Geopolitica, politiche economiche espansive e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri globali. Per gli esperti di Wellington Management, il nuovo scenario impone di ripensare l’allocazione del capitale, ma apre anche opportunità per la gestione attiva, i mercati privati e le infrastrutture
La crescente frammentazione geopolitica, il ritorno della sicurezza nazionale al centro delle politiche industriali e l’accelerazione dell’intelligenza artificiale stanno delineando un nuovo scenario per gli investitori. Un contesto caratterizzato da rischi e incertezze, ma anche da opportunità per chi saprà individuare le tendenze strutturali di lungo periodo. È il quadro emerso dal Wellington Management EMEA Investment Forum.
Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management
Il primo elemento di discontinuità riguarda la geopolitica. Secondo Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management, il mondo si trova nella fase conclusiva di un lungo ciclo geopolitico, caratterizzato da una relativa stabilità. Al centro della trasformazione si colloca la competizione tra Stati Uniti e Cina, destinata a influenzare le relazioni economiche, commerciali e tecnologiche globali.
Dall’efficienza alla resilienza: il nuovo ordine mondiale
Per gli investitori, spiega Mucha, il cambiamento più significativo riguarda il progressivo passaggio dall’efficienza economica alla sicurezza nazionale come principale criterio di orientamento delle politiche pubbliche. “Per 30, 40, 50 anni abbiamo vissuto in un mondo organizzato intorno all’efficienza, alla globalizzazione e al commercio internazionale. Ora ci stiamo muovendo verso un mondo in cui sarà la resilienza a rappresentare il fattore dominante”, ha affermato Mucha. La conseguenza è una crescente attenzione dei governi verso settori strategici, dai semiconduttori ai minerali critici, dalle infrastrutture energetiche alla robotica. Una trasformazione destinata ad aumentare la dispersione delle performance tra Paesi, settori e società, creando nuove opportunità per la gestione attiva e per i mercati privati, particolarmente adatti, secondo Mucha, a finanziare lo sviluppo di nuove capacità produttive.
Crescita globale e rendimenti obbligazionari sotto pressione
Alle trasformazioni geopolitiche si affianca uno scenario macroeconomico apparentemente contraddittorio. Nonostante lo shock energetico e l’incertezza internazionale, l’economia globale ha continuato a mostrare una crescita sostenuta. A evidenziarlo è stato Eoin O’Callaghan, macro strategist di Wellington Management, secondo cui, escludendo il rimbalzo post-pandemico, la crescita del PIL nominale globale si colloca tra il 6% e il 7%. Crescita confermata anche dal recente World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale. A sostenerla sono soprattutto politiche monetarie e fiscali espansive, ma in misura maggiore gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Tale sostegno dell’IA però richiama l’attenzione su un eventuale rischio concentrazione e effetti differenti sull’inflazione: se nel medio periodo i guadagni di produttività potrebbero contribuire a moderare i prezzi, nel breve termine l’elevata domanda di energia e materie prime alimenta nuove pressioni inflazionistiche. “Finché rimarranno presenti i fattori strutturali di cui ho parlato – politiche economiche espansive e intelligenza artificiale – le pressioni strutturali al rialzo sui rendimenti continueranno a essere elevate”, ha spiegato O’Callaghan. Tuttavia, l’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali punti di incontro tra geopolitica e crescita economica. La competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina e la domanda di capacità di calcolo stanno ampliando le opportunità ben oltre le società che sviluppano i modelli più avanzati.
Secondo Aoi Nishiyama, investment director del team Asia Technology della società, un ruolo fondamentale è svolto dalla filiera asiatica, che comprende semiconduttori, memorie e componenti essenziali per i data center. “Credo che non sia un’esagerazione affermare che senza l’Asia l’intelligenza artificiale non sarebbe possibile”, ha sottolineato. La crescente spesa degli hyperscaler potrebbe favorire numerose imprese asiatiche, comprese società meno conosciute ma strategiche nella catena di fornitura. A questo si aggiunge lo sviluppo della sovereign AI, con un numero crescente di Paesi interessati a costruire infrastrutture tecnologiche autonome e a mantenere il controllo sui propri dati.
Infine, secondo Megan Galligan, global industry analyst del team Enduring Infrastructure Assets, l’aumento della domanda energetica dei data center si inserisce in un quadro di investimenti già necessario per modernizzare reti elettriche, sistemi idrici e infrastrutture energetiche. E ciò significa che all’espansione dell’IA, segue di pari passo un’espansione significativa delle infrastrutture fisiche. Le stime illustrate durante il forum indicano un fabbisogno globale di circa 106mila miliardi di dollari entro il 2040. “L’intelligenza artificiale sta certamente contribuendo ad accelerare questa crescita, ma gli investimenti infrastrutturali sarebbero necessari anche in assenza dell’AI”, ha spiegato Galligan.
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