Per il Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, siamo di fronte a un nuovo equilibrio dei mercati: più selettività sull’azionario americano, crescente interesse per l’Europa e focus sui temi strategici. Intanto l’industria dei passivi continua la corsa grazie a innovazione di prodotto, piattaforme digitali e boom retail
Ross Finlayson, Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing
Dalla rotazione geografica verso l’Europa e gli emergenti al ritorno di interesse per i temi legati a difesa, infrastrutture energetiche e intelligenza artificiale. In un contesto dominato da volatilità geopolitica e nuove dinamiche inflazionistiche, gli investitori stanno progressivamente ricalibrando il proprio posizionamento. Lo sa bene Ross Finlayson, Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, che dal suo ruolo all’interno di uno dei leader di settore restituisce l’immagine di un mercato pronto a un equilibrio. FocusRisparmio lo ha raggiunto per approfondire questa view.
Partiamo dallo scenario macro. Come sta evolvendo alla luce delle recenti tensioni geopolitiche?
Ci troviamo in una fase storica caratterizzata dalla contrapposizione tra forze contrastanti. Stiamo infatti assistendo a un aumento del risparmio, dinamica che tende ad avere un impatto disinflazionistico sull’economia, ma allo stesso tempo crescono anche le aspettative di inflazione legate all’andamento delle materie prime energetiche coinvolte nella guerra in Iran. In generale, però, non vediamo gli investitori assumere un approccio realmente risk off: al contrario, come dimostrano i nuovi massimi raggiunti dall’S&P 500 e la forza del mercato americano, continua a esserci una certa propensione al rischio.
Come si è evoluto il sentiment degli investitori rispetto alle aspettative di inizio anno?
Resta costruttivo, anche se è molto più disciplinato rispetto all’inizio dell’anno. In precedenza infatti prevaleva un ottimismo quasi lineare, mentre ora gli investitori sono abituati a convivere con alta volatilità e maggiore instabilità geopolitica. Ecco perché la strategia prevalente è stata quella di diversificare al massimo le esposizioni geografiche e settoriali, anziché uscire totalmente dal mercato. Non stupisce dunque che ETF globali broad market come quelli legati agli indici MSCI World o ACWI abbiano continuato a riscuotere interesse, in quanto consentono di rimanere esposti all’equity riducendo però la concentrazione sul rischio specifico americano. Ma la riallocazione verso Europa ed emergenti è stata un’altra caratteristica distintiva di questa fase. Nel caso del Vecchio Continente, in particolare, gli investimenti sono stati sostenuti sia da valutazioni più interessanti sia dall’emergere di grandi temi strategici e industriali: dalla difesa, alla sicurezza energetica, dall’autonomia tecnologica alle infrastrutture. Una dinamica che spiega il forte interesse registrato negli ETF settoriali e tematici europei negli ultimi trimestri.
Qual è oggi il vostro punto di vista su Stati Uniti ed Europa?
Gli Stati Uniti continuano a essere sostenuti dalla forza del comparto tecnologico e dall’intelligenza artificiale, con il rally del tech che resta il principale motore espansivo del mercato azionario americano. E se è vero che negli ultimi mesi alcuni investitori hanno iniziato a interrogarsi sui livelli di valutazione, le ultime trimestrali non fanno che confermare il forte interesse verso settori correlati al settore degli algoritmi: semiconduttori e infrastrutture in primis. Quanto invece all’Europa, dove alla forte accelerazione del primo trimestre ha seguito una fase di maggiore selettività, siamo convinti che ci siano temi multi-ciclo molto interessanti in grado sostenere il mercato nel lungo periodo. Ciò non toglie, però, che le preferenze continuino a privilegiare l’altra sponda dell’Atlantico.
Quali saranno secondo voi i principali trend tematici nei prossimi anni?
