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Per il ceo della società USA specializzata in soluzioni passive a leva, l’industria sta evolvendo verso strategie più complesse e retail. Spazio a opzioni e nuove tematiche di mercato guidate da IA e geopolitica. Il ritardo dell’Europa? “Serve fare sistema”. E per l’Italia pronti nuovi prodotti
Dopo quasi un decennio di attività, GraniteShares guarda alla prossima fase di sviluppo dell’industria degli ETF. Per William Rhind, fondatore e chief executive officer della società americana pioniera dei prodotti a leva, il settore sta attraversando una trasformazione strutturale: dai plain vanilla legati ai principali indici si sta passando a strumenti più sofisticati, che consentono agli investitori di accedere a strategie prima riservate ad altri segmenti di mercato. FocusRisparmio ha raggiunto il manager per approfondire la sua view e gli obiettivi del gruppo.

Dopo quasi dieci anni di attività, qual è il bilancio per GraniteShares?
Abbiamo fondato la società nel 2016 e lanciato i primi prodotti un anno dopo, perché servono tempo e autorizzazioni per partire: come per molte nuove aziende, è servito tempo per affermarci davvero sul mercato. Negli ultimi anni però la crescita è stata molto rapida. Questo è legato soprattutto all’evoluzione dell’industria degli ETF: gli investitori vogliono andare oltre esposizioni tradizionali come S&P 500 o Nasdaq e cercano leva, rendimento o altre strategie che non trovano presso i grandi operatori tradizionali. Una tendenza che ha favorito il passaggio dai prodotti più semplici, i cosiddetti ‛plain vanilla’, a strategie molto più sofisticate. Noi operiamo proprio in questo segmento e abbiamo beneficiato del progressivo cambiamento. I numeri lo dimostrano: gestiamo tra i 12 e i 13 miliardi di dollari di asset e, a livello globale, i nostri prodotti generano volumi di trading giornalieri dai 2 ai 3,5 miliardi. La maggior parte del business è negli Stati Uniti, ma siamo presenti anche in Europa e Asia.
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Il mercato europeo è spesso considerato in ritardo rispetto a quello statunitense. Quali sono le principali differenze?
Storicamente si è sempre detto che gli Stati Uniti sono alcuni anni avanti rispetto all’Europa in termini di innovazione nel settore ETF e credo che questo sia ancora vero. La principale differenza riguarda soprattutto l’adozione da parte degli investitori retail: negli Stati Uniti quello al dettaglio è infatti un mercato molto sviluppato, altamente digitale ed estremamente competitivo. Caratteristiche cui ha contribuito in maniera sostanziale la diffusione delle piattaforme di trading senza commissioni, che ha ampliato enormemente l’accesso degli investitori. E se è vero che questo processo è in corso anche nel Vecchio Continente, non si può dire sia allo stesso livello. Probabilmente serviranno ancora alcuni anni per colmare il divario, anche attraverso una maggiore educazione finanziaria e un contesto regolamentare più favorevole.
Cosa può fare invece l’industria?
Gli asset manager e gli altri operatori finanziari hanno certamente un ruolo, soprattutto sul fronte dell’educazione degli investitori: l’organizzazione di conferenze, webinar ed eventi dedicati è da sempre un viatico per fare attecchire la consapevolezza dell’opportunità di utilizzare determinate soluzioni. Tuttavia, il tema riguarda l’intero ecosistema. I regolatori hanno un ruolo fondamentale nel creare un contesto normativo che favorisca l’accesso degli investitori agli strumenti quotati, mentre broker e piattaforme di trading possono contribuire a rendere questi prodotti più facilmente utilizzabili e integrati nei servizi di investimento. Anche borse e intermediari svolgono un ruolo chiave nel promuovere la liquidità, la trasparenza e la diffusione degli strumenti passivi. In questo senso, la crescita del mercato europeo dipenderà dalla capacità di tutti gli attori coinvolti di lavorare nella stessa direzione.
Quali saranno le principali tendenze di lungo periodo per l’industria degli ETF?
