Il Fomc resta in modalità ‘wait and see’. Per gli analisti, Powell deve ora bilanciare l’aumento dell’inflazione e i rischi di recessione che sembrano aumentare di pari passo
“È davvero difficile sapere come andrà a finire”. Basterebbero queste parole pronunciate in conferenza stampa dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, per riassumere l’aria che tira sui mercati all’indomani del meeting Fomc. Nonostante gli operatori attualmente prezzino un allentamento di 63 punti base quest’anno, con una probabilità del 60% di un taglio a giugno, l’interpretazione più diffusa è infatti che tutto può cambiare, data la notevole incertezza del quadro geopolitico.
L’istituto centrale statunitense, come atteso, ha lasciato invariati i tassi d’interesse e prevede ancora un taglio di mezzo punto percentuale sia nel 2025 sia nel 2026, esattamente come stimato tre mesi fa. Tuttavia ora si aspetta un’inflazione più alta, a causa dei dazi, e una crescita economica più modesta. Inoltre, l’incertezza sull’outlook è decisamente aumentata. Quasi inevitabile quindi che la modalità ‘wait and see’ sia considerata comprensibile dagli analisti, secondo cui la Fed è attualmente in una posizione tale da poter reagire a qualsiasi scenario.
La view degli esperti
Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR
“Powell ha chiarito che i cambiamenti politici in materia di commercio, immigrazione, politica fiscale e regolamentazione avranno un impatto sull’economia. Non è chiaro quale sarà l’effetto, è presto per dirlo, ma ha sottolineato che il Fomc sta osservando attentamente questi sviluppi”, fa notare Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR. Per l’esperta, quindi, di fronte a questo quadro l’istituto centrale non ha certo fretta e “la politica monetaria è in una buona posizione, offre un certo grado di flessibilità, per aspettare maggiore chiarezza”. Sulla stessa linea Ryan Wang, economista di Hsbc, secondo cui “i potenziali rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione, in parte dovuti ai dazi e all’incertezza della politica commerciale, complicano le prospettive della politica monetaria”.
La disoccupazione potrebbe essere l’arbitro finale
Tiffany Wilding, economist di Pimco
Tiffany Wilding, economista di Pimco, sottolinea che le revisioni al rialzo delle previsioni sui prezzi si sono concentrate nel 2025, in linea con le dichiarazioni di Powell secondo cui i dazi dovrebbero produrre un’inflazione transitoria. Tuttavia, precisa l’esperta, anche un aggiustamento transitorio del livello dei prezzi ha posticipato la tempistica prevista per il rientro dell’inflazione al 2% e, di conseguenza, la previsione di ritorno a una politica neutra da parte di molti funzionari della Fed. A suo parere, l’istituto centrale deve ora affrontare la sfida di bilanciare l’aumento dell’inflazione e i rischi di recessione che sembrano aumentare di pari passo. “Nel breve termine, Powell ha segnalato che i funzionari sono a proprio agio nel mantenere i tassi invariati e procedere con cautela. Tuttavia, riteniamo che la disoccupazione sarà l’arbitro finale e ci aspettiamo ancora che la Fed tagli in modo aggressivo nel caso in cui il tasso di disoccupazione inizi a salire”, avverte.
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