L’incertezza sulle politiche di Trump e l’andamento della Fed influenzeranno il mercato dei bond EM. Flavio Carpenzano, investment director Reddito Fisso di Capital Group, analizza le prospettive per gli investitori tra strategie valutarie e allocazione geografica del portafoglio
Flavio Carpenzano, investment director per il reddito fisso di Capital Group
Il contesto macroeconomico va caratterizzandosi per un processo di disinflazione che consentirà alle principali banche centrali di ridurre i tassi d’interesse, creando i presupposti per un rally degli asset emergenti. Tuttavia, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca rischia di cambiare le carte in tavola e imporre nuove sfide per le economie in via di sviluppo. Ecco perché Flavio Carpenzano, investment director di Capital Group, evidenzia l’importanza della gestione attiva e di un’attenta selezione nella costruzione dei portafogli esposti a queste geografie.
Guardando al 2025, Carpenzano si dice convinto che il contesto macroeconomico sia “positivo” per l’obbligazionario dei mercati emergenti. E la ragione risiede in un processo disinflazionistico generalizzato che dovrebbe consentire a gran parte delle principali banche centrali di ridurre i tassi nel corso dell’anno. Sul fronte dei rischi, tuttavia, l’incognita Trump minaccia di far avvertire il proprio peso sul segmento. “Misure come l’aumento i dazi fino al 60% per la Cina e al 10%-20% per il resto del mondo o la lotta all’immigrazione rappresentano delle sfide per gli EM”, ha detto l’esperto, pur precisando che l’imprevedibilità del tycoon lascia ancora spazio all’ipotesi di un ammorbidimento della linea rispetto a quanto ventilato in campagna elettorale. Un esempio di quanto questo scenario sia concreto viene proprio dal primo mandato del leader repubblicano, nel quale l’attenzione si è alla fine concentrata più sulle politiche di bilancio che su quelle commerciali. “Se le cose andassero nuovamente così potrebbe trattarsi di un fatto più positivo che negativo per determinati Paesi in via di sviluppo”, è stata la conclusione dell’esperto.
Attenzione alla Fed e ai tassi
Altro fattore da monitorare, per Carpenzano, sono i riflessi del Trump 2.0 sull’inflazione degli Stati Uniti. “Tagliare le tasse senza ridurre la spesa vuol dire stimolare la domanda complessiva nell’economia”, spiega, “il che comporta generalmente un aumento dei prezzi e potenzialmente anche dei salari”. Senza contare che i dazi, dal canto loro, determinerebbero un incremento del carovita diretto a causa del maggior costo dei beni importati e della limitazione alla concorrenza per le imprese locali al momento di fissare i prezzi finali. “Se questo si tradurrà in un’inflazione sostenuta dipenderà dalla risposta della Fed a questo shock dei prezzi”, ha aggiunto. E qualora l’istituto guidato da Jerome Powell dovesse scegliere di adottare una linea aggressiva, la previsione è di una divisione delle banche centrali emergenti: “Quelle dei Paesi asiatici, che possono agire d’anticipo grazie all’assenza di pressioni sistemiche sui sistemi finanziari e allo sviluppo di mercati locali più liquidi, non avranno conseguenze ma molte altre saranno costrette ad alzare il costo del denaro”. È il caso del Brasile, che ha già dovuto adottare una politica monetaria restrittiva in risposta alla fragilità della propria valuta e ai timori del mercato sui relativi conti pubblici.
Per Carpenzano, l’eventualità di dazi aggiuntivi e politiche di bilancio più espansive da parte degli Stati Uniti potrebbe portare a un rafforzamento immediato del dollaro. Tuttavia, le prospettive di crescita nebulose rischiano di indebolire il biglietto verde. In questo caso, l’esperto sottolinea come comunque resti difficile capire quali divise emergenti potrebbero trarre giovamento e questo per via dell’effetto contrastante delle tariffe. “Il precedente della guerra commerciale sull’asse Washington-Pechino ha mostrato come la riallocazione dei flussi di beni e servizi possa favorire il Messico e Vietnam”, dice, “ma una politica protezionistica più ampia potrebbe includere anche questi Paesi tra i bersagli dei dazi e produrre impatti negativi sulle loro valute”. Il Messico, in particolare, potrebbe subire ripercussioni sulla stabilità valutaria non solo per l’imposizione di nuove tariffe, ma anche per eventuali restrizioni sulle rimesse dei lavoratori immigrati.
Allocazione geografica del portafoglio
Le prospettive sui mercati emergenti variano dunque in base alle diverse aree geografiche. “In America Latina”, sintetizza Carpenzano, “l’impatto delle politiche statunitensi potrebbe essere meno marcato rispetto ad altre regioni”. Il Brasile, in particolare, presenta dal suo punto di vista opportunità di investimento grazie a rendimenti locali elevati e a una politica monetaria che potrebbe allentarsi nel corso dell’anno. “Anche la Colombia e l’Honduras offrono spazi di manovra interessanti”, afferma, “sostenuti da una crescita economica robusta e politiche fiscali solide”. In Asia, l’esposizione diretta agli USA è minore rispetto al passato ma le economie più aperte come Taiwan, Corea e Singapore potrebbero sono minacciate mentre India e Indonesia, maggiormente orientate al mercato interno, sembrano meno vulnerabili. “La politica monetaria della regione resta favorevole”, conclude quindi lo specialista, “con possibilità di tagli ai tassi da parte delle banche centrali”. L’Europa centrale e orientale potrebbe subire l’impatto indiretto di un inasprimento dei rapporti commerciali tra Stati Uniti ed Europa. In quest’area, la Polonia si distingue per un contesto macroeconomico positivo, mentre la Romania presenta opportunità nel segmento delle obbligazioni in valuta forte grazie a spread interessanti. La Turchia, invece, offre opportunità nel debito locale grazie a tassi elevati e al miglioramento della posizione valutaria della banca centrale. In Medio Oriente e Africa, l’impatto della politica statunitense dipenderà in larga misura dall’andamento del dollaro e dai tassi USA. Il Kenya e il Senegal potrebbero soffrire per il fabbisogno di finanziamenti in un contesto di tassi elevati, mentre il Sudafrica offre opportunità nel mercato obbligazionario locale grazie a rendimenti reali elevati e a prospettive di stabilizzazione politica dopo le elezioni.
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