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Secondo Preqin, l’anno si è chiuso con un massimo storico di afflussi. E il merito è soprattutto dei mega fund. Crescono però anche asset e taglia delle operazioni, mentre l’aumento della dry powder sposta il focus sulla capacità di deployment. Tlc e data center guidano l’attività, con gli USA al centro grazie a cloud e IA
Il 2025 ha segnato un anno record per i gestori di fondi infrastrutturali, con una raccolta complessiva che ha raggiunto i 208 miliardi di dollari e si è così il livello più alto mai registrato: dopo il picco di 186, 4 miliardi del 2022. È quanto emerge dal Global Report Infrastructure in 2026 di Preqin, che fotografa un settore in forte espansione ma alle prese con nuove sfide sul fronte dell’impiego dei capitali.
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Il ruolo dei mega fund
Nel dettaglio dello studio, un contributo determinante ai nuovi afflussi è arrivato dai mega-fund. Cinque veicoli hanno infatti chiuso con una raccolta superiore ai 10 miliardi di dollari, rappresentando da soli un quarto di tutti i fondi infrastrutturali di questa dimensione mai lanciati. In cima alla classifica si colloca Global Infrastructure Partners, che ha raccolto oltre 25 miliardi di dollari per il suo ultimo veicolo dedicato. L’andamento della raccolta è stato particolarmente solido nei primi tre trimestri, periodo in cui il capitale aggregato è cresciuto del 70% rispetto allo stesso intervallo del 2024. A completare l’anno è poi arrivato un ottobre-dicembre di dimensioni eccezionali, con 74 miliardi di dollari catturati a consolidare il risultato record.
Accelerazione delle transazioni in vista
Parallelamente, anche gli asset in gestione nel comparto infrastrutturale hanno raggiunto un massimo storico nel primo trimestre del 2025: 1.670 miliardi di dollari. A fronte di questa crescita, il rapporto tra dry powder e capitale richiamato è aumentato fino a 5,8 volte, più del doppio rispetto alla media degli ultimi dieci anni: un dato che evidenzia il divario crescente tra risorse raccolte e capitale effettivamente investito. Secondo Rachel Dabora, associate di Research Insights di Preqin, “la sfida chiave si sposterà ora sull’impiego di risorse e questo potrebbe segnalare un’accelerazione dell’attività transazionale”.
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Cresce la taglia delle operazioni
Sul fronte delle operazioni, il 2025 si è caratterizzato per un tratto chiaro: il forte aumento della dimensione media dei deal, che del 78% rispetto ai 428,3 milioni dell’anno precedente e ha raggiunto i 762,8 milioni di dollari. L’aumento è stato trainato da un valore complessivo delle operazioni più elevato, si legge nel documento, al quale però è corrisposto un calo dei volumi. Nei primi tre trimestri dell’anno il valore aggregato delle iniziative ha infatti raggiunto i347,7 miliardi di dollari, superando già i totali annuali del 2024 e del 2023, mentre il loro numero in valore assoluto è sceso del 20% rispetto a 12 mesi prima.
L’IA spinge le tlc tra i settori
Il settore più dinamico è risultato quello delle telecomunicazioni, inclusi i data center, spinto dalla crescente diffusione del cloud computing e dall’espansione dell’intelligenza artificiale. Il valore complessivo delle operazioni nel comparto è infatti quasi triplicato, passando da 33,5 miliardi di dollari nel 2023 a 93,5 miliardi nel 2024, mentre nei primi nove mesi del 2025 ha già raggiunto l’88% del totale dell’anno precedente. Stati Uniti e Canada hanno concentrato la quota maggiore degli investimenti, rappresentando il 47% del volume delle operazioni e il 93% del loro valore complessivo. “Il mercato nordamericano è più direttamente legato al boom dell’AI e la digitalizzazione di alcune parti della rete elettrica USA è destinata ad aumentare la domanda nei settori delle telecomunicazioni e dell’energia”, spiega Dabora. Un contesto che contribuisce a spiegare sia la crescita delle operazioni di grande taglia sia l’elevata competizione per gli asset infrastrutturali di qualità.
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