Bain: più della metà ha già incrementato il budget 2026 di oltre il 15%. E il 40% è soddisfatto dei progetti implementati. Ma pesa la “barriera organizzativa”. Quattro gli step per trasformare la funzione Finance
Parola d’ordine: intelligenza artificiale. Nonostante molti dipartimenti finanziari aziendali continuino a operare con i fogli di calcolo, dai chief financial officer di tutto il mondo è partito un deciso cambio di passo. Nei prossimi due anni, infatti, l’83% dei cfo prevede incrementi superiori al 15% del budget destinato all’AI, con il 42% che si aspetta addirittura una crescita sopra il 30%. A rivelarlo è un recente sondaggio condotto da Bain & Company su più di cento direttori finanziari, da cui emerge come oltre la metà abbia già aumentato gli investimenti per il 2026 di una quota superiore al 15%. E la parte più significativa di tale spesa per la funzione Finance è destinata alla pianificazione finanziaria, all’analisi e al reporting.
Emanuele Veratti, partner e Digital Practice leader di Bain&Company
“I cfo stanno intensificando gli investimenti perché il divario tra chi ha scalato l’AI e chi è rimasto indietro sta diventando troppo ampio per essere ignorato”, sottolinea Emanuele Veratti, senior partner e digital practice leader Italia di Bain & Company. Che spiega come tra i principali benefici indicati dai manager spicchino soprattutto velocità ed efficienza dei processi, piuttosto che la riduzione dei costi o dell’organico. I risultati dell’analisi mostrano infatti una chiara correlazione tra la capacità di scalare l’intelligenza artificiale e il ritorno sugli investimenti. Tra i cfo che stanno già implementando queste tecnologie su larga scala (dal machine learning alla GenAI, passando per le soluzioni agentiche), oltre il 40% si dichiara molto soddisfatto dei risultati, rispetto ad appena il 25% dei colleghi di aziende ancora ferme alla fase pilota. Considerando l’intero campione, però, solo il 31% è contento dei risultati ottenuti.
La barriera organizzativa
“La maggior parte delle organizzazioni è ancora ferma alla fase di sperimentazione: solo il 15%-25% dei cfo è riuscito a estendere l’uso dell’AI in modo sistematico a tutte o a molte delle funzioni di finanza”, precisa Vittorio Bonori, senior expert partner in Bain & Company. Per l’esperto, la principale barriera non è tecnologica, ma organizzativa. Spesso, infatti, questi strumenti vengono affiancati ai processi tradizionali, generando duplicazioni e limitando i benefici. “Per generare vero vantaggio, è necessario ripensare il modello end-to-end e farlo diventare parte strutturale del modo in cui la funzione opera e crea valore”, fa notare.
Quattro, secondo lo studio, i cambiamenti che i cfo devono mettere in atto in parallelo per trasformare gli investimenti in intelligenza artificiale in un vantaggio competitivo strutturale. La prima cosa è trattare la velocità come una metrica strategica, integrandola nei sistemi di performance. Allo stesso tempo è necessario costruire un vero motore di scaling, superando la logica dei piloti e industrializzando le soluzioni. Infine bisogna semplificare processi, ruoli decisionali e controlli prima di introdurre automazione avanzata e ‘aggiornare’ il livello di ambizione, ancorarsi ad esperienze passate con tecnologie ormai superate. “I manager che riusciranno a muoversi su queste direttrici potranno trasformare la funzione Finance da centro di efficienza a motore di vantaggio competitivo”, assicurano gli esperti di Bain & Company. Che rimarcano come il divario competitivo si sta già delineando: “La differenza non sarà tra chi utilizza l’AI e chi non lo fa, ma tra chi riesce a scalarla e chi invece resta indietro”.
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