L’intelligenza artificiale resterà un trend strutturale, ma bisogna fare attenzione a non considerarla come un blocco unico. Questa tecnologia coinvolge infatti segmenti molto diversi tra loro e, se all’inizio molti investitori pensavano che il software sarebbe stato il principale beneficiario, oggi vediamo enorme interesse soprattutto su semiconduttori o data center. Da qui nasce anche il forte interesse per l’energia: non può infatti esistere una rivoluzione dell’IA senza una trasformazione delle infrastrutture energetiche. Vediamo quindi un’attenzione crescete del mercato verso reti elettriche, sicurezza energetica, infrastrutture e anche clean energy. Poi c’è il tema della difesa europea, che continua a registrare forti flussi. Anche il settore bancario del Vecchio Continente sta tornando interessante dopo molti anni caratterizzati da tassi bassi e crescita limitata, con il consolidamento che si aggiunge alle variabili utili a sostenere ulteriormente il comparto sul lungo periodo.
Anche in questo caso parliamo di un fenomeno molto importante, soprattutto se collegato all’evoluzione dell’intelligenza artificiale e ai cambiamenti demografici globali. Il settore healthcare rientra infatti tra i grandi beneficiari delle nuove tecnologie, sia sul fronte della ricerca sia dal punto di vista operativo. Pensiamo ad esempio alla capacità dell’IA di accelerare i processi di drug discovery, migliorare la diagnostica, ottimizzare la gestione ospedaliera o aumentare l’efficienza delle strutture sanitarie: sono tutte applicazioni che potrebbero avere un impatto enorme nel medio-lungo periodo, soprattutto in economie caratterizzate da popolazioni sempre più anziane e da una crescente pressione sui sistemi sanitari. In termini di investimenti tematici non abbiamo però visto finora lo stesso entusiasmo che oggi caratterizza segmenti come la difesa, l’energia o l’autonomia strategica. Probabilmente perché si tratta di trend che richiedono tempi più lunghi per tradursi in risultati economici immediatamente visibili.
I mercati emergenti sono a un bivio: avrebbero il potenziale per sovraperformare USA ed Europa ma diverse analisi li considerano sovra-esposti alla crisi energetica mediorientale. Qual è la sua view?
Gli emergenti stanno vivendo una fase molto favorevole e probabilmente una delle combinazioni macro più interessanti degli ultimi anni. Abbiamo infatti un dollaro potenzialmente più debole, aspettative di tassi più bassi e valutazioni ancora molto interessanti rispetto ai mercati sviluppati. Senza contare che molti investitori globali sono rimasti sottopesati su queste geografie negli ultimi anni, circostanza che lascia ora spazio per una riallocazione significativa dei flussi proprio in favore dell’asset class. Un altro elemento molto importante riguarda i fattori demografici: se guardiamo a Paesi come India o Brasile, vediamo economie sostenute da popolazioni giovani in crescita. Naturalmente non si tratta di un universo omogeneo e la selettività resta fondamentale, ma nel complesso continuiamo a vedere un forte potenziale strutturale.
Crediamo che la crescita dell’industria sia destinata a proseguire e probabilmente anche ad accelerare. Gli ETF stanno diventando sempre più una vera e propria tecnologia finanziaria capace di trasformare il modo in cui gli investitori costruiscono i portafogli. Il primo elemento che sostiene questa dinamica è rappresentato dai punti di forza strutturali del wrapper ETF, tra cui competitività dei costi, trasparenza ed efficienza operativa. Il secondo è l’enorme evoluzione dell’offerta, con un mercato in cui praticamente ogni asset class può essere investita tramite ETF: reddito fisso, strategie attive, prodotti income, private markets e così via. A questo si aggiunge la diffusione di piattaforme digitali e broker online, che stanno cambiando profondamente il comportamento del pubblico retail europeo. Stiamo inoltre assistendo a un cambiamento generazionale che dovrebbe fornire ulteriore spinta, con i giovani molto più abituati a utilizzare piani di accumulo e strumenti quotati efficienti.
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