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Per Jim Caron, cio del Portfolio Solutions Group di Morgan Stanley Investment Management, il nuovo contesto macro è destinato a favorire gli asset rischiosi. Bene anche l’Europa, mentre nell’obbligazionario serve una gestione molto più attiva. E sull’IA: “Il mercato si allarga”
Il tema che guiderà i mercati nella seconda metà del 2026 sarà l’adattamento a un’economia caratterizzata da una crescita nominale strutturalmente più elevata. È questa la chiave di lettura proposta da Jim Caron, chief Investment Officer del Portfolio Solutions Group di Morgan Stanley Investment Management, durante la presentazione dell’outlook trimestrale della società. Secondo il gestore, il ritorno di un’inflazione stabilmente superiore ai target delle banche centrali cambia infatti il modo in cui devono essere interpretati i fondamentali di mercato. Una trasformazione destinata a rafforzare il posizionamento sulle azioni rispetto alle obbligazioni.
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La crescita nominale sostiene utili e valutazioni
Caron ritiene che l’elemento centrale del nuovo scenario sia la crescita del Pil nominale, cioè la somma tra l’espansione del prodotto interno lordo in termini reali e l’inflazione. Negli Stati Uniti il dato del primo trimestre è stato rivisto al 6,1%, un livello che rappresenta un contesto favorevole per gli utili societari. “Viviamo in un mondo nominale”, ha osservato, per poi chiarire: “Le imprese generano ricavi nominali, gli investitori vengono remunerati in dollari nominali e sono proprio questi flussi a sostenere utili e cash flow”. Ecco perché, fino a quando il carovita resterà intorno al 2,5-3% senza trasformarsi in un fenomeno destabilizzante, questo contesto continuerà a sostenere le valutazioni azionarie. Secondo Caron, infatti, storicamente i multipli di mercato tendono a raggiungere i livelli più elevati nell’esatto momento in cui si mantiene circa un punto sopra il target delle banche centrali. Da qui la scelta di mantenere un’esposizione oltre la media sull’azionario, con un portafoglio caratterizzato anche da un beta più elevato del mercato.
Il rally si allarga oltre i giganti della tecnologia
Uno dei segnali più incoraggianti, dal punto di vista del gestore, è il progressivo ampliamento della leadership di mercato. Nel primo semestre del 2026, infatti, i grandi titoli tecnologici e gli hyperscaler hanno registrato una performance media di appena il 2,5% contro il 10,5% dell’intero mercato azionario. Anche lo stile value ha battuto quello growth di circa dieci punti percentuali, segnale che il rialzo non è più concentrato esclusivamente sui grandi nomi dell’intelligenza artificiale. “È un’evoluzione molto salutare”, ha spiegato lo specialista, “perché dimostra che l’espansione di utili e valutazioni si sta diffondendo a una platea molto più ampia di settori”. Secondo il cio, inoltre, il mercato sta già assorbendo i dubbi sugli ingenti investimenti in AI e sui ritorni del capitale impiegato dai grandi operatori tecnologici: se anche questo comparto dovesse recuperare nel secondo semestre, il peso che continua ad avere nella composizione del mercato USA lo porterebbe a fornire un ulteriore impulso agli indici.
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Consumer, finanziari e sanità tra i temi preferiti
L’approccio all’asset allocation di Morgan Stanley Investment Management rimane fortemente tematico. Più che ai singoli settori, Caron guarda ai beneficiari di fattori come le politiche fiscali espansive e la deregolamentazione e la direzione degli investimenti da parte dei governi. Tra le aree preferite figurano industria manifatturiera e comparto consumer, mentre il focus geografico vede gli Stati Uniti premiati da una convizione: lì gli investitori il mercato stanno sottovalutando la solidità del mercato del lavoro e la capacità di spesa delle famiglie. Positivo anche il giudizio sul comparto sanitario, con le società di managed care considerate tra i principali futuri beneficiari dell’intelligenza artificiale grazie ai potenziali incrementi di produttività. A livello globale, inoltre, la cassa di gestione continua a privilegiare i titoli settore finanziari.
Europa favorita dal cambio di leadership del mercato
Secondo Caron, gli USA non sono l’unico Paese a beneficiare del nuovo contesto: anche i mercati sulla sponda orientale stanno beneficiando della rotazione settoriale in corso. Le preoccupazioni relative agli elevati investimenti nell’intelligenza artificiale hanno infatti ridotto l’appeal dei grandi gruppi tecnologici americani, favorendo aree del mercato meno esposte a questo tema. A sostenere il Vecchio Continente, nella view del gestore, contribuiscono soprattutto le prospettive di maggiore stimolo fiscale da parte dei governi locali e la stabilizzazione dei prezzi energetici in scia a una parziale risoluzione del conflitto in Medio Oriente. “L’Europa sta diventando una delle principali beneficiarie di questo cambiamento”, ha osservato, ricordando come MSIM abbia progressivamente ridotto il sovrappeso sull’area dopo l’ottima performance registrata nel 2025 ma stia ora tornando a guardarla con interesse.
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Obbligazioni: rendimenti positivi, ma serve gestione attiva
Più articolata la valutazione espressa a proposito del reddito fisso. In un contesto di crescita nominale sostenuta e inflazione superiore agli obiettivi delle banche centrali, Caron reputa infatti difficile attendersi un forte calo dei rendimenti obbligazionari. Un fattore che limita il contributo della duration alla performance e rende improbabili ritorni particolarmente brillanti per gli investitori passivi, facendo invece il gioco della gestione attiva. “Gestire in modo dinamico curva ed esposizione al credito consentirà di generare alpha superiore rispetto a una semplice replica degli indici”, spiega il manager, chiarendo che MSIM preferisce al momento mantenere scadenze inferiore rispetto ai benchmark e privilegiare tre esposizioni su tutte: titoli investment grade a breve, strumenti a tasso variabile come asset-backed securities e bank loans credito corporate e high yield selezionati. “L’obiettivo è contenere il rischio tasso senza rinunciare al reddito offerto dalle cedole”, puntualizza.
L’AI premierà gli utilizzatori, non solo chi la sviluppa
Per Caron, anche il tema dell’intelligenza artificiale è destinato ad allargarsi ben oltre gli attuali leader tecnologici. Se infatti il mercato tende oggi a concentrarsi sugli hyperscaler che finanziano gli enormi investimenti infrastrutturali, la previsione è che nel lungo periodo i principali beneficiari saranno le aziende capaci di integrare efficacemente l’AI nei propri processi produttivi. “La vera opportunità non riguarda semplicemente il taglio dei costi ma la capacità di utilizzare gli algoritmi per aumentare i ricavi”, spiega. Un fenomeno che il gestore definisce come il superamento del “productivity gap”: quando le aziende riusciranno a trasformare i guadagni di efficienza derivanti dalla tecnologia in una strategia di crescita dei ricavi, i benefici emergeranno negli utili e saranno premiati dal mercato. Da qui la scelta di MSIM di ricercare i futuri vincitori di questo trend secolare attraverso un approccio trasversale, senza limitarsi ai tradizionali titoli di settore ma spaziando da sanità e industria a manifattura e servizi fimo alle piccole società innovative. “I maggiori beneficiari potrebbero essere proprio quelle realtà value oggi considerate poco interessanti”, ha l’esperto.
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