Secondo molti analisti, quando i dati macro torneranno disponibili supporteranno un’ulteriore sforbiciata. Più incerte le mosse successive
La traiettoria della politica monetaria statunitense si è fatta più incerta. Come previsto, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di un quarto di punto e annunciato lo stop del programma di quantitative tightening ma il presidente Jerome Powell ha ridimensionato le aspettative per un ulteriore sforbiciata a dicembre. Ci sono “opinioni fortemente divergenti sul modo in cui procedere”, ha detto il numero uno dell’istituto centrale, ribadendo che ogni decisione resta vincolata ai dati. Così le attese dei mercati si sono fatte più cupe e sono calate le scommesse sul prossimo meeting. Secondo la maggior parte dei gestori, però, quando lo shutdown finirà i dati supporteranno una nuova riduzione del costo del denaro.
“Le osservazioni di Powell suggeriscono che la soglia per un ulteriore allentamento è stata innalzata”, commenta Valentin Bissat di Mirabaud, secondo cui la banca userà cautela e procederà con un intervallo target per il tasso sui federal funds compreso del 3%-3,25% entro la metà del 2026. “La decisione di porre fine al Qt e il voto frammentato riflettono una Fed che sta procedendo con calma all’allentamento ma è sempre più divisa”, fa notare ancora il chief economist & senior strategist della sgr, aggiungendo che gli indicatori sul mercato del lavoro e le dinamiche dell’inflazione saranno fondamentali per determinare l’esito di dicembre.
L’ultimo taglio dell’anno resta probabile
Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International
Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International, sottolinea invece l’atteggiamento complessivamente ‘dovish’ della banca centrale. “Nonostante Powell insista sul fatto che la mancanza di dati possa manifestarsi in un’azione cauta riguardo a un altro taglio”, afferma, “ci aspettiamo che l’effetto dello shutdown sulle pubblicazioni sia più accomodante”. L’esperto fa infatti notare come il flusso informativo ridotto stia mascherano gli effetti dei precedenti licenziamenti del Doge e inizierà pesare sulla crescita man mano che la sua durata si estenderà. “Alla luce di queste dinamiche ci aspettiamo un ulteriore taglio entro la fine dell’anno”, chiarisce, “interrompendo il QT prima di quanto la maggior parte degli analisti si aspettasse”.
Ray Sharma-Ong, responsabile multi-asset investment solutions di Aberdeen Investments
Sulla stessa lunghezza d’onda Ray Sharma-Ong, deputy global head of multi-asset solutions di Aberdeen Investments, secondo cui i dati ancora non ci sono ma supporteranno l’ultima sforbiciata dell’anno quando arriveranno. “Lo shutdown e gli annunci delle società hanno accentuato le preoccupazioni sui licenziamenti e sulle difficoltà nelle assunzioni”, analizza. Aggiungendo come il mercato del lavoro appaia in fase di transizione e siano quindi probabili rilevazioni sull’occupazione debolinell’immediato futuro. Intanto, l’esperto si dice convinto di un punto: con le informazioni limitate e nessun impegno per un taglio a dicembre, i tassi a breve dovrebbero rimanere elevati e supportare il dollaro. “Questo contesto è negativo per le aziende a piccola e media capitalizzazione”, mette in guardia, “poichè tendono ad avere una maggiore esposizione a debito a tasso variabile”.
Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management
Anche per Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, l’indebolimento del mercato del lavoro dovrebbe giustificare ulteriori riduzioni del costo del denaro mentre le prossime pubblicazioni offriranno indicazioni sull’andamento dell’economia nonostante lo shutdown. “Si conferma la previsione di un taglio dei tassi a dicembre e di un ulteriore intervento nel 2026”, assicura, citando il raffreddamento dell’occupazione e lo scarso impatto dei dazi sull’inflazione. A suo avviso, il percorso di politica monetaria delineato dal Fomc rafforza l’attrattiva dei bond di qualità come fonte di reddito e di stabilità per i portafogli. “Gli investitori dovrebbero considerare l’esposizione a obbligazioni governative selezionate e corporate investment grade con durata media”, osserva. Ma l’orientamento della Fed dovrebbe continuare a offrire un contesto favorevole anche ai mercati azionari, dal suo punto di vista, mentre l’oro è visto mantenersi livelli solidi e con un obiettivo di prezzo a fine anno di 4.200 dollari l’oncia.
Tiffany Wilding, north american economist di Pimco
Secondo Tiffany Wilding, economista di Pimco, sol un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro potrebbe evitare che il ritmo dell’allentamento si riduca nel 2026. “E potremmo persino assistere a un’altra pausa prolungata”, avverte. L’esperta sottolinea infatti come i banchieri centrali siano divisi sulle prospettive per il tasso neutrale a lungo termine, riflettendo l’incertezza sul quadro macro. “Quando riprenderà la pubblicazione dei dati ufficiali dopo la riapertura del governo”, afferma, “nuove prove di un’attività moderata del mercato occupazionale insieme ai progressi sull’inflazione e una a crescita più lenta dovrebbero sostenere la tesi che la politica monetaria è ancora restrittiva e che sono necessari altri tagli per tornare alla neutralità”. Ma l’analista precisa anche che il continuo trasferimento dei dazi e gli stimoli fiscali previsti nella prima metà del 2026 renderanno probabilmente più difficile per la Fed individuare il livello di neutralità “e sosterranno la necessità di tornare a un approccio meeting per meeting”.
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