La Casa Bianca ha annunciato tariffe del 25% su tutte le importazioni del settore. Per gli analisti, l’impatto non risparmierà nessuno, neppure gli USA. Ma le opportunità non mancano
Sale il nervosismo sui mercati dopo l’ultimo capitolo dell’offensiva commerciale USA, con l’automotive a guidare i ribassi dei listini di tutto il mondo. Il presidente Donald Trump ha infatti annunciato dazi “permanenti” al 25% su tutti i veicoli non prodotti negli Stati Uniti. La nuova tassazione scatterà alla mezzanotte del 3 aprile, lo stesso giorno dell’avvio delle tariffe “reciproche” che il tycoon ha ribattezzato “liberation day”. Quella sui componenti, inclusi motori e trasmissioni, partirà invece un po’ più tardi, “non oltre il 3 maggio”. L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è riportare la produzione sul territorio americano, dove attualmente viene importata circa la metà delle auto vendute e quasi il 60% dei ricambi. Per un impatto complessivo che le prime stime quantificano intorno ai 500 miliardi di dollari. E ad essere colpiti saranno soprattutto Messico, Giappone, Corea, Canada e Germania.
L’impatto dei dazi non risparmierà nessuno, neppure gli Usa
Mentre l’Europa e gli altri Stati nel mirino sono corsi ai ripari annunciando contromosse tempestive, gli esperti esprimono qualche perplessità sulle decisioni di Trump. Le nuove tariffe rischiano infatti di pesare soprattutto sui consumatori americani, che si ritroveranno a dover sborsare da 4 a 10mila dollari in più per una nuova macchina. E il colpo si preannuncia pesante anche per le lunghe e intrecciate filiere produttive delle case automobilistiche, che coinvolgono ampiamente i produttori a stelle e strisce.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Di questo parere è anche Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, secondo cui è difficile immaginare che questi dazi possano essere permanenti fino alla fine del mandato di Trump. “Le forti pressioni dei produttori americani e quelle dall’estero dovrebbero convincere l’amministrazione USA a rivedere queste scelte nel medio termine”, fa notare. Tuttavia, nel breve periodo, per l’esperto la nuova tassazione produrrà “forti effetti negativi, sia sul settore automobilistico europeo e statunitense sia sulle economie globali, in particolare quelle di Canada e Messico”.
Secondo Howard Woodward, co-portfolio manager Euro Corporate Bond Strategy di T. Rowe Price, i margini del settore UE sono destinati a rimanere sotto pressione per tutto quest’anno e probabilmente fino al 2026. Ma, a suo parere, non tutte le obbligazioni automobilistiche del Vecchio Continente saranno colpite allo stesso modo. “I produttori tedeschi, con la loro significativa dipendenza dalle esportazioni statunitensi, dovranno affrontare un maggiore controllo da parte dei commercianti. Al contrario, le società con una minore esposizione al mercato USA possono presentare opportunità di investimento”, sostiene. Preannunciando un aumento della divergenza nella performance dei singoli bond.
Per Woodward questi dazi vanno poi inquadrati nel contesto più ampio delle sfide esistenti per l’automotive, stretto tra la concorrenza cinese e le pressioni sui margini cui devono far fronte i produttori europei. Inoltre la sua raccomandazione è di tenere d’occhio il volume delle emissioni da parte delle case statunitensi nel mercato obbligazionario in euro: “Resta da vedere se gli investitori passeranno dai bond dell’automotive del Vecchio Continente a quelli statunitensi emessi in euro, mantenendo la loro esposizione al settore: ciò potrebbe potenzialmente avvantaggiare le società USA che emettono sui mercati Eur e GBP”, analizza.
Chris Turner, global head of markets and regional head of research for UK & CEE di ING, punta l’attenzione sulla debole reazione del dollaro. Che, a suo parere, potrebbe anche suggerire come il mercato stia passando, dall’effetto annuncio, all’analisi dell’impatto dei dazi sulla fiducia delle imprese e dei consumatorie quindi su consumi e investimenti. “Questa sarà la storia del secondo trimestre”, avverte. Intanto, per l’esperto tutto questo mette il dollaro su un percorso laterale all’interno di un range nel breve termine. “Anche se saremo attenti ai rischi di ribasso nel caso in cui i titoli azionari statunitensi si indebolissero e dovessero trascinare i rendimenti USA verso il basso”, precisa. Aggiungendo che, in questo caso, “lo yen giapponese difensivo potrebbe sovraperformare di nuovo, anche se il Giappone è esposto al tema auto”. Quanto all’euro, la domanda è come l’Europa si vendicherà e come Washington risponderà: “Una guerra commerciale globale è negativa per la moneta unica, sensibile al ciclo economico. Ma il mercato valuterà l’impatto di questi dazi sulla fiducia generale nella Regione”, sottolinea.
Opportunità di investimento
Quanto ai mercati, per gli analisti di Markets360 (BNP Paribas), sebbene Trump abbia sorpreso con l’annuncio per l’automotive, l’idea del 2 aprile come data chiave per la politica tariffaria è nota da tempo. “Riteniamo che il mercato abbia già prezzato l’evento su indici come l’SX5E e il DAX, ma pensiamo ci siano opportunità di investire in azioni a basso costo sull’indice SMI”, affermano. Secondo la loro analisi, l’SMI è l’indice più esposto ai dazi, data l’alta quota di ricavi generati negli Stati Uniti e la forte ponderazione nel settore farmaceutico. “A livello settoriale, oltre al pharma, riteniamo che le industrie più esposte agli States, come beni di consumo, alimentari e bevande, automotive e media, siano le più vulnerabili alle tariffe”, evidenziano. Di contro, prosegue l’analisi, il MDAX, l’IBEX e l’UKX sembrano essere i meno esposti. “Questo rafforza la nostra view rialzista sul MDAX. Ci posizioniamo con una strategia di switch call su UKX rispetto all’SMI con scadenza a settembre. E vediamo anche un potenziale rialzista per l’IBEX”, fanno sapere. Infine, per gli esperti la volatilità resterà compressa vicino ai livelli attuali e gli investitori dovrebbero essere selettivi nelle strategie di short sulla volatilità: “Lo spread di volatilità tra SX7E e SX5E appare esteso, offrendo un’opportunità per posizionarsi in vista di una normalizzazione”, concludono.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio