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Gli Institutional Investor Indicators di State Street mostrano a settembre un calo dell’appetito per il rischio dopo cinque mesi di aumento. Diminuisce anche la liquidità, mentre risale l’esposizione obbligazionaria
Il reddito fisso è tonato nei radar degli istituzionali di tutto il mondo. Settembre ha infatti segnato un cambio di passo per il sentiment degli investitori di lungo periodo che, dopo cinque mesi consecutivi di propensione al rischio, hanno ridotto le loro esposizioni azionarie a favore dei bond. A certificarlo è lo State Street Risk Appetite Index che il mese passato è sceso a quota 0,18, dallo 0,36 di agosto, segnando il livello più basso dallo scoppio della guerra in Iran, il 28 febbraio scorso.
Ritorno al reddito fisso
Gli Institutional Investor Indicators della società mostrano dunque un calo di 0,8 punti delle allocazioni azionarie, che restano comunque su livelli storicamente elevati, al 56,6%, e indicano che a beneficiarne è stato il reddito fisso, anziché la liquidità. Escludendo i Treasury bill, l’esposizione degli istituzionali all’obbligazionario è infatti cresciuta di quasi un punto percentuale, mentre il cash è calato di 0,18 punti percentuali. Si tratta, sottolinea il report, del maggiore incremento mensile delle allocazioni al reddito fisso degli ultimi cinque anni. Sebbene le posizioni rimangano su livelli storicamente bassi, l’aumento registrato a settembre suggerisce insomma che gli investitori di lungo periodo stanno finalmente reagendo ai rendimenti più elevati dei titoli sovrani, nonostante un quadro macroeconomico ancora difficile.
Una pausa ragionevole
Michael Metcalfe, head of macro strategy di State Street Markets, non si mostra affatto sorpreso che la fase di ricerca del rischio non sia riuscita a proseguire per il sesto mese consecutivo: “Gli investitori erano già significativamente sovrappesati sull’azionario, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio e condizioni monetarie più restrittive fornivano chiare ragioni per prendersi una pausa”, analizza.
I rendimenti dei bond sono tornati attraenti
Più sorprendente, secondo l’esperto, è stato il modo in cui gli istituzionali hanno cercato sicurezza: “A volte, è proprio un comportamento assente a essere più indicativo”, riflette. Infatti, nonostante l’andamento più debole dei prezzi sia dell’equity sia dei bond, le allocazioni alla liquidità sono diminuite moderatamente e sono rimaste al di sotto della loro media di lungo periodo. Al contrario, il calo di 80 punti base delle posizioni azionarie e di 20 punti base del cash è confluito nelle obbligazioni. “Con le posizioni nel reddito fisso degli asset manager vicine ai minimi degli ultimi vent’anni, un certo riequilibrio era ormai atteso”, spiega Metcalfe. Facendo notare come, tuttavia, questo spostamento si sia verificato mentre i rendimenti aumentavano nettamente. Questo, conclude, potrebbe indicare che, nonostante le preoccupazioni relative all’inflazione e alle prospettive fiscali e politiche, “i rendimenti a più lunga scadenza sono finalmente sufficientemente elevati da tornare ad attrarre gli investitori di lungo periodo”.
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