La nomina di Warsh alla Fed ha scatenato un sell-off. Per gli asset manager, è solo un aggiustamento. E un’opportunità di ingresso. Perché i fattori a supporto del rally non sono venuti meno
Dopo oltre un anno di corsa a perdifiato, è arrivata la frenata. Per oro e argento gli ultimi giorni sono stati al cardiopalmo, con una volatilità più da meme stock che da bene rifugio. Dopo aver sfondato la settimana scorsa i 5.600 dollari l’oncia, lunedì il lingotto è infatti crollato in zona 4.400, per poi tornare a rivedere quota 5.000. Stesso discorso per l’altro metallo prezioso, che è scivolato da oltre 121 dollari a meno di 72, salvo poi risalire. L’ottovolante ha spinto molti investitori a chiedersi se le previsioni di un rally duraturo non siano ormai da rivedere, ma secondo i gestori si è trattato più di un aggiustamento che di una reale inversione di tendenza: i fattori a sostegno della corsa, infatti, sono ancora tutti ben presenti.
“La nomina di Kevin Warsh a prossimo presidente della Federal Reserve ha generato un aggiustamento del mercato che ne ha letto un profilo leggermente più falco rispetto agli altri candidati”, commenta Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, secondo cui tale visione trova fondamento in alcune delle posizioni su stabilità dei prezzi, dimensione del bilancio Fed e regolamentazione del settore bancario. Posizioni che però, a suo avviso, non si scontrano in maniera sostanziale con lo scenario attuale. “Credo che un ritocco al ribasso nei tassi rimanga probabile alle porte dei mesi estivi”, assicura. Secondo l’esperto, un tema molto interessante sarà la maggiore cooperazione tra politica monetaria e fiscale. “Il mercato interpreta la nomina come un rafforzamento di un quadro operativo in cui il bilancio viene utilizzato solo dopo i tagli, piuttosto che come uno strumento attivo di stabilizzazione della duration”, spiega. Ne deriva, secondo Simoncelli, che l’aggiustamento, in combinazione con la precedente debolezza del dollaro abbia generato forte volatilità sui mercati delle materie prime. Volatilità accompagnata da fasi di scarsa liquidità sui mercati dei metalli preziosi.
Il ruolo delle prese di profitto
Claudio Wewel, FX strategist di J. Safra Sarasin
Per Claudio Wewel e Raphael Olszyna-Marzys, rispettivamente Fx strategist e international economist di J. Safra Sarasin, la correzione è da inquadrare soprattutto nel contesto dei forti rialzi registrati da inizio anno. A fine gennaio, tra tensioni geopolitiche e afflussi speculativi, l’oro aveva segnato un aumento di quasi il 30% e l’argento di quasi il 70% rispetto al31 dicembre 2025. Tuttavia, fanno notare gli esperti, i rialzi avevano già mostrato alcuni segni di esaurimento all’inizio della scorsa settimana. “Riteniamo quindi che l’attuale sell-off sia probabilmente legato alle operazioni di presa di profitto di fine mese, mentre la nomina di Warsh sia stata più che altro una coincidenza”, affermano.
Raphael Olszyna-Marzys, international economist di J. Safra Sarasin
A loro parere, infatti, la scelta del nuovo presiedente non cambia le carte in tavola. “Il mercato lo percepisce come un falco, cosa che gli conferisce maggiore credibilità rispetto agli altri candidati. Tuttavia, recentemente ha cambiato posizione, esprimendo l’opinione che il boom dell’AI rappresenti di per sé un momento di crescita disinflazionistico sostenuto da un aumento della produttività”, spiegano. Per questo, osservano, probabilmente sosterrà tassi di politica monetaria più bassi. Inoltre, aggiungono, “Warsh ha espresso preoccupazione per una politica eccessivamente dipendente dai dati, suggerendo che non dovrebbe essere considerato un falco tradizionale. Ed è anche ritenuto politicamente leale”.
Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group
Per Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group, il sell-off è stato dettato da fattori emotivi e probabilmente subirà un’inversione man mano che i mercati avranno una visione più chiara delle opinioni del nuovo numero uno della Fed sulla politica monetaria. “Indipendentemente dalle possibili politiche di Warsh, molti dei fattori chiave che sostengono il prezzo dell’oro sono intatti”, rimarca. Citando le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale di diversi Paesi, il desiderio di ridurre l’esposizione agli Stati Uniti, in particolare al dollaro, e la domanda di asset class rifugio. Inoltre, fa notare, “molti investitori utilizzano il metallo giallo come copertura contro il rischio geopolitico, che sembra destinato a rimanere elevato, almeno nel breve termine”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Simoncelli, per il quale il movimento di presa di profitto sui metalli preziosi si pone in un contesto in cui gli elementi fondamentali e strategici a supporto rimangono in essere. “L’allocazione verso l’oro è sempre più espressione di un rally globale di interesse ormai strategico. E fasi di aggiustamento sono del tutto plausibili quando emergono condizioni di iper-comprato nel breve periodo su asset che hanno cavalcato un trend rialzista quasi di tipo parabolico”, chiarisce.
Un’opportunità d’ingresso
Anche Wewel e Olszyna-Marzys confermano la previsione fondamentale di un aumento a medio termine del prezzo del lingotto. “Warsh perseguirà probabilmente una politica monetaria più accomodante rispetto al suo predecessore. L’elevata incertezza geopolitica è destinata a persistere e lo stato di diritto negli Stati Uniti continuerà a essere sotto pressione, il che eroderà ulteriormente la fiducia nel dollaro”, spiegano. Senza contare che il metallo giallo dovrebbe trarre vantaggio anche dalle elezioni di medio termine. Per questo, secondo i due esperti, l’attuale correzione rappresenta un’opportunità di ingresso.
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