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Pil +2,4%. Ma si rischia un “decennio di occasioni sprecate”. L’Ue crescerà dello 0,7% quest’anno e dell’1,6% il prossimo, gli Usa dell’1,6% e dell’1,7%. Male la Cina
Tra stretta monetaria, credit crunch e stagnazione del commercio e degli investimenti, il 2024 si preannuncia difficile. Parola della Banca Mondiale, che prevede per quest’anno il terzo rallentamento consecutivo del Pil globale, dal +2,6% del 2023 a +2,4% . L’economia si è mostrata “sorprendentemente resiliente” e si trova “sicuramente” in una posizione migliore rispetto a dodici mesi fa, scrivono gli economisti, ma quest’anno si registrerà un primato negativo: quello “del mezzo decennio più lento in termini di crescita in trent’anni”. E il rischio è che gli anni Venti passino alla storia per le “occasioni sprecate”.
Secondo l’istituto, in particolare, la maggior parte delle economie crescerà più lentamente rispetto al decennio precedente al Covid sia nel 2024 che nel 2025. Riviste al ribasso le attese per Europa, Cina e Usa. Per il prossimo anno, la stima è di una crescita a livello globale del 2,7%, ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni precedenti.
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Stime al ribasso per Eurozona e Cina. Usa peggio nel 2025
Il Pil dell’Area euro si espanderà dello 0,7% quest’anno e dell’1,6% il prossimo, rispettivamente 0,6 e 0,7 punti percentuali in meno rispetto alle aspettative. Per gli Stati Uniti la crescita è invece attesa all’1,6% nel 2024, in aumento di 0,8 punti percentuali, e all’1,7% nel 2025 (-0,6 punti). La Cina vedrà incrementare il Pil, nell’ordine del 4,5% e del 4,3%, 0,1 punti percentuali in meno per tutti e due gli anni rispetto alle stime precedenti. Nel 2023 Pechino ha registrato un aumento del 5,2%. Le attese per la Russia vengono invece riviste leggermente al rialzo a +1,3% nel 2024 e a +0,9% nel 2025.
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Si rischia un “decennio di occasioni sprecate”
Secondo il capo economista della Banca Mondiale, Indermit Gill, senza un’importante correzione, gli anni Venti verranno ricordati come il “decennio delle occasioni sprecate”. Di fatto, la crescita nel breve termine resterà debole, lasciando molti Paesi in via di sviluppo in “una trappola di livelli di debito che li paralizzano e un inconsistente accesso al cibo per quasi una persona su tre”. Per l’esperto, esistono però ancora delle occasioni per invertire la rotta, a partire da un’accelerazione degli investimenti e da un rafforzamento delle politiche di bilancio.
Il recente conflitto in Medio Oriente, viene però precisato nel report, ha fatto aumentare i rischi geopolitici e l’incertezza sui mercati delle commodity, con potenziali implicazioni avverse per la crescita globale. Il tutto mentre l’economia continua a fare i conti con gli shock degli ultimi quattro anni: la pandemia, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aumento dell’inflazione e la conseguente stretta delle condizioni monetarie globali.
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