Il costo del denaro cala sotto il 4% per la prima volta dal 2022. Stop al QT. Tra l’inflazione ancora elevata e i timori sul mercato del lavoro, il presidente non si sbilancia sulle mosse future. Wall Street chiude debole
Come ampiamente previsto dai mercati, la Federal Reserve ha ridotto i tassi d’interesse di un quarto di punto. Per la prima volta dalla fine del 2022, quindi, il costo del denaro scende al di sotto del 4%, precisamente nell’intervallo tra il 3,75 e il 4%. Si tratta del secondo taglio consecutivo, nonostante un’inflazione ancora ben al di sopra del target, spinto soprattutto dai timori relativi al mercato del lavoro. Il Fomc ha poi deciso di fermare, a partire dal primo dicembre, il programma di quantitative tightening che ha ridotto di circa 2.300 miliardi di dollari il portafoglio di titoli dell’istituto centrale. Anche questa decisione era attesa, ma una sorpresa c’è stata comunque: il presidente Jerome Powell ha infatti gelato gli investitori, spiegando che un’altra sforbiciata a dicembre “non è affatto scontata”. Immediata la reazione a Wall Street, che ha chiuso debole con il Dow Jones in calo dello 0,15% e l’S&P 500 invariato.
Ancora una volta, la decisione sui tassi non è stata presa all’unanimità, ma con dieci voti a favore e due contrari. Stephen Miran, consigliere economico di Donald Trump e nel board della Fed da appena un mese, ha infatti espresso di nuovo la sua preferenza per una riduzione di mezzo punto, mentre Jeffrey Schmid, il presidente della Fed di Kansas City, avrebbe preferito lasciare i tassi invariati vista l’inflazione persistente.
Una decisione al buio
“L’incertezza sulle prospettive economiche resta elevata” e i rischi al ribasso sul mercato del lavoro sono “aumentati negli ultimi mesi”, ha spiegato il Fomc al termine della due giorni di meeting. “Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica si è espansa a un ritmo moderato, l’aumento dell’occupazione ha subito un rallentamento quest’anno e il tasso di disoccupazione è leggermente salito, pur rimanendo basso fino ad agosto”, si legge poi nel comunicato, che complessivamente non si discosta molto da quello di settembre. Lo shutdownha infatti ha bloccato da un mese la diffusione dei dati macroeconomici e la Fed ha dovuto procedere alla cieca. Quanto all’inflazione, il board si è limitato a sottolineare che “è aumentata rispetto all’inizio dell’anno” e che “rimane piuttosto elevata”. In conferenza stampa Powell ha poi aggiunto che “i dati disponibili prima dello shutdown” mostrano una crescita economica “leggermente più solida del previsto, riflettendo principalmente una maggiore spesa al consumo”. Quanto al blocco delle attività del governo federale, ha spiegato che questo “peserà sull’attività economica finché persisterà”, ma che poi, una volta terminato, i suoi effetti dovrebbero dissolversi. Proprio mercoledì il Congressional Budget Office ha fatto sapere che finora lo stallo politico ha comportato una perdita di almeno 7 miliardi di dollari di prodotto interno lordo.
Sul futuro, il capo della banca centrale ha ribadito l’assoluta dipendenza dai dati. Chiarendo che un ulteriore allentamento nella riunione del 9 e 10 dicembre “è tutt’altro che scontato”. “Al taglio dei tassi deciso oggi è stata applicata una logica di gestione del rischio. Andando avanti sarà diverso”, ha detto. Evidenziando come abbia un peso in questo senso anche la divisione all’interno del Fomc. In precedenza, ha aggiunto, i rischi tra i due obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi “apparivano chiaramente sbilanciati sull’alta inflazione”. “Ora le cose sono cambiate, in particolare dopo le revisioni al ribasso dei dati sul lavoro: questo ha suggerito come ci siano rischi più alti anche sull’occupazione”, ha rimarcato.
Per i gestori un taglio a dicembre resta probabile
Alexandra Wilson-Elizondo, global co-cio of Multi-Asset Solutions di Goldman Sachs Asset Management
“Powell ha sottolineato la dipendenza dai dati in 12 discorsi distinti nel 2025”, fa notare Alexandra Wilson-Elizondo, global co-cio of Multi-Asset Solutions di Goldman Sachs Asset Management. Questo, a suo parere, fa sì che con il campionamento fermo a causa dello shutdown e avendo a disposizione informazioni parziali, in ritardo e potenzialmente distorte, la Fed non abbia potuto far altro che mettere il pilota automatico e seguire il percorso indicato dal dot plot. “Un singolo dato sull’inflazione più debole, aspettative ancorate e una domanda di lavoro in raffreddamento secondo riscontri aneddotici supportano un orientamento prudente verso l’allentamento”, osserva. Per l’esperta, quindi, se le condizioni restano invariate, un ulteriore taglio di 25 punti base a dicembre “sembra probabile”. “La fine del quantitative tightening dà un’altra forma soprattutto alle riserve e ai meccanismi del mercato monetario, e non dice molto sul futuro andamento del tasso di riferimento: l’intervallo target dei Fed fund rimane lo strumento principale per modulare le condizioni finanziarie”, conclude.
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