriali. L’approccio è rigorosamente bottom-up e punta a individuare società che sappiano coniugare vantaggi competitivi duraturi a ritorni sul capitale solidi e crescita sostenibile, integrando al contempo criteri ESG nel processo di selezione. Uno degli elementi veramente distintivi della soluzione è però la collocazione intermedia lungo lo spettro degli investimenti quality. Da un lato, Dudding mette infatti in guardia dai segmenti più difensivi e tradizionali perché spesso concentrati in settori maturi dove i premi di valutazione possono risultare eccessivi rispetto ai rischi di disruption. Dall’altro, evita anche gli eccessi delle strategie più growth-oriented: “Pur essendo attratti dalla crescita, non accettiamo modelli di business non ancora redditizi o non comprovati”. Il risultato è un approccio selettivo che privilegia aziende già profittevoli, con flussi di cassa stabili e prospettive credibili.
Il vero vantaggio competitivo, tuttavia, non risiede solo nella selezione dei titoli ma anche e soprattutto nell’interpretazione che viene data allo stile. “Non ci distinguiamo solo per la capacità di investire in società quality”, sottolinea il gestore, “bensì per il modo in cui definiamo il concetto stesso e per dove le ricerchiamo o quando decidiamo di investirvi”. Il focus è quindi su quella che viene definita “qualità dinamica”, da intendersi in riferimento alla traiettoria futura più che ai dati storici e da realizzare integrando nel processo elementi precisi: innovazione, regolamentazione, evoluzione dei comportamenti dei consumatori. “Un approccio”, conclude l’esperto, “che consente di individuare in anticipo i potenziali leader di domani”.
Le scelte settoriali: il caso tecnologia
Il modus operandi adottato da Columbia Threadneedle con il fondo Global Focus trova applicazione concreta anche nelle scelte settoriali. Nel comparto tecnologico, ad esempio, sono stati privilegiati da tempo i semiconduttori rispetto al software e non per inseguire il tema dell’intelligenza artificiale ma allo scopo di cogliere un cambiamento strutturale nelle dinamiche competitive. Allo stesso tempo, sono state ridotte esposizioni ad aree tradizionalmente considerate di qualità ma oggi più esposte a frammentazione o perdita di vantaggio competitivo. Una gestione attiva del portafoglio che si accompagna a una forte disciplina valutativa, resa ancora più cruciale da un contesto di tassi più elevati che penalizza i modelli basati su flussi di cassa lontani nel tempo.
A supporto del processo c’è una piattaforma di ricerca globale strutturata, che combina ampiezza e profondità di analisi. “Il team può contare su decine di analisti fondamentali e specialisti ESG”, spiega Dudding, “organizzati per coprire l’intera catena del valore dei diversi settori e garantire un flusso costante di idee di investimento differenziate”. Un’infrastruttura che consente la rivalutazione continua delle posizioni in portafoglio e un adattamento rapido al mutare delle condizioni di mercato, elemento chiave in un contesto caratterizzato da crescente incertezza. L’obiettivo finale resta quello di offrire un profilo di rendimento asimmetrico: protezione nelle fasi di ribasso e partecipazione al rialzo nei momenti favorevoli. Il portafoglio combina infatti compounder consolidati e società in fase di miglioramento, in cui viene allocato circa il 20-30% degli attivi, capaci di beneficiare di cambiamenti strutturali e processi di innovazione. Il tutto con l’idea di diversificare le fonti di rendimento e di ridurre la dipendenza dai temi più affollati.
Un complemento attivo al passivo
In un mercato sempre più influenzato dalla diffusione della gestione passiva e dalla concentrazione degli indici, l’approccio della strategia Global Focus si propone come complemento attivo alle soluzioni indicizzate. “Comprendiamo l’attrattiva di portafogli core-like”, osserva Dudding, “ma in un ambiente in cui gli investitori devono bilanciare stabilità rispetto al benchmark e generazione di alpha, il nostro approccio alla qualità può rappresentare un complemento attivo efficace”. Un messaggio che sintetizza bene il cambio di paradigma in atto: la qualità resta centrale, ma solo se reinterpretata con disciplina, selezione e capacità di adattamento.
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