Per la casa, gli EM si stanno trasformando da asset class satellite a universo variegato che promette di battere in modo strutturale il mondo sviluppato. Dal rischio più basso al driver dell’AI, ecco dove e perché investire. Ma la selezione resta fondamentale
Più solidi sul piano macroeconomico, meno dipendenti dai capitali esteri, centrali nelle filiere dell’intelligenza artificiale e interessati da una crescente dispersione. Sono questi gli elementi che promettono di ridisegnare il ruolo dei mercati emergenti nei portafogli degli investitori globali, trasformandoli da semplice scommessa sulla crescita globale a un universo del tutto inedito. A metterli in luce Allspring e MSCI, che il 30 giugno hanno presentato l’ultima ricerca congiunta sullo stato di salute di questa asset class spesso sottovalutata. Un appuntamento in cui gli esperti delle due società hanno posto l’accento sulle opportunità offerte dal segmento, non senza ricordare però l’importanza della selezione come strumento per evitare spiacevoli sorprese.
Anil Rao, executive director Research & Development di MSCI
Ad aprire il confronto con la stampa è stato Anil Rao, executive director Research & Development di MSCI, secondo cui il 2026 ha segnato un netto “punto di svolta per gli asset allocator globali”. Il primo elemento di cambiamento posto in evidenza dal manager riguarda infatti la geopolitica, che sta modificando la distribuzione dei capitali a livello globale in un senso chiaro: la fine dell’eccezionalismo USA. “Dall’inizio del 2025 le azioni non americane hanno sovraperformato Wall Street di oltre il 20% e realizzato uno dei divari più ampi registrati negli ultimi 50 anni”, ha detto, sottolineando come la dinamica stia spingendo molti investitori istituzionali a riconsiderare il peso degli Stati Uniti nei portafogli per ridurre il rischio di concentrazione. Il secondo cambiamento è invece rappresentato dall’allargamento dei grandi temi d’investimento, con intelligenza artificiale ed elettrificazione che trovano oggi fuori dai Paesi sviluppati una parte crescente della catena del valore. Due fattori che giocano a favore dell’universo emerging e ai quai si aggiunge, nella view di Rao, una dispersione sempre più marcata sia tra economie sia tra settori insieme a un ridimensionamento del tradizionale premio al rischio attribuito all’asset class.
Un universo sempre meno omogeneo
Secondo Rao, uno dei principali errori continua a essere quello di considerare gli emergenti come un blocco unico. E ad alimentarlo è anche il fatto che negli ultimi 18 mesi il quadro è cambiato rapidamente: il 2025 ha infatti visto il ritorno di driver differenti, dal dollaro più debole fino al boom dell’intelligenza artificiale e alla forza dell’America Latina, mentre la guerra in Iran ha ampliato la divergenza tra aree geografiche. “Il risultato è che il concetto stesso di mercati EM finisce oggi per descrivere realtà estremamente eterogenee”, ha spiegato l’esperto, “con cambiamenti di leadership che avvengono nell’arco di pochi trimestri anziché di interi cicli economici”. Un considerazione ulteriormente rafforzata dal fatto che anche la composizione dell’universo investibile è profondamente cambiata: dal lancio dell’indice MSCI Emerging Markets nel 1988, viene fatto notare, il peso dell’asset class sulla capitalizzazione azionaria mondiale è passato da circa l’1% a oltre il 12%.
