4 min
Il report UBS evidenzia come il più grande passaggio generazionale della storia stia cambiando approccio agli investimenti da parte dei grandi patrimoni. Maggiore attenzione a diversificazione, purpose e governance il cardine del nuovo modello. Ma gli eredi guardano sempre più anche a mercati privati e consulenza evoluta
Il più grande trasferimento di ricchezza della storia è già in atto e sta ridefinendo profondamente le logiche di investimento globale. Lo certifica il Global Next Generation Report di UBS, secondo cui i prossimi due o tre decenni vedranno circa 83mila miliari di dollari passere di mano tra generazioni in quello che viene definito come un fenomeno destinato a trasformare non solo la distribuzione del capitale, ma anche il modo in cui viene gestito e allocato. Una passaggio dal quale il wealth management è destinato a uscire rivoluzionato, con l’attenzione che si sposterà sempre più dalla mera conservazione del patrimonio alla costruzione di strategie coerenti sia con i valori si con gli obiettivi di lungo periodo e l’impatto. Ma se l’ascesa delle nuove generazioni rappresenta certamente un’opportunità per il settore, all’orizzonte non mancano neppure i rischi.
📰 Leggi anche “Great wealth transfer, eredi italiani pronti a investire“
Dal patrimonio alla strategia: così cambia il ruolo degli eredi
L’analisi della banca svizzera si basa su un duplice approccio quantitativo e qualitativo, che include 175 risposte complessive tra survey e interviste (112 nella prima rilevazione e 63 nella seconda) oltre a dieci colloqui approfonditi con membri della nuova generazione di imprenditori e wealth owner. Ne emerge un cambio di paradigma netto: i beneficiari della ricchezza non si limitano più a riceverla, ma intendono orientarne l’utilizzo. Il passaggio di testimone diventa così un momento di ridefinizione strategica, in cui alle tradizionali leve finanziarie si sommano fattori soft come comunicazione e fiducia o anche governance. I giovani, evidenzia UBS, agiscono in un contesto caratterizzato da mobilità globale ma anche innovazione tecnologica e crescente attenzione all’impatto sociale. Non è allora un caso se a emergere come priorità sono sostenibilità, responsabilità e allineamento tra investimenti e valori personali.
Asset allocation: centralità dei fondi e dei private markets
Sul fronte degli investimenti, il report fotografa una struttura di portafoglio già orientata alla diversificazione. Tra gli asset più diffusi figurano i fondi passivi (ETF inclusi), detenuti dal 79% degli intervistati e che testimoniano il consolidamento di un approccio non solo più strutturato e disciplinato agli investimenti ma anche coerente con l’obiettivo di costruire portafogli efficienti nel lungo periodo. Seguono poi azioni e obbligazioni singole (51%) insieme al real estate (46%). Rilevante anche la presenza dei mercati privati, con una penetrazione del 22% a riprova di un interesse crescente verso asset meno liquidi ma potenzialmente più decorrelati. Più contenuta invece l’esposizione alle criptovalute (11%), dato che UBS ritiene si indice di “curiosità più che di convinzione” in un contesto ancora percepito come volatile e poco compreso.
📰 Leggi anche “Wealth, gli investitori si fidano sempre di più dei consulenti“
Wealth transfer: tra complessità e opportunità
Non v’è dubbio che la portata del fenomeno renda il passaggio generazionale uno dei principali driver del cambiamento nel settore finanziario. Ma, secondo UBS, il successo di questo processo è tutt’altro che scontato: dipenderà infatti sempre più dalla capacità delle famiglie di preparare adeguatamente gli eredi, non solo sul piano tecnico ma anche decisionale e relazionale. Un passaggio che impone allo stesso wealth management di evolvere, passando dalla semplice funzione di advisory a un ecosistema integrato che unisce alla formazione la governance e l’accesso a network globali. “Il modo in cui si gestisce la ricchezza è sempre più legato a preferenze e obiettivi personali”, evidenzia il report, sottolineando come la scelta tra gestione diretta e consulenza professionale o modelli ibridi rappresenti oggi un elemento chiave nella costruzione delle strategie patrimoniali.
Educazione finanziaria e governance familiare: i nodi critici
Un elemento centrale che emerge dallo studio riguarda dunque il tema della preparazione degli eredi. La transizione generazionale non è infatti automatica e può diventare un fattore di rischio se non adeguatamente pianificata: la mancanza di comunicazione strutturata all’interno delle famiglie e di percorsi di educazione finanziaria rappresenta tra i principali ostacoli alla conservazione e crescita del patrimonio nel tempo. Da questo punto di vista, il report evidenzia come molte famiglie stiano progressivamente introducendo strumenti di governance più formalizzati con l’obiettivo di facilitare il passaggio di consegne e ridurre le frizioni decisionali: family constitution, advisory board e momenti di confronto strutturato. Un quadro nel quale il ruolo degli advisor si amplia, includendo anche competenze relazionali e di facilitazione oltre a quelle puramente finanziarie.
📰 Leggi anche “Eredi, nella scelta del consulente vince la fiducia“
Tecnologia e nuovi modelli di servizio nel wealth management
Parallelamente, la trasformazione è accelerata dall’innovazione tecnologica. Le nuove generazioni mostrano una maggiore propensione all’utilizzo di piattaforme digitali, strumenti di analisi avanzata e soluzioni ibride che combinano consulenza umana e automazione. Secondo UBS, questa evoluzione sta spingendo gli operatori del settore verso modelli di servizio più flessibili e personalizzati, in cui la componente digitale diventa centrale per migliorare accesso, trasparenza e capacità di monitoraggio degli investimenti. Un trend destinato a rafforzarsi nei prossimi anni, anche alla luce della crescente domanda di soluzioni su misura e della necessità di gestire patrimoni sempre più complessi in un contesto globale.
Verso un nuovo equilibrio tra rendimento e impatto
In prospettiva, il cambiamento generazionale si traduce in una ridefinizione anche delle priorità di investimento: accanto alla ricerca di rendimento, crescerà infatti l’attenzione per l’impatto sociale ed economico delle scelte finanziarie. Il risultato è un modello di allocazione nel quale asset tradizionali, mercati privati e strategie tematiche convivono all’interno di portafogli sempre più personalizzati. Un’evoluzione che, secondo UBS, “riflette il passaggio da una logica di preservazione del patrimonio a una di costruzione attiva del valore nel tempo”. In questo scenario, il wealth management è nuovamente chiamato a ripensare il proprio ruolo: non più semplice custode del capitale ma partner strategico in un percorso che unisce crescita, responsabilità e visione di lungo periodo.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.