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Survey BofA: cala l’esposizione all’azionario, aumentano quella ai bond e la liquidità. Migliora la view sull’economia globale, ma l’inflazione fa paura. Semiconduttori globali è sempre il trade più affollato
Ottimismo ma con cautela. È questo il sentiment prevalente tra i gestori globali, che rimangono “fermamente fiduciosi” sulle prospettive di crescita mondiale ma a giugno hanno ridotto l’esposizione agli asset di rischio e si sono fatti più selettivi. Il quadro emerge dalla consueta Global Fund Manager Survey di Bank of America, nella quale si evidenzia un atteggiamento ambivalente: da un lato, si conferma la preoccupazione per il ritorno dell’inflazione e per una possibile bolla dell’intelligenza artificiale; dall’altro, le posizioni appaiono sempre più concentrate e si osserva una predilezione proprio per i settori collegati all’AI.
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Migliora la view sull’economia globale
Secondo l’indagine, che questo mese ha coinvolto 172 fund manager con asset under management totali per 465 miliardi di dollari, la fiducia sulla crescita mondiale è aumentata passando da un -14% netto a un -1% netto. Allo stesso tempo, le aspettative sugli utili globali hanno raggiunto i massimi degli ultimi tre mesi. Tuttavia, sottolineano gli esperti BofA, nessuno dei due dati è a livelli tali da far temere un ottimismo macro pericolosamente elevato. Il 47% degli investitori si attende infatti un ‘soft landing’ per l’economia globale, il 40% scommette su un ‘no landing’, mentre solo il 5% opta per un ‘hard landing’. Quanto alla dinamica dei tassi, il un terzo stima un incremento a breve termine: il livello più alto da settembre 2022. In sostanza, evidenzia il report, le prospettive sul costo del denaro si stanno allineando a quelle sull’inflazione: il 45% vede infatti un aumento dell’indice dei prezzi. Più nel dettaglio il 28% crede che la Fed resterà ferma nei prossimi dodici mesi mentre il 40% intravede almeno un rialzo (erano il 16% a maggio) e il 28% ritiene assisteremo ad almeno un taglio (erano il 50%).
Liquidità in aumento e meno azioni
Sul fronte dei portafogli, il livello di liquidità è salito al 4,1% dal minimo storico del 3,9% di maggio pur rimanendo a un grado storicamente basso. La quota di fund manager in sovrappeso sulle azioni globali è invece scesa al 38% dal 50%, mentre quella di chi è sottopesato sulle obbligazioni si è ridotta al 42% rispetto al 44% di maggio e al 33% di aprile. In calo anche l’esposizione al settore immobiliare e alle materie prime.
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Si salva solo il Regno Unito
A livello geografico tutte le regioni, a eccezione del Regno Unito, hanno registrato deflussi. L’allocazione alle azioni USA è scesa a un sovrappeso netto del 17% dal 20% di maggio, quella ai titoli europei è passata a un sottopeso del 15% (dal 4%) e quella ai mercati emergenti è leggermente diminuita a un sovrappeso netto del 42% (dal 48%). Stesso discorso per il Giappone. Il sottopeso sul dollaro si è inoltre ridotto ai minimi da marzo 2025, mentre l’oro viene considerato valutato in modo corretto per la prima volta da oltre un anno.
Semiconduttori sempre in testa
A giugno, le tre posizioni più affollate sono le stesse del mese prima ma con alcune variazioni percentuali. In testa si piazza ancora ‘long global semiconductors’, indicata dall’80% degli gestori contro il 73% di maggio. Seguono ‘long Magnificent 7’, con il 12% da 14%, e ‘long oil’, con 4% da 6%. Questo mese BofA ha poi posto una domanda specifica, chiedendo ai gestori di valutare la fase attuale dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Il 56% ha affermato che si trovano nella fase di ‘boom’, il 21% in quella di ‘euforia’ e il 9% in quella di ‘prese di profitto’. Per nessuno siamo invece alle porte di una situazione dominata dal ‘panico’.
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Inflazione e bolla AI fanno paura
Sul trono dei rischi percepiti dai fund manager si piazza quello di una ‘seconda ondata di inflazione’, indicato dal 34% degli intervistati contro il 40% di trenta giorni prima. Risale poi in seconda posizione la ‘bolla dell’AI’ (28%), dopo che a maggio era uscita dal podio. Terza preoccupazione è infine quella di un possibile ‘aumento disordinato dei rendimenti obbligazionari’, passata al 19% da 18%, mentre il pericolo di un ‘conflitto geopolitico’ esce dalla top 3 nonostante solo un mese fa venisse citato dal 20% dei gestori.
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