Dal punto di vista dei prodotti, il focus sarà sempre più su strutture non tradizionali: leva finanziaria, payoff definiti, protezione del capitale o strategie pensate per offrire rendimento distribuito periodicamente. Basti pensare all’interesse che si sta generando attorno agli ETF attivi. Per quanto riguarda invece i temi di investimento, saranno fortemente guidati dal contesto macroeconomico e di mercato: l’intelligenza artificiale resta il tema dominante, vista anche la mole di investimenti che sta raccogliendo, ma la recenti vicende geopolitiche stanno catalizzando molta attenzione su settori come la difesa o l’energia. Da segnalare inoltre il ruolo sempre più centrale che assumeranno processi come la transizione energetica e la digitalizzazione in generale.
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GraniteShares è particolarmente attiva negli ETF a leva. Come evolverà questo segmento?
Gli investitori cercano sempre più strumenti che permettano di prendere posizioni ad alta convinzione su singole società. Un esempio è l’esposizione con leva su titoli come Nvidia, ma anche la possibilità di assumere esposizioni short quando aumenta la volatilità o i mercati scendono. Esiste oggi una distinzione sempre più marcata tra due tipologie di investitori: da un lato chi segue solo strategie di lungo periodo buy and hold, dall’altro chi cerca anche strumenti di trading più tattici per generare extra-rendimenti
Quali sono i vostri piani di sviluppo nei prossimi anni?
Vediamo due principali direttrici di crescita. La prima è l’espansione del nostro core business degli ETF a leva. Negli Stati Uniti, ad esempio, stiamo valutando la possibilità di lanciare prodotti con leva tripla che rappresenterebbero un’evoluzione rispetto alle soluzioni attuali. La seconda area riguarda i veicoli basati su strategie con opzioni: si tratta di veicoli focalizzati sulla generazione di rendimento distribuito periodicamente o su payoff definiti, spesso combinando yield e protezione parziale dai ribassi. Accanto alla crescita organica, stiamo poi valutando opportunità di crescita attraverso acquisizioni.
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Che ruolo ha il mercato italiano nella vostra strategia?
Negli ultimi anni siamo stati molto concentrati sugli Stati Uniti, dove la crescita è stata straordinaria. Ora abbiamo più spazio per dedicarci all’Europa. In Italia abbiamo già introdotto gli ETP a leva ma vogliamo portare anche altre strategie che hanno avuto molto successo negli USA, in particolare prodotti basati su opzioni e orientati alla generazione di reddito.
L’intelligenza artificiale è il principale tema di investimento degli ultimi anni. Siamo di fronte a una bolla?
Dipende da cosa si intende per bolla. Se si pensa a qualcosa di privo di fondamentali, come accadde con i tulipani nel Seicento, allora non credo che sia questo il caso. L’intelligenza artificiale è una tecnologia reale, sulla quale le principali aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi di dollari. Questo non significa che tutte le società avranno successo, come è accaduto anche durante lo sviluppo di Internet alla fine degli anni Novanta. Ma l’AI è probabilmente la tecnologia più trasformativa che vedremo nelle nostre vite. E siamo solo all’inizio: i modelli linguistici che utilizziamo oggi rappresentano probabilmente il livello più ‛semplice’ che avranno. Nei prossimi cinque o dieci anni vedremo sviluppi molto più profondi.
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La forte concentrazione dei mercati sui cosiddetti Magnificent Seven può favorire strategie più tattiche?
La concentrazione riflette semplicemente il fatto che quelle sono le aziende più grandi e più redditizie del mondo. Allo stesso tempo però la catena del valore dell’intelligenza artificiale si sta rapidamente ampliando. Gli investitori stanno iniziando a cercare nuove modalità di partecipazione al tema: energia, memoria, infrastrutture e altri segmenti. Con il tempo emergeranno anche nuove società quotate, perché molte realtà oggi private – come OpenAI o Anthropic – potrebbero in futuro approdare sui mercati.
In che modo gli investitori stanno reagendo alle fasi di volatilità del mercato?
Un trend molto interessante che osserviamo è il forte buy the dip. Nei momenti di stress di mercato vediamo spesso afflussi molto consistenti. Un esempio è stato il giorno in cui il modello linguistico DeepSeek è stato rilasciato: il titolo Nvidia scese del 17% e registrammo oltre un miliardo di dollari di afflussi nel nostro ETF con leva su Nvidia. Questo suggerisce che molti investitori considerano gli shock di mercato come opportunità di acquisto, soprattutto quando riguardano temi strutturali come l’intelligenza artificiale.
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