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Per l’agenzia, competizione sulle commissioni e costi di integrazione hanno neutralizzato i benefici delle economie di scala. E se in Europa restano margini per nuove operazioni, gli investimenti in intelligenza artificiale rischiano di aumentare la pressione sui conti nel medio termine
Le operazioni di fusione e acquisizione hanno contribuito poco al miglioramento della redditività degli asset manager tradizionali, mentre la concorrenza sulle commissioni o i costi di esecuzione e integrazione hanno limitato i vantaggi legati alla maggiore scala. È questa la conclusione di Fitch Ratings, che in un’analisi comparativa dei principali operatori globali del risparmio gestito tradizionale rileva come le operazioni concluse nell’ultimo decennio non abbiano prodotto miglioramenti significativi della redditività. Una conclusione che, proprio mentre in Italia continua la partita tra Intesa e Mps, induce a riflettere sulle prospettive del rally ancora in corso all’interno del settore.
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Un fenomeno trasversale
Il fenomeno, secondo lo studio, riguarda sia i gruppi cresciuti attraverso acquisizioni sia quelli che hanno puntato maggiormente sullo sviluppo organico. In entrambi i casi, secondo Fitch, la forte pressione competitiva sulle commissioni e i costi aggiuntivi delle iniziative aggregazione hanno infatti contribuito a mantenere sostanzialmente stabili i rapporti tra oneri e ricavi. “La disciplina nelle spese e il minor costo del lavoro in alcuni Paesi sono fattori più diretti per l’andamento del cost-income rispetto all’attività di M&A”, osserva l’agenzia di rating. La crescita dimensionale, dunque, non sembra più in grado di tradursi automaticamente in margini più elevati: il risultato dipende anche dalla capacità di contenere la struttura operativa e di gestire le uscite necessarie a integrare le attività acquisite.
Più efficacia sulla raccolta che sui margini
Dove le acquisizioni hanno mostrato risultati più evidenti è sul fronte dei flussi netti, grazie alla possibilità di incorporare masse gestite e raccolta delle società target. In questo senso, viene sottolineato, l’M&A può offrire un contributo più immediato alla crescita degli asset under management che alla redditività. “In un contesto di crescente interesse per gli investimenti alternativi e i mercati privati”, spiega Fitch, “l’ampliamento dell’offerta ha avuto soprattutto una funzione di fidelizzazione della clientela piuttosto che agire da motore per una nuova raccolta”. La società segnala inoltre che le fuoriuscite dalle attività acquisite sono rimaste generalmente contenuti, anche grazie alle iniziative di retention e al minore peso dei gestori di fondi di alto profilo nell’attrarre o mantenere le masse. Nonostante i risultati limitati sul piano dei margini, l’agenzia si attende quindi che i player tradizionali continuino a perseguire operazioni straordinarie nel breve periodo per migliorare la leva operativa e consolidare l’ingresso di nuovi capitali.
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Europa, spazio per nuove aggregazioni
Un’altra conclusione dello studio è che, in Europa, la frammentazione del settore e le dimensioni ridotte di molti operatori lasciano spazio ad altre aggregazioni. “Le opportunità potrebbero risultare particolarmente interessanti per i gruppi attivi nei segmenti retail di massa e istituzionale”, si legge, “poiché caratterizzati da offerte più standardizzate”. Anche le acquisizioni finalizzate ad assicurarsi canali distributivi potrebbero diventare una leva strategica, consentendo ai gestori di rafforzare l’accesso alla clientela. La prospettiva di nuove operazioni si confronta, tuttavia, con un contesto in cui i vantaggi di scala restano difficili da tradurre in un miglioramento strutturale dei conti. La competizione sui prezzi continua infatti a comprimere i ricavi unitari e i costi di M&A possono assorbire parte dei risparmi attesi. Per questo, secondo Fitch, la disciplina operativa rimane determinante anche per i gruppi che puntano a crescere attraverso il consolidamento.
L’AI aggiunge pressione sui costi
A complicare il quadro contribuiranno gli oneri tecnologici, destinati ad aumentare con l’adozione dell’intelligenza artificiale. Fitch prevede che i costi legati all’AI eserciteranno pressioni sui margini nel medio termine, mentre i guadagni di produttività dovrebbero materializzarsi solo gradualmente. L’agenzia richiama in particolare le maggiori spese per la compliance, la governance dei modelli, il controllo dei dati, la gestione dei fornitori e l’utilizzo delle tecnologie. Si tratta di investimenti necessari per integrare questa innovazione nei processi aziendali e garantirne un impiego controllato, ma che nel breve periodo possono appesantire la struttura dei costi. La tecnologia potrebbe rendere più accessibili anche alle società di minori dimensioni alcune capacità, tra cui il supporto alla ricerca e l’analisi di portafoglio. I grandi gestori conserverebbero però un vantaggio nel distribuire su basi patrimoniali più ampie le spese per governance, conformità normativa e implementazione.
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