Per la casa elvetica, il nostro Paese sarà tra i capifila di un mercato che punta ai 100mila miliardi. Merito di transizione energetica e digitalizzazione. “Ma il vero valore si cela nel lower-mid market e nel value add”. E con gli Eltif 2.0 largo alla democratizzazione
L’Italia si prepara a una fase di crescita senza precedenti nelle infrastrutture. Complice il recente boom degli asset alternativi e l’interesse del mercato a cavalcare megatrend come l’intelligenza artificiale o la transizione energetica, gli investimenti verso il settore nel nostro Paese dovrebbero infatti toccare i 49,92 miliardi di euro nel 2025 per poi mantenere un CAGR del 5,73% fino al 2033. È quanto emerso nel corso dell’evento organizzato da Swiss Life Asset Managers, secondo cui siamo alle porte di un’era che vedrà l’esplosione dell’asset class anche a livello europeo e globale. Un fenomeno che il gestore elvetico punta a cavalcare con una ricetta a base di tre ingredienti: focus sul value-add, attenzione alle small-mid cap e democratizzazione.
Gabriele Damiani, head of Core Infrastructure Investments di Swiss Life AM
A mettere in fila i numeri di quella che viene definita una tendenza secolare a tutti gli effetti è stato Gabriele Damiani, head of Core Infrastructure Investments della società. Dal suo punto di vista, il mercato globale degli investimenti infrastrutturali supererà la soglia dei 100mila miliardi di euro nei prossimi 25 anni. E non si tratterà solo di nuovi progetti avveniristici nei mercati emergenti, come i tanti che già oggi stanno vedendo la luce o sono in fase di ideazione, ma anche di lavori per espandere e modernizzare molte delle grandi opere giù esistenti nei mercati consolidati.
Perché piccolo fa rima con bello
“Le infrastrutture sono un asset resiliente e dal potenziale di ritorno facilmente prevedibile”, ha argomentato sempre Damiani a sostegno dei dati illustrati, “tutte caratteristiche che fanno gola agli operatori desiderosi di aumentare la quota di alternativi”. E se è vero che la crisi geopolitica del 2022 ha modificato il terreno di gioco, accelerando la crescita dei mega-fondi, questa stessa dinamica ha lasciato maggior spazio di manovra nel terreno meno battuto delle aziende di piccola o media taglia. “Sono pochi i grandi a player a volersi sporcare le mani con operazioni da qualche centinaio di milioni ma siamo convinti che proprio in questo segmento si celino le maggiori opportunità di generare valore nel lungo termine”, ha aggiunto. Poi ha concluso: “Oggi si possono acquistare realtà con rendimenti superiori di 200-300 punti base a quelli offerti due anni fa da società dello stesso taglio”.
Largo alle strategie value-add e core-core+
Gianfranco Saladino, head of Value-Add Infrastructure di Swiss Life Asset Managers
Gianfranco Saladino, head of Value-Add Infrastructure, ha quindi illustrato lo stile di investimento portato avanti dalla divisione sotto la sua guida e spiegato come mai proprio su di esso ricade il focus con cui Swiss Life AM interpreta il settore. “Si tratta di fondere le logiche del private equity con l’asset class infrastrutturale”, ha affermato, “mix che induce a puntare l’attenzione sui segmenti in cui la competizione è minore e le possibilità di crescita sono più elevate”. Un chiaro riferimento al cosiddetto lower mid-market e alle small cap, per i quali il manager ha studiato una ricetta precisa: “Investiamo in aziende con Ebitda tra i 15 e i 20 milioni, applichiamo strategie di buy and build o scale-up e ci poniamo l’obiettivo di trasformare le realtà senza massa critica in leader di settore”. Il tutto senza tralasciare naturalmente i megatrend, che però Saladino ritiene vadano considerati come fattori “intrecciati” per estrarre massimo valore dalle nicchie emergenti.
Antonio Iaquinta, head Sales per il Sud Europa di Swiss Life AM
Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia, l’head of Sales per il Sud Europa Antonio Iaquinta è stato chiaro: “Le infrastrutture rappresentano la spina dorsale dell’economia di domani e il nostro Paese rientra tra i perni della strategia europea con cui Swiss Life AM è intenzionato a supportarla”. È infatti è emerso come la Penisola stia vivendo trasformazioni profonde, dall’energia verde alla digitalizzazione fino alla mobilità sostenibile, che vedono crescere il coinvolgimento del capitale privato e l’interesse degli investitori istituzionali per asset regolamentati e piattaforme emergenti in settori come la fibra ottica o le rinnovabili. Una fase di transizione che fa dunque della Penisola un “mercato maturo ma ancora ricco di opportunità”, secondo Iaquinta, in cui strategie mirate di value creation e strumenti a lungo termine faranno al caso di chi cerca rendimenti stabili.
Obiettivo democratizzazione
Tristan Schirra, fund manager di Swiss Lige Asset Managers
Ma la convinzione di Swiss Life AM sulla bontà del tema va anche oltre. La casa di gestione elvetica è infatti convinta che le infrastrutture non siano più solo materia per grandi operatori professionali ma possano aprirsi anche al grande pubblico. Ed è per questo che ha sfruttato il nuovo framework normativo sugli Eltif 2.0 per lanciare un veicolo chiamato Privado con cui democratizzare attraverso il coinvolgimento della clientela private e wealth. “L’inserimento di un’esposizione del 10% in un portafoglio multiasset aumenta il rendimento e riduce la volatilità”, ha detto il gestore della casa Tristan Schirra, che ha spiegato come il fondo combini tutti i benefici dell’illiquidità con le caratteristiche di flessibilità proprie dei prodotti a più ampio spettro.
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