Ricerca Invesco: con il dollaro debole, crescono le allocazioni al lingotto. L’interesse per l’intelligenza artificiale sale e va oltre le aziende tech, mentre aumenta l’uso di stress test più rigorosi e strategie di rischio diversificate
La parola d’ordine è resilienza, mentre l’oro si afferma come copertura preferita contro i rischi geopolitici e l’intelligenza artificiale guadagna sempre più spazio in portafoglio. È questa, in estrema sintesi, la strategia che stanno adottando banche centrali e fondi sovrani di fronte alla frammentazione del contesto geopolitico e alla debolezza del dollaro. Lo rivela Invesco, che ha condotto un sondaggio su un gruppo selezionato di investitori sovrani con un patrimonio in gestione pari a 800 miliardi di dollari in attesa di pubblicare il Global Sovereign Asset Management Study 2026.
Tra i dati più significati emerge l’importanza dell’oro, sia come copertura strategica di riferimento sia all’interno dei portafogli. In un contesto caratterizzato dal deprezzamento del biglietto verde e dalle preoccupazioni per il congelamento degli asset, le banche centrali stanno infatti rivalutando sia il livello che la struttura delle loro riserve auree. E il metallo giallo sta diventando sempre più importante come strumento di diversificazione strategica, in particolare per le istituzioni la cui flessibilità valutaria è limitata e che devono gestire i portafogli in periodi di forte stress. Molti istituti ora collegano esplicitamente questa commodity alla resilienza alle sanzioni, osservando che quello fisico offre un grado di protezione unico contro il congelamento dei beni. Allo stesso tempo, la forte performance del metallo giallo nel 2025 ha anche acuito i dibattiti interni, con le istituzioni che riconoscono il desiderio di non “perdere nuovamente il rialzo”. Esplicito in questo senso è il commento di una banca centrale europea: “Abbiamo inserito il lingotto nel nostro scenario per la prima volta, spinti dall’andamento dei prezzi”. Con i vincoli strutturali e politici che limitano la capacità delle istituzioni di ridurre la loro esposizione al dollaro nel breve termine, molti descrivono questo metallo come la leva pratica e immediata a disposizione nel loro arsenale.
Dagli ETF all’oro fisico
Rod Ringrow, head of Official Institutions di Invesco
Con l’aumento delle allocazioni, il dibattito si sta quindi spostando. “Le conversazioni di quest’anno mostrano che le banche centrali non si chiedono più se detenere oro ma come valutarlo e conservarlo”, sottolinea a tal proposito il responsabile delle istituzioni ufficiali presso Invesco Rod Ringrow. E l’attenzione ricade in modo particolare sugli exchange traded funds, considerati utili ad aumentare l’esposizione in modo efficiente soprattutto quando sono richieste rapidità e flessibilità. Allo stesso tempo, il metallo fisico sembra essere la forma di proprietà preferita a lungo termine. Per alcuni soggetti, anche le sensibilità politiche relative al rimpatrio sono un fattore che influenza le modalità e il luogo di conservazione. Insomma, il lingotto non è più trattato semplicemente come bene simbolico o ereditario ma viene gestito attivamente alla stregua di una partecipazione strategica nei portafogli di riserva.
Intanto, l’intelligenza artificiale è diventata un’area tematica sempre più importante nei portafogli dei fondi sovrani. Solo che il suo baricentro si sta spostando dai ‘costruttori’ agli ‘adottanti’, con un crescente interesse per i casi d’uso nel mondo reale. Gli intervistati descrivono questa tecnologia come un’“infrastruttura abilitante” che ora si sta diffondendo ben oltre una ristretta cerchia di aziende leader, ampliando le opportunità in tutti i settori e le classi di attivi. Uno slancio che tuttavia non smette di essere interpretato con buone dosi di disciplina. Le preoccupazioni relative alle valutazioni elevate e alla concentrazione dei benchmark, in particolare nel tech statunitense, continuano infatti a temperare l’entusiasmo e a far propendere diversi intervistati per l’ipotesi di un ciclo familiare di forte accelerazione narrativa seguito da una selezione. Come ha avvertito un fondo sovrano dell’Area Apac: “Potrebbe esserci prima una fase di bolla, poi emergeranno i vincitori dominanti”.
Cautela nell’utilizzo dell’AI
Dal punto di vista operativo, sia pur entro limiti rigorosi, l’adozione dell’AI all’interno delle istituzioni sovrane è comunque in espansione. I principali vantaggi finora derivano dal miglioramento della produttività e del flusso di lavoro, come la sintesi della ricerca e il supporto alla redazione o l’efficienza della codifica, piuttosto che dal processo decisionale in materia di investimenti. Ciò è in parte dovuto ai vincoli di governance relativi ai dati sensibili, che spingono molte organizzazioni a creare ambienti solo interni e a mantenere uno stretto controllo sull’uso dei modelli. Questi quadri di governance, incentrati tanto sulla sicurezza quanto sulla verificabilità e sulla stabilità operativa, implicano un’attuazione cauta e metodica. In altre parole, per la maggior parte dei team, gli elevati standard di gestione del rischio richiesti dai mandati sovrani e delle banche centrali rendono ancora poco affidabile usare gli algoritmi nelle decisioni di portafoglio.
Infine, l’indagine mostra come la resilienza sia diventata principio fondamentale nella costruzione dei portafogli. In un contesto turbolento, le istituzioni stanno infatti dando priorità a strategie progettate per resistere a una più ampia gamma di condizioni di mercato. Non è un caso se il campione ha segnalato un aumento dell’uso di stress test avanzati e analisi di scenario, riflettendo la più ampia tendenzaverso a creare portafogli in grado di assorbire gli shock senza perdere stabilità a lungo termine. Un tema chiave è poi anche la crescente enfasi sulla diversificazione dei fattori di rischio sottostanti: emerge infatti una diffusa rivalutazione delle ipotesi tradizionali sulla correlazione e la liquidità per assicurarsi che i le strategie siano meglio posizionate in vista dei cambiamenti strutturali del mercato e delle perturbazioni impreviste. All’interno dei mercati privati, i fondi sovrani stanno considerando i secondari come uno strumento di resilienza sempre più importante: un modo per adeguare le esposizioni senza abbandonare le allocazioni.
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