Nella lettera agli investitori, il patron della società francese invita a guardare oltre le tensioni geopolitiche. Dall’energia verde alla difesa e all’AI, le opportunità non mancano
“Il disordine non distrugge il valore nel lungo periodo ma lo ridistribuisce, con alcuni asset che diventano più rischiosi e altri indispensabili”. Con queste parole Edouard Carmignac, presidente e chief investment officer della società che porta il suo nome, nella lettera trimestrale agli investitori invita a non lasciarsi confondere dal caos e a guardare oltre le tensioni geopolitiche. Le occasioni infatti non mancano, se si è capaci di individuarle, e vanno dall’energia verde alla difesa fino all’intelligenza artificiale.
Per il manager di lungo corso, c’è più di un motivo alla base delle scelta di mantenere quello che lui stesso definisce un “ottimismo moderato”. Ovviamente non nega che il conflitto iraniano abbia improvvisamente “offuscato lo scenario”, con il raddoppio del petrolio e la riapertura di Hormuz ancora incerta ,al punto da avvertire: “I rischi di escalation stanno aumentando, sia per quanto riguarda l’instabilità in Medio Oriente sia in termini di rallentamento dell’economia globale”. Tuttavia, fa notare come i mercati azionari e obbligazionari abbiano finora mantenuto la calma. Evidentemente, è la sua conclusione, la crisi sta producendo un effetto meno destabilizzante di quanto suggeriscano i titoli dei giornali.
In Medio Oriente prevarrà il buon senso
Tra le ragioni per restare fiduciosi, secondo Carmignac, c’è anche il fatto che “Donald Trump si sta rivelando un maestro del ‘coitus interruptus’”. Che si tratti di dazicommerciali, del Venezuela o dell’Iran, il presidente USA sembra infatti avere grandi difficoltà a portare a termine le sue iniziative. In realtà, chiarisce l’esperto, “si comporta come un uomo d’affari che intuisce istintivamente fino a che punto può spingersi con il suo bluff”. Tuttavia, precisa, “il problema è che i leader iraniani non sono ricettivi alle dichiarazioni di un giocatore di poker di lunga data”. Ed è proprio questo aspetto, dal suo punto di vista, a complicare i negoziati per risolvere la crisi. Alla fine, assicura però, “l’alto costo che il protrarsi di questa guerra comporta per tutte le parti coinvolte dovrebbe far prevalere il buon senso”.
I timori sui tassi potrebbero rivelarsi ingiustificati
Anche sul fronte delle banche centrali, secondo il patron dell’asset manager francese, la minaccia principale alla resilienza dei mercati non è necessariamente quella più discussa. “Un cambiamento radicale nelle aspettative sui tassi potrebbe rappresentare un rischio significativo per l’attività economica complessiva e le valutazioni di mercato”, osserva. D’altra parte, solo tre mesi fa si prevedevano tre sforbiciate da parte della Fed e nessuna mossa della BCE, mentre oggi l’attesa è per una pausa negli USA e tre rialzi nell’Eurozona. Una virata che, secondo Carmignac, è giustificata non solo dal notevole aumento di petrolio e gas ma anche dai timori di effetti di ‘secondo livello’ sull’inflazione in caso di conflitto prolungato. “Ma ciò trascura il fatto che un raddoppio duraturo dei prezzi dell’energia comporterebbe inevitabilmente un forte rallentamento della crescita”, sottolinea, rimarcando il duplice impatto che si registrerebbe sul reddito disponibile dei consumatori e sui margini delle imprese. “Di conseguenza”, chiarisce, “è lecito aspettarsi che i seguaci di Trichet vengano messi da parte”.
Dove investire
Al di là dei motivi per non farsi prendere dal panico, Carmignac ricorda infine che il compito dei gestori non è concentrarsi su come evitare il caos ma individuare le opportunità. Cioè quegliasset destinati a diventare “indispensabili”. “È chiaramente il caso del rafforzamento delle prospettive dell’energia verde e della necessità di potenziare le proprie capacità di difesa sia per l’Europa che per i Paesi del Golfo”, afferma. Aggiungendo che quest’ultimo imperativo si estende anche ai beni legati alla catena di approvvigionamento alimentare e alle basi industriali. Sono questi i “temi promettenti” che guideranno la costruzione dei portafogli della società nei prossimi mesi. E si affiancheranno, conclude il manager, “alle nostre posizioni principali in quelle società tecnologiche che contribuiscono alla forte e ancora sottovalutata ascesa dell’AI”.
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