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Per Tim Drayson, head of economics della casa di gestione, l’andamento dei metalli preziosi mostra tutti i tratti distintivi di un boom pronto a sgonfiarsi all’improvviso. Ecco perché
Mentre tutti guardano con preoccupazione all’intelligenza artificiale, la bolla di mercato rischia di scoppiare da tutt’altra parte. A lanciare l’allarme sull’oro, è Tim Drayson, head of economics di L&G, secondo cui al momento l’andamento dei prezzi dei metalli preziosi mostra tutti i tratti distintivi di un boom pronto a sgonfiarsi all’improvviso. Una tesi in controtendenza, visto che la maggior parte dei gestori resta rialzista nonostante le montagne russe degli ultimi giorni, e basata proprio sulla “dinamica speculativa emersa dalle recenti oscillazioni”.
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I motori della domanda
“Come accaduto con quasi la totalità delle bolle in passato, il boom di queste commodity è più che giustificato, soprattutto nel caso dell’oro”, afferma Drayson. Con lo scoppio della guerra in Ucraina, ricostruisce infatti l’esperto, il lingotto si è liberato dei legami con il dollaro e con i rendimenti reali, mentre l’incertezza geopolitica e un debito statunitense sempre più insostenibile hanno spinto molti investitori a cercare alternative agli asset in usd, avviando un trend che secondo molti è appena all’inizio. “A spingere ulteriormente il metallo giallo ci hanno pensato poi le banche centrali, che nella loro opera di diversificazione delle riserve valutarie si sono dimostrate insensibili al rialzo dei prezzi”, chiarisce. Aggiungendo che forti spinte al rialzo sono arrivate anche dalla Cina e del comparto cripto delle stablecoin.
L’argento ha seguito un percorso simile, ma con una narrativa forse ancora più allettante. “Questo metallo non solo può approfittare del ‘debasement trade’ in quanto asset reale, ma sta beneficiando anche della rapida crescita dell’AI”, evidenzia Drayson. È infatti fondamentale per lo sviluppo dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, che va dai semiconduttori alla distribuzione di energia elettrica, fino allo stoccaggio e alla gestione del raffreddamento dei data center. Per di più, precisa l’esperto, “a inizio anno la Cina lo ha riclassificato come asset strategico, imponendo vincoli commerciali e anche generando voci sull’istituzione di riserve nazionali”.
I problemi dell’offerta
A questo repentino aumento della domanda di oro e argento, fa notare Drayson, si contrappone un’offerta particolarmente inelastica: la quantità del primo è infatti molto limitata, mentre il secondo è un sottoprodotto di altre attività estrattive e ciò rende la fornitura meno sensibile al prezzo. “Il valore dell’oro estratto ai prezzi attuali si aggira tra i 30 e i 40 trilioni di dollari e corrisponderebbe idealmente a un cubo di 22,5 metri di lato. Il valore totale del mercato dell’argento, invece, è più piccolo ed è stimato in 6-7 trilioni di dollari”, spiega. Quindi, chiarisce, “basta un modesto aumento degli investimenti o della domanda industriale per far oscillare i prezzi”.
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Le contraddizioni del mercato
Tuttavia, per l’esperto non è una sorpresa che gli Stati Uniti abbiano un debito pubblico fuori controllo e che questo avrebbe portato a un ribasso del dollaro e a un sostegno all’oro: ad essere strane sono piuttosto le tempistiche del picco dei prezzi. “L’outlook macroeconomico è andato migliorando nei mesi recenti e gli economisti hanno visto a rialzo le previsioni di crescita, senza esprimere nuovi dubbi sull’andamento dell’inflazione”, fa notare. Precisando che anche gli asset più rischiosi appaiono notevolmente ben posizionati e che, dal Liberation Day, gli USA hanno ritirato alcuni dazi, scongiurando una guerra commerciale globale. “Eppure, l’indebolimento del biglietto verde non è stato così significativo”, rimarca.
Ovviamente, riconosce Drayson, tutto questo non basta a dire che c’è una bolla nel mercato dei metalli preziosi. Tanto più che si tratta di asset su cui è particolarmente difficile fare questo tipo di valutazione, dal momento che non generano reddito e che la loro valutazione è possibile solo al momento della vendita. Eppure, precisa, la sovraperformance di oro e argento rispetto alle azioni è più difficile da spiegare. “I confronti sono sensibili al mercato scelto e all’orizzonte temporale, ma anche considerando i rendimenti totali dell’S&P 500, i risultati restano significativamente superiori”, sottolinea.
Rischio di crolli improvvisi
Insomma, secondo Drayson il consenso attuale evidenzia forti venti strutturali a favore dell’oro. Ma non spiega appieno i movimenti di prezzo degli ultimi giorni, che invece riflettono un ulteriore livello di speculazione, con gli acquisti guidati dal momentum e amplificati dalla paura di perdere un’occasione. Pertanto, avverte, “una curva dei prezzi in lieve discesa può generare un’ultima ondata di acquisti intensi, con l’analisi razionale che lascia il posto a ulteriori speculazioni e clamore”. Impossibile dire per quanto questo quadro possa protrarsi ma, mette in guardia l’esperto, “dato l’intensificarsi della speculazione e i venti favorevoli strutturali che non mostrano segni di inversione, il rischio di crolli improvvisi è probabilmente maggiore di una prolungata fase ribassista”.
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