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Il governo taglia il welfare e dimezza le stime di crescita. A febbraio carovita giù oltre le attese, ma per gli analisti è destinata a risalire e Bailey resterà cauto
Per il Regno Unito si preannunciano mesi difficili. Nell’attesissima manovra di Primavera, il governo laburista di Keir Stramer ha infatti varato una serie di pesanti tagli alla spesa pubblica e dimezzato le stime di crescita per il 2025. A poco serve quindi il sollievo offerto dall’inflazione, arretrata oltre le previsioni a febbraio ma che molti economisti danno già in risalita: il lavoro della Bank of England si fa più complicato. E se l’ipotesi di un taglio a maggio resta sul tavolo, aumentano gli analisti convinti che Andrew Bailey potrebbe scegliere la linea della cautela e attendere ancora prima di proseguire con l’allentamento monetario.
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Reeves taglia il welfare e dimezza le stime di crescita
I giornali inglesi hanno subito definito la manovra della cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, un ritorno all’austerità. Il programma prevede infatti tagli al welfare per 4,8 miliardi di sterline (5,7 miliardi di euro), oltre alla cancellazione di 2 miliardi di sterline (2,4 miliardi di euro) l’anno di risorse destinate agli apparati dell’amministrazione pubblica del Civil Service. Di contro il governo ha annunciato investimenti per altri 2,2 miliardi di sterline per difesa e riarmo, oltre al già deciso incremento del bilancio militare dal 2,2% al 2,5% del Pil dal 2027. Colpa di un “un mondo che cambia” e di pericoli crescenti sullo sfondo della guerra fra Russia e Ucraina, ha spiegato la Reeves. “La grande incertezza globale” è anche la causa del dimezzamento delle stime di crescita effettuato dall’Office for Budget Responsibility, che vede il Pil espandersi dell’1% quest’anno contro il 2% delle previsioni d’autunno. Il Regno Unito è però destinato a riprendersi in seguito, con l’economia di Sua Maestà che aumenterà a un tasso più elevato negli anni a venire: +1,9% nel 2026, +1,8% nel 2027 e +1,7% nel 2028. Altro dato da tenere sotto osservazione è poi quello dell’inflazione, che lo stesso l’Office for Budget Responsibility vede attestarsi su un valore medio del 3,2% quest’anno per poi scendere al 2,1% il prossimo e raggiungere l’obiettivo del 2% solo dal 2027. La titolare del Tesoro ha aggiunto che il governo “deve lavorare a stretto contatto con la Banca d’Inghilterra” per contenere il carovita entro il target, ammettendo di non essere soddisfatta dei numeri presentati.
Inflazione in frenata a febbraio
Per la BoE il quadro è però tutt’altro che semplice. A febbraio l’inflazione si è attestata al 2,8%, contro il 3% atteso e dopo il 3,0% di gennaio, ma in linea con le stime dell’istituto centrale. Il dato core, cruciale per le scelte di politica monetaria, si è fermato al 3,5% mentre il consensus era fissato sul 3,6%. Su base mensile i prezzi sono saliti invece dello 0,4%, meno dello 0,5% previsto: una frenata gradita, ma dalla quale molti economisti hanno però già messo in guardia ricordando che il rincaro dell’energia tornerà presto a generare pressioni al rialzo fino anche al 4%. Per questo, pur restando sul tavolo l’ipotesi di un taglio dei tassi a maggio, sono in diversi a crede che Bailey potrebbe voler aspettare anche per valutare l’effetto delle misure annunciate da Reeves.
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Per gli analisti la BoE resterà prudente
“Sebbene il dato di febbraio mantenga la Banca d’Inghilterra sulla strada verso l’obiettivo del 2% e allevi leggermente la pressione sui consumatori, il calo è troppo contenuto per modificare l’approccio prudente del Comitato di politica monetaria”. Questo il commento di Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, che ricorda anche l’incombente rischio di nuovi dazi. “Se le tensioni commerciali dovessero intensificarsi, l’aumento dei costi all’importazione potrebbe incidere sulla crescita e rallentare la disinflazione, complicando le tempistiche previste dalla banca centrale per eventuali tagli dei tassi”, avverte.
Anche secondo Matthew Ryan, head of market strategy di Ebury, i dati di febbraio non cambieranno la narrativa per l’istituto centrale. “L’inflazione core rimane ancora lontana dall’obiettivo del 2% del Mpc, mentre i prezzi dei servizi, che è una delle metriche chiave considerate dalla banca centrale quando decide il percorso dei tassi di interesse, stanno ancora aumentando a un ritmo vertiginoso del 5% su base annua”, osserva. Per l’esperto, quindi, Bailey e colleghi attenderanno ulteriori dati positivi sull’inflazione prima di modificare la loro strategia di riduzione dei tassi. “Di conseguenza, prevediamo solo due tagli di 25 punti base quest’anno, con il primo previsto non prima dell’estate. Questo approccio conservativo dovrebbe rafforzare la sterlina, che continua a mostrare un potenziale di crescita rispetto alle altre valute nel 2025”, conclude.
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