I prezzi del Regno Unito tornano a riscaldarsi sia su base annua che a livello mensile. In ampliamento anche il dato core. E non è solo colpa dell’effetto ‘awful April’. Gli asset manager vedono una Bank of England più cauta: “Una sola sforbiciata entro fine anno e non prima di agosto”
Il carovita torna a insinuarsi tra le pieghe dell’economia britannica. Il tasso di inflazione annuale del Regno Unito ha infatti raggiunto il 3,5% ad aprile dal 2,6% di marzo e dal 2,8% di febbraio, superando di gran lunga il 3,3% atteso dagli economisti. Un risultato che, abbinato all’accelerazione registrata anche su base mensile e al dato sulla componente core, spinge i gestori a ridimensionare le attese per un taglio dei tassi da parte della Bank of England.
Secondo i dati dell’Office for National Statistics, i prezzi al consumo su base mensile sono aumentati dell’1,2% nel quarto mese dell’anno: un risultato superiore di un decimo al consensus e ben quattro volte più ampio rispetto al precedente rialzo dello 0,3%. Nel frattempo, anche il dato sull’inflazione di fondo si è surriscaldato: quello annuo si è attestato al 3,8% contro il 3,4% di marzo e il 3,6% atteso dagli analisti, mentre quello mensile ha registrato un incremento dell’1,4% a fronte del +0,5% di un mese prima e del +1,2% preventivato.
Sale la pressione sulle famiglie, nonostante l’‘awful April’
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
A far surriscaldare i prezzi sono stati soprattutto l’edilizia abitativa e i servizi domestici, seguiti dai trasporti e dalle attività cosiddette ricreativo-culturali. L’apporto di questi settori è stato infatti in grado, come ha dichiarato l’ONS, di compensare il contributo al ribasso arrivato dall’abbigliamento e delle calzature. Il tutto mentre i prezzi di elettricità, gas e altri combustibili registravano un’impennata del 6,7% da inizio anno e quello dell’acqua toccava il +26,1% nel solo mese di aprile. E se è vero che si tratta di un’accelerazione ascrivibile al cosiddetto ‘awful April’, fenomeno coincidente con l’inizio del nuovo esercizio fiscale e che comporta l’aumento di varie voci di consumo come imposte comunali e contratti telefonici, Richard Flax di Moneyfarm invita comunque a non derubricare la tendenza a mera parentesi temporanea: “La crescita dell’inflazione core va monitorata attentamente, perché aprile rappresenta il primo mese in cui gli effetti concreti del nuovo regime di politica commerciale iniziano a farsi sentire sui bilanci delle famiglie”. Senza contare che, spiega il manager, a complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunti stavolta l’aumento dei contributi previdenziali e l’incremento del salario minimo.
Sterlina in salita e operatori cauti sui tagli BoE
Immediata la risposta alla rilevazione da parte degli operatori, che hanno ridotto le scommesse su ulteriori tagli dei tassi di interessead opera dellaBoE. Ora i mercati si attendono infatti una sola sforbiciata entro la fine dell’anno, con le scommesse sul fatto che possa arrivare in agosto passate rapidamente dal 40% al 60%, mentre la sterlina, complice anche l’accordo sui dazi raggiunto con gli USA, è salita dello 0,5% a 1,3461 dollari e ha così toccato il livello più alto dal febbraio 2022.
Anche per i gestori, il lavoro sui tassi si complica
Una dinamica, quella registrata sul mercato, che sembra coerente anche rispetto alla view espressa da esperti e asset manager. Per lo stesso Flax, ad esempio, la prossima mossa dei policymaker britannici si preannuncia tutt’altro che semplice. “Con un’inflazione di fondo che continua a mostrare una certa tenacia e con pressioni sui costi provenienti da diverse direzioni”, sostiene l’esperto, “è probabile che la BoE adotti un approccio prudentee rimandi eventuali tagli dei tassi al momento in cui emergeranno segnali più solidi di una ripresa sostenibile”. Un’ipotesi evocata in tempi non sospetti niente meno che dal capoeconomista dell’istituto, Huw Pill, che due settimane fa ha messo in guardia contro il rischio di un allentamento monetario “troppo anticipato e troppo frettoloso”.
A Flax fa eco Allan Monks, economista di J.P. Morgan, che sottolinea come i dati dell’ONS mettano in dubbio la probabilità di un taglio dei tassi durante l’estate. “La sorpresa in negativo rafforzerà l’inclinazione restrittiva della BoE”, afferma, precisando che “la porta per un nuovo allentamento a giugno sembra chiusa e anche la probabilità di una sforbiciata ad agosto si è ridotta”. Più ottimista invece la view di Julien Lafargue, chief market strategist di Barclays Private Bank: “Al di là delle distorsioni di breve periodo”, sostiene, “riteniamo che la direzione generale dell’inflazione nel Regno Unito sia al ribasso”. Questo dovrebbe offrire alla banca centrale lo spazio per considerare almeno un paio di tagli dei tassi quest’anno e sostenere condizioni economiche favorevoli per il futuro”, ha aggiunto.
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