Derrick Irwin, co-head of Intrinsic Emerging Markets Equity di Allspring
Derrick Irwin, co-head of Intrinsic Emerging Markets Equity di Allspring, ha invece declinato il tema della percezione in relazione al rischio. A suo giudizio, gli investitori continuano cioè a utilizzare categorie interpretative ormai superate che li portano a sovrastimare le minacce presenti nei Paesi emergenti. L’esperto ha infatti ricordato come negli ultimi 18 mesi queste geografie abbiano affrontato guerra commerciale, shock petrolifero, inflazione e rallentamento della crescita globale senza mostrare quella fragilità che storicamente li caratterizzava. “Molte grandi economie del gruppo hanno ridotto drasticamente la dipendenza dai capitali esteri e realizzato un rafforzamento dei fondamentali macroeconomici”, ha chiarito, “facendo venire meno quella vulnerabilità che allora aveva dato origine al gruppo dei cosiddetti ‛Fragile Five’. Un miglioramento strutturale che si ripercuote sull’obbligazionario, dove i rating del debito sovrano in dollari sui massimi e gli spread contenuti nel credito corporate segnalano un rischio inferiore rispetto al passato. “Perfino la volatilità azionaria”, ha osservato Irwin, “dopo la pandemia è risultata spesso inferiore a quella registrata nei mercati sviluppati”.
AI e semiconduttori cambiano la narrativa
Alison Shimada, head of Total Emerging Markets Equity di Allspring
Per Alison Shimada, head of Total Emerging Markets Equity della casa di gestione, il punto di svolta è invece rappresentato dalla trasformazione industriale dell’asset class. Secondo la manager, il tema dell’intelligenza artificiale non riguarda infatti soltanto le grandi società tecnologiche statunitensi perch una parte essenziale dell’intera filiera globale è ormai localizzata altrove. “Taiwan e Corea del Sud ma anche numerosi Paesi latinoamericani svolgono un ruolo indispensabile nello sviluppo dell’infrastruttura”, ha spiegato, “dalla produzione di semiconduttori ai componenti fino alle materie prime critiche”. Circostanza che si riflette anche sugli utili societari, le cui stime in alcuni segmenti lasciano intravedere una crescita del 40%-50% nel corso dell’anno, lasciando però inalterate le valutazioni a beneficio degli investitori. Shimada ha citato proprio il caso di Seul, che tratta intorno a otto volte gli utili, sottolineando come il mercato stia semplicemente iniziando a riconoscere il miglioramento strutturale del Paese. “La differenza rispetto al ciclo rialzista dei primi anni Duemila, è che oggi la crescita non poggia più su un modello ‛boom and bust’ ma su basi economiche molto più solide”, ha aggiunto.
Un elemento che accomuna gli interventi degli specialisti coinvolti nella presentazione riguarda il miglioramento della qualità delle imprese quotate. Shimada ha richiamato l’attenzione sui progressi compiuti negli ultimi anni in materia di corporate governance e trasparenza informativa, ad esempio, aspetti che ritiene continuino a essere sottovalutati dagli investitori nonostante rappresentino uno dei principali fattori alla base della capacità di creare valore nel lungo periodo. Ma anche il premio per il rischio, secondo la manager, rimane interessante ed eventuali correzioni dei mercati potrebbero trasformarsi in opportunità d’acquisto. Rao ha invece aggiunto che l’analisi storica di MSCI individua quattro caratteristiche comuni alle società emergenti che hanno generato rendimento nel lungo periodo: distribuzione di dividendi, limitata diluizione del capitale, elevata redditività e stabilità degli utili. La crescita esplosiva dei ricavi, al contrario, si è rivelata un fattore molto meno persistente.
Più opportunità, ma anche più concentrazione
Il quadro tracciato dalle due società resta dunque costruttivo, ma non privo di rischi. Rao ha segnalato anzitutto la crescente concentrazione degli indici, con il settore dei semiconduttori che rappresenta ormai circa un quarto dell’intero MSCI Emerging Markets e una quota ormai comparabile a quella assunta dalla tecnologia negli Stati Uniti. Senza contare che il forte rialzo registrato dai mercati negli ultimi mesi richiede maggiore selettività, anche se stavolta il recupero appare sostenuto soprattutto dal miglioramento degli utili aziendali e non soltanto dall’espansione dei multipli. Per questo motivo, la conclusione condivisa dai tre relatori è che la nuova fase dei mercati emergenti richieda un approccio molto più improntato sulla gestione attiva rispetto al passato. L’asset class è diventata più complessa, più eterogenea e più strettamente integrata nell’economia mondiale.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio