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Osservatorio Anima: capacità di risparmio in lieve aumento, preferiti i prodotti finanziari. Per la previdenza complementare si conferma il divario tra consapevolezza e azione. Torna a crescere l’attenzione ai fattori ESG
Negli ultimi sei mesi gli italiani sono tornati a risparmiare e a investire, mostrando un particolare preferenza per i prodotti finanziari, ma ora la guerra in Medio Oriente li ha bloccati. Se infatti prima dell’attacco USA all’Iran il sentiment prevalente era di fiducia, a marzo l’elevata incertezza ha fatto emergere un forte calo della propensione a mettere a frutto i propri risparmi. Esattamente come avvenne nel 2022, dopo l’aggressione russa all’Ucraina. Il dato emerge dall’edizione primaverile dell’Osservatorio Anima, che due volte l’anno sonda oltre 1.000 connazionali titolari di un conto corrente e per metà investitori.
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Sentiment in salita, ma le attese personali si polarizzano
Secondo l’indagine, condotta con Eumetra e Research Dogma, il sentiment economico sull’Italia mostra segnali di miglioramento rispetto all’autunno soprattutto nelle aspettative a un anno. Il 17% dei bancarizzati e il 23% degli investitori sono infatti convinti che la situazione migliorerà nei prossimi 12 mesi, in aumento rispetto allo scorso ottobre. Tuttavia, guardando alla dimensione personale, il quadro appare più articolato: emergono infatti segnali di polarizzazione tra chi è positivo (27% del primo gruppo e 33% degli secondo) e chi prevede invece un peggioramento della propria situazione (29% e 25%). In entrambi i casi le percentuali sono più elevate rispetto al semestre precedente.
Sale la capacità di risparmio
In ascesa, seppure modesta, la capacità di risparmio delle famiglie. Una quota crescente di persone, il 54% dei bancarizzati e il 69% degli investitori (erano 53% e 67%), riesce infatti ad accantonare con regolarità una parte del proprio reddito. Resta elevata anche la propensione a pianificare il futuro: gli italiani continuano a dichiarare progetti personali e familiari e adottano strategie prevalentemente prudenti per realizzarli. Tra queste prevale il contenimento delle spese superflue (54%), il risparmio o l’investimento (50%) e una gestione attenta delle risorse per allinearle agli obiettivi (27%).
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I prodotti finanziari battono il mattone. Ma la guerra pesa
I prodotti finanziari si confermano e si rafforzano come prima scelta di investimento. Risultano infatti preferiti dal 56% dei bancarizzati (erano il 51%) e dal 75% degli investitori (contro il precedente 68%). D’altro canto, l’interesse per gli immobili cala al 25% in entrambi i gruppi (da 30% e 28%). Tuttavia, secondo una rilevazione aggiuntiva condotta nella prima metà di marzo, dopo l’esplosione della guerra in Medio Oriente il clima di fiducia è cambiato. Emerge infatti un forte calo della propensione a investire, con il 42% convinto che non sia il momento adatto. Esattamente come accadde nel 2020 durante la fase più acuta della pandemia e nel 2022 all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina: allora si registrarono movimenti analoghi, chiarisce l’indagine, poi rientrati nei mesi successivi.
Pensione integrativa: la consapevolezza c’è, l’azione meno
Quanto alla previdenza complementare, il quadro resta quello dell’inazione. Tre su quattro (75%) percepiscono il tema pensionistico come importante e riconoscono la necessità di pianificare il proprio futuro, ma il divario tra consapevolezza e comportamento continua ad essere significativo. L’80% degli intervistati dichiara di aver riflettuto sull’argomento, con il 34% che è addirittura convinto di dover iniziare a investire in questo senso il prima possibile, ma solo il 19% ha già intrapreso azioni concrete. In fatto di scelte, poi, domina sempre la prudenza. La propensione maggiore è infatti per le soluzioni garantite o a basso rischio, a conferma di un approccio ancora conservativo nella pianificazione. Solo una minoranza sceglie o sceglierebbe i mercati, persino tra i più giovani (18-34 anni) dove la quota si ferma al 24%.
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Torna a crescere l’attenzione ai fattori ESG
Infine, l’approccio etico si conferma un fattore rilevante nelle scelte di consumo: circa otto italiani su dieci ritengono importante adottare comportamenti a basso impatto ambientale e sociale. E, nel bilanciamento tra rendimento e sostenibilità, emerge un orientamento sempre più equilibrato: tra i bancarizzati prevalgono le posizioni intermedie mentre torna a crescere l’attenzione degli investitori ai fattori ESG, segnalando una maggiore integrazione del tema nelle decisioni finanziarie.
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