Per l’agenzia di rating, niente tagli da Fed e Bce prima di giugno. Ma la recessione si allontana. Intanto Roma cresce più di Berlino. Merito di banche e aziende con outlook migliori. Incognita Pnrr sul futuro
I tassi alti sono qui per restare. Poco importa, infatti, se il mercato scommette su un taglio imminente del costo del denaro da parte delle banche centrali: Fed e Bce non si muoveranno dagli attuali livelli almeno fino a giugno e per rivedere l’inflazione al 2% bisognerà aspettare almeno due anni. È l’ultima fotografia dell’economia globale scattata da S&P Global Ratings, che vede il 2024 come l’inizio di nuova stagione caratterizzata da stagnazione anziché recessione ma con condizioni di finanziamento sempre più restrittive per le imprese. Un contesto nel quale l’Italia dovrebbe però riuscire a crescere più di altri Paesi, specie della Germania, facendo leva soprattutto su banche solide e aziende meglio posizione in termini di outlook.
A introdurre la view dell’agenzia di rating Usa è stata la responsabile global analytics credit Barbara Castellano. Secondo la sua analisi, le economie si sono sì mostrate resilienti dopo il Covid ma sullo sfondo dell’anno appena iniziato resta comunque un elemento che desta preoccupazione: il rialzo dei tassi di interesse. Se il costo del denaro non scenderà subito, ipotesi in cui gli investitori confidano in maniera forse troppo ottimistica, le nuove condizioni di accesso al credito rischiano infatti di mettere in difficoltà le aziende dai rating più deboli. “Ci sono 1.200 miliardi di dollari di debito corporate con rating B- o inferiore e si prevede una crescita delle scadenze per il livello CCC che nel 2024 andrà globalmente al raddoppio”, ha chiarito a proposito l’esperta. Numeri che, in sostanza, implicano la possibilità di un ulteriore aumento del tasso di default mondiale al 5% nel settembre 2024 dal 4,1% dell’anno prima.
Non solo Usa: anche l’Europa schiva la recessione
Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings
Nonostante questo quadro, cui si aggiunge la previsione di un rallentamento al +2,8% dell’economia globale entro la fine del 2024, il capo-economista Emea Sylvain Broyer ha confermato che lo scenario di soft landing dovrebbe concretizzarsi sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona. Secondo i calcoli dell’agenzia, se gli Usa cresceranno del 2,4% e dell’1,5%, il tasso di sviluppo del Vecchio Continente toccherà infatti lo 0,6% e lo 0,8% negli stessi intervalli temporali. Un risultato, quello prospettato per il blocco comunitario soprattutto nell’anno a venire, che scaturirà da tre fattori: la risalita dei salari reali, la tenuta del mercato occupazionale e un livello dei prezzi (misurato tramite il core price index) in calo dal 7,3% fino al 2% del 2025. Senza dimenticare l’ossigeno proveniente dai tagli dei tassi, che avverranno più tardi del previsto ma con buona probabilità saranno tre.
Italia sopra la media europea. Ma tutto passa dal Pnrr
Caso particolare quello dell’Italia, per la quale Broyer prevede un anno di transizione. La sua convinzione è che il Paese possa continuare a fare meglio della Germania, anche se marginalmente rispetto all’anno scorso, registrando un tasso di crescita pari allo 0,7% nel 2023, allo 0,6% nel 2024 e all’1,2% nel 2025. Ma il concretizzarsi di queste prospettive dipenderà “in misura cruciale” dalla capacità del governo di aumentare gli investimenti pubblici sia per compensare il rallentamento di quelli privati nel breve termine sia per contrastare la scarsa produttività e l’invecchiamento della forza lavoro su orizzonti temporali più ampi. “L’attuazione del Pnrr è stata lenta, con un quarto delle risorse disponibili effettivamente impiegate nel 2021 e 2022”, ha chiarito l’esperto. Che anche aggiunto: “Per poter utilizzare tutti i fondi, Roma deve spendere lo 0,6%-0,7% del Pil all’anno fino al 2026”. Si tratta di un obiettivo ambizioso, specie se si considera che i tassi di assorbimento dei fondi europei Roma sono storicamente inferiori al 40% e che per il 2024 la Commissione Ue ha previsto un aumento degli investimenti pubblici nazionali dello 0,5% della produzione”.
Secondo Broyer, a restare indietro rispetto alla media dell’Eurozona sarà invece il reddito disponibile, che pure è visto in crescita nel 2024. Quanto al debito pubblico, l’indicazione è infine che il rendimento del Btp decennale si attesti sul 4,7% (100 punti base in più di oggi) con uno spread verso il Bund tedesco stabile.
Banche solide e outlook privati stabili le armi in più
Mirko Sanna, direttore Financial Services S&P Global Ratings
A favorire il nostro Paese nel suo percorso di riassestamento dopo tre anni di shock sarà soprattutto il sistema bancario. Mirko Sanna, director financial Institutions di S&P Global Ratings, lo ha infatti descritto come un comparto “forte e ben equipaggiato per affrontare scenari avversi”, sottolineando il risultato di aver portato “ai minimi storici” il livello di crediti deteriorati in pancia agli istituti. E, anche se non si può escludere qualche aumento del tasso di deterioramento sia in vista, l’esperto pare convinto si tratti di un fenomeno dall’entità non superiore allo 0,7%-0,8%. Senza contare che, almeno fino al 2025, gli istituti continueranno a beneficiare di garanzie statali sui prestiti per 200 miliardi di euro e di un margine di interesse superiore del 50% a quello registrato durante la pandemia.
Renato Panichi, senior director della divisione Corporate Ratings, ha dipinto un quadro simile per il merito di credito delle aziende tricolore. “Nella distribuzione dei rating domestici non ci sono stati molti cambiamenti dal 2022, mentre le aspettative per il 2024 vedono una percentuale di outlook stabili superiore all’80% e outlook negativi inferiori alle media europea”, ha detto. I margini sono cresciuti perché le imprese “hanno trasferito i maggiori costi ai clienti finali e questo ha generato aumento in valore assoluto dell’ebitda”, ha spiegato. Per poi aggiungere: “Gli investimenti sono visti in rallentamento ma il ciclo rimane di espansione”.
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