Secondo il chief economist advisor di Allianz, il rialzo del CPI USA riflette lo shock energetico e non dinamiche strutturali. La vera incognita riguarda gli effetti dell’IA sulla domanda e la capacità dei mercati di assorbire nuove emissioni
L’accelerazione dei prezzi USA al 4,2%, il livello più elevato da oltre tre anni, non modificherà nell’immediato le prospettive di politica monetaria della Federal Reserve. A fornire una lettura controcorrente rispetto alla narrativa delle ultime settimane sul futuro dei tassi USA è Mohamed El-Erian, presidente del Queens’ College dell’Università di Cambridge e chief economist advisor di Allianz, che in un’intervista rilasciata a CNBC ha invitato a distinguere tra la dinamica dell’inflazione headline e quella della componente core. Secondo l’economista, il dato pubblicato a maggio non giustifica infatti né un rialzo né un taglio al costo del denaro mentre la vera incognita riguarda gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla domanda e la capacità dei mercati di assorbire nuove emissioni senza minare la stabilità finanziaria.
Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz Global Investors (Foto: Sergio Oliverio/2019/Imagoeconomica)
“Se ci concentriamo esclusivamente sulla rilevazione di maggio”, ha dichiarato El-Erian nella sua analisi sul quadro macro, “i tagli dei tassi di interesse non possono rientrare tre le opzioni sul tavolo della banca centrale USA”. Un’affermazione la cui spiegazione, a detta dello stesso esperto, va ricercata nel fatto che il rialzo dell’indice generale è legato soprattutto ai prezzi energetici. I dati prodotti dal Labor Bureau of Statistics mostrano infatti come la componente core continui a mostrare una dinamica relativamente contenuta, con una crescita mensile di appena lo 0,2%. “Per ora sembra che stiamo assistendo a uno shock sull’inflazione headline e sull’energia”, ha quindi osservato l’economista, “senza estensione alle altre componenti del paniere e all’economia nel suo complesso”.
Il nodo dell’intelligenza artificiale
Per El-Erian, tuttavia, il dibattito sull’inflazione si sta progressivamente spostando verso una nuova fonte di pressione potenziale: l’intelligenza artificiale. L’esperto riconosce che il principale beneficio degli algoritmi dovrebbe manifestarsi sul lato dell’offerta, attraverso aumento della produttività e crescita economica meno inflazionistica, ma non ignora neppure quanto un massiccio ciclo di capitali sia cruciale. “L’AI promette di consentire una crescita più sostenibile”, ha spiegato, “ma servono investimenti che alimentano la domanda aggregata”. Da qui il timore che il boom di Capex legato a questa tecnologia possa tradursi in una nuova fonte di pressione inflazionistica. Una dinamica che il mercato sta iniziando a monitorare con crescente attenzione e che potrebbe complicare ulteriormente il lavoro della Fed nei prossimi trimestri.
Petrolio e Medio Oriente restano l’osservato speciale
L’altra grande variabile nell’equazione dell’advisor di Allianz rimane il mercato energetico, dato che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a rappresentare il principale fattore di rischio per l’inflazione americana. El-Erian ritiene a riguardo che il quadro di lungo periodo sia ancora caratterizzato da una forte incertezza: da una parte, vi sono gli operatori che prevedono un eccesso di offerta grazie all’aumento della produzione da parte dell’OPEC; dall’altra, chi ritiene che il livello delle scorte globali sia ormai talmente basso da rendere probabili ulteriori tensioni sui prezzi prima che si raggiunga una situazione di surplus. “La curva forward del petrolio si è irrigidita e suggerisce un prezzo di equilibrio nell’area degli 80 dollari al barile”, ha affermato l’esperto. “Vedremo molta volatilità e probabilmente assisteremo a maggiori effetti di contagio sull’economia”, ha aggiunto, pur riconoscendo che finora i dati macro non hanno evidenziato un trasferimento significativo degli aumenti everso altre categorie di beni e servizi.
Dai mercati un segnale di maggiore selettività
L’analisi di El-Erian si è estesa anche ai mercati finanziari, che nelle ultime settimane hanno mostrato una crescente variabilità delle performance tra settori e singoli titoli. Secondo l’economista, la fase attuale segna il passaggio da un mercato guidato da pochi trend dominanti a un contesto molto più selettivo. “La dispersione dovrebbe essere il tema principale per gli investitori”, ha dichiarato, evidenziando come i recenti sviluppi stiano creando differenze sempre più marcate tra aziende e comparti. La correzione che ha colpito tecnologia, semiconduttori e criptovalute non sarebbe quindi soltanto il risultato di prese di profitto ma il sintomo di un riequilibrio più profondo.
El-Erian ritiene che gli investitori si trovino oggi di fronte a quello che definisce un vero e proprio “pothole”, un dosso nel percorso dei mercati caratterizzato da tre fattori principali: fondamentali, valutazioni e aspetti tecnici. Sul fronte dei fondamentali cresce l’interrogativo sulla sostenibilità degli attuali ritmi di crescita e sulla capacità delle imprese di continuare a finanziare gli investimenti senza deteriorare i bilanci. Le valutazioni rappresentano un secondo elemento di vulnerabilità. Dopo il rally degli ultimi anni, molti segmenti del mercato trattano su multipli elevati che lasciano meno margine per eventuali delusioni. Infine, vi è una questione tecnica legata alla capacità del sistema finanziario di assorbire l’enorme mole di nuove emissioni in arrivo.
SpaceX come test per la liquidità globale
Tra i principali eventi osservati dagli investitori figura la possibile quotazione di SpaceX, destinata a rappresentare uno dei maggiori test per la liquidità disponibile sui mercati. El-Erian ritiene che una parte degli investitori stia già riorganizzando i portafogli per fare spazio all’operazione. “Alcuni operatori si stanno probabilmente preparando”, ha osservato. Finora, è però la sua osservazione, la pressione in vendita sembra concentrarsi soprattutto sui comparti tecnologici e sulle criptovalute mentre altri settori mostrano una tenuta decisamente migliore. Immobiliare, finanziari, healthcare e beni di consumo difensivi hanno infatti registrato performance positive nelle ultime settimane. La vera sfida sarà dunque capire se il mercato riuscirà assorbire non solo la creatura di Musk, ma anche le numerose altre IPO previste nei prossimi mesi. “La questione centrale è se si eviterà una significativa riallocazione del capitale”, ha concluso El-Erian, lasciando intendere che la disponibilità di liquidità potrebbe essere meno abbondante di quanto molti investitori siano oggi portati a credere.
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