Il primo trimestre registra un crescita oltre stime: +1,3%. Ma a marzo la produzione industriale ha di nuovo frenato. Per gli asset manager, i prossimi tagli dei tassi dipenderanno dall’accordo con gli USA e dall’inflazione
Boccata d’ossigeno per il governo laburista di Keir Starmer e per la Bank of England. Dopo tanti dati negativi, e la valanga di critiche incassate dall’esecutivo per le sue misure a favore della crescita, l’economia del Regno Unito sembra dare segni di ripresa. Nel primo trimestre il pil britannico è infatti salito dell’1,3% su base annua e ha battuto le stime dell’1,2%, a fronte di un progresso dell’1,5% registrato nella coda del 2023. Rispetto al periodo precedente il rialzo è stato invece dello 0,7%, contro lo 0,6% previsto.
Rachel Reeves, Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito
Soddisfatta la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, che ha parlato di una dimostrazione “della forza e del potenziale dell’economia del Regno Unito”. La ministra ha sottolineando come nel primo trimestre il Paese sia cresciuto “più rapidamente” di altri Stati del G7, USA e Canada su tutti, e di tre big dell’Unione Europea quali Francia, Italia e Germania”. Più critico è stato invece il cancelliere ombra dell’opposizione Tory, Mel Stride, che ha ricordato il recente ridimensionamento delle stime britanniche per il 2025 da parte sia dello stesso Tesoro sia dell’FMI. Stride ha evidenziato nello specifico come i dati del primo trimestre non considerino l’effetto dell’incremento delle tasse sul lavoro deciso dal governo, che ha iniziato a farsi sentire solo da aprile.
Ma a marzo calano produzione industriale e manifatturiera
Scettica anche la risposta immediata dei mercati, con la Borsa di Londra che è rimasta in territorio negativo subito dopo la pubblicazione dei dati dell’Office for National Statistics. Nonostante il risultato di marzo sia migliore dello 0,2% rispetto al mese precedente (quando il pil era salito dello 0,5%) e dell’1,1% su marzo 2024 (quando era aumentato dell’1,4%), pesano infatti i numeri negativi realizzata dalla produzione industriale e manifatturiera. Il mese scorso, la prima ha registrato un decremento dello 0,7% su base mensile dal +1,7% di febbraio mentre la seconda è calata dello 0,8% a fronte del +2,4% di trenta giorni prima.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, è vero che il dato trimestrale evidenzia la tenuta dei servizi e della produzione industriale ma il rallentamento mensile suggerisce però la persistenza di venti contrari: a partire, dalle pressioni inflazionistiche e dalla debolezza della domanda interna. Ecco perchè, sostiene l’esperto guardando in prospettiva, “il recente accordo commerciale con gli USA potrebbe rivelarsi un evento cruciale. “Migliore accesso al mercato, tariffe più basse e potenziale impulso alle esportazioni promettono di sostenere una crescita più robusta nella seconda parte dell’anno”, analizza infatti l’esperto. Precisando che l’impatto economico reale dipenderà però dal ritmo di attuazione e dall’adesione delle imprese. Quanto alla Bank of England, è convinzione di Flax che gli ultimi dati sul pil aggiungano un elemento di complessità in vista della prossima decisione sui tassi. “La crescita dello 0,7% offre un po’ di respiro ma la dinamica mensile debole e un’inflazione ancora al di sopra del livello target rischiano di indurre la BoE a mantenere un approccio prudente”, osserva. Chiarendo che, mentre il recente taglio dei tassi al 4,25% riflette un orientamento dei policymaker favorevole all’allentamento, “ulteriori riduzioni potrebbero dipendere dall’effettiva traduzione dell’accordo commerciale in attività economica reale e dal calo dell’inflazione”